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Un cortocircuito a Cannes tra #metoo e Von Trier

Contraddittorio firmare un documento contro le discriminazioni di genere e riaccogliere il regista danese dopo esternazioni naziste e accuse di molestie

CANNES (Francia). Giornate di cortocircuiti, apparenti contraddizioni, buoni propositi e un po' di ipocrisia.

Il Direttore del Festival di Cannes firma un documento con la presidente della Giuria (Cate Blanchett) e i direttori di sezione (Quinzaine des realisateurs, Semaine de la critique); un documento contro la discriminazione delle donne nel cinema, fortemente voluto dopo la scandalo Weinstein e sulla scia del movimento #metoo.

Un impegno sottoscritto per evitare i pregiudizi di genere nella selezione dei film, e per aumentare la trasparenza nelle scelte finali, affinché le registe non vengano penalizzate.

Documento sacrosanto, se si guarda alla percentuale di registe premiate a Cannes, solo il 5%, e una sola Palma d'oro, Jane Campion nel 1993. Più bassa che a Venezia e a Berlino, peraltro.

Eppure una domanda sorge spontanea: vuol dire che, magari inconsciamente, sinora, hanno fatto discriminazioni?Piuttosto inquietante.

Contemporaneamente o quasi Lars Von Trier presentava, in ora tarda e fuori concorso, il suo nuovo film, "The house that Jack built". Un film su un serial killer, puntellato da scene di violenza che hanno suggerito un pubblico più notturno.

Un ritorno a Cannes, quello del creatore di "Dogma", dopo la nota conferenza stampa di Cannes di alcuni anni fa, in cui Von Trier inneggiò a Hitler e si proclamò nazista.

Allora - ha dichiarato ieri Lars Von Trier - "esagerai". In che senso "esagerò"? Si dichiarò "troppo" nazista, oltrepassando la misura consentita di nazionalsocialismo? (Come se ci fosse una misura di nazionalsocialismo consentita).

Oppure era soltanto una provocazione. Ma è legittima una provocazione che utilizzi il nazismo? E ha un senso?

Insomma mentre si scivola in una excusatio non petita, in una ammissione di colpa per una colpa di cui nessuno aveva sin qui accusato il Festival, viene riabilitato un regista di chiara fama, dopo sette anni, che si era pronunciato a favore del nazismo.

Non che i film di Lars Von Trier dovessero essere messi al bando (l'opera trascende sempre o quasi il suo fattore). Ma non si capisce perché sette anni siano un purgatorio sufficiente per espiare una adesione al nazismo: se era una adesione vera, non sarebbe bastevole una vita. Se era una provocazione, allora va annoverata tra le stupidità di un regista (e avrei avuto qualche remora sul farlo parlare ancora).

Dunque, direi, una vicenda risolta per opportunismo dal Festival di Cannes.

Poco opportuna, invece, la contemporanea della firma del documento a favore delle donne e la riabilitazione del (fu) neonazista. E lo dico da donna.

Ah, dimenticavo. Il (fu) neonazista Von Trier era stato accusato di molestie dalla cantante Bjork (protagonista di un suo noto film), proprio di recente, nel pieno della ondata #metoo. Contraddizioni della Croisette.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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