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Un anno per Giulio Romano. Molte idee, ora servono fondi
 

Baia Curioni: al Te un progetto in discontinuità col passato, ma più sostenibile. Chiesti i “Due amanti” all’Ermitage. Si punta sul marketing. Ducale già pronto

MANTOVA. Una mostra all’anno, per cinque anni, dedicata a Giulio Romano, a partire da quella, doppia, del settembre 2019. Un anno, il prossimo, che dovrebbe vedere partire un’operazione di marketing strutturata per associare indissolubilmente il nome del creatore di palazzo Te a quello di Mantova. Un’operazione per la quale, tuttavia, serve un supporto anche economico. Sono solo alcuni degli elementi emersi nel corso di una serata organizzata dal Rotary club Mantova al ristorante Aquila Nigra, per fare il punto della situazione sul 2019 giuliesco. Un’iniziativa lanciata dalla presidente del club, Cristina Bonaglia, su suggerimento del socio Cino Nicolini.

Presenti tutti i protagonisti chiamati a interpretare un ruolo nell’ambito della macchina organizzativa: il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, il direttore della Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni e il direttore di palazzo Ducale Peter Assmann. Spettatori interessati, oltre ai soci rotariani, i responsabili delle fondazioni bancarie operanti su Mantova: Carlo Zanetti per la Fondazione Comunità mantovana, Arrigo Gianolio e Graziano Mangoni per la Fondazione Bam, Sergio Genovesi per la Fondazione Cariverona.

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Palazzo Te. Da anni è allo studio una nuova mostra dedicata a Giulio Romano, dopo quella del 1989 che segnò la nascita del Centro internazionale di arte e di cultura di palazzo Te. L’idea di partenza, nel 2008, era quella di un grande evento che puntasse a ripetere i successi di esposizioni memorabili per Mantova, come quella sul Mantegna (1961), quella del 1989 e la Celeste Galeria (2002). Il progetto legato allo storico dell’arte a Giovanni Agosti si sarebbe dovuto concretizzare nel 2012, ma già nel 2010, appena insediato al vertice del comitato tecnico scientifico del Centro Te, Alain Elkann spostò la data in avanti di un anno «per avere il tempo per chiedere prestiti internazionali e proporre - dichiarò - una mostra di altissimo livello».

Da allora il quadro di riferimento è quasi completamente cambiato e Baia Curioni dichiara espressamente che «il nostro progetto è discontinuo rispetto al precedente». Da buon bocconiano, spiega il direttore della Fondazione Te, bisogna guardare alla sostenibilità di ogni iniziativa. E la grande mostra, così com’era stata immaginata, precisa il sindaco Palazzi, «sarebbe costata tra gli 8 e i 9 milioni di euro». Che non sono disponibili. Baia Curioni, peraltro, ritiene tramontata l’epoca delle grandi mostre: «I tempi sono cambiati - spiega -, in Italia ora abbiamo 900 centri espositivi che organizzano in contemporanea mostre. La concorrenza è agguerritissima, per di più nel 2019 partirà il triennio dedicato a Raffaello, poi arriverà Leonardo e, nel 2021, Dante». Da qui la scelta di investire i fondi a disposizione non solo su un singolo evento, bensì su qualcosa che possa rimanere nel futuro della città. «Va ripetuto lo schema che funzionò nel 2016 per Mantova Capitale - afferma il sindaco - ma con più tempo a disposizione».



I progetti. «Palazzo Te dev’essere un volano permanente per Mantova». Questo il punto di arrivo per Baia Curioni. Come arrivarci? «La Fondazione Te deve poter avviare una collezione giuliesca permanente - spiega il direttore - quindi bisogna acquistare un disegno di Giulio Romano per poterla inaugurare. Poi avvieremo un Centro studi sull’arte del ’500 coinvolgendo il Louvre, il Getty, l’Ermitage...».

Per il 2019, verranno messe in atto due operazioni principali. Per Baia Curioni «la prima sarà quella di immaginare un palazzo che torni macchina scenica e teatrale, riallestendo la sala dei Giganti per rivivere gli echi del passato, restituendo al visitatore le esperienze di un tempo. Un intervento, quest’ultimo, già previsto da Agosti». Entro l’anno, inoltre, verrà riordinato il percorso monumentale, con i nuovi interventi che hanno coinvolto le Fruttiere, il bar e il bookshop.

Per la prima mostra del ciclo giuliesco, che andrà di pari passo con quella organizzata a palazzo Ducale - e a questo proposito si ritiene fondamentale arrivare al biglietto unico, anche se l’operazione potrebbe risultare complessa - la Fondazione Te sta lavorando per ottenere in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo il grande quadro raffigurante Due amanti. «Siamo vicini ad averlo - sottolinea Baia Curioni -, non è praticamente mai uscito dalla Russia, se non per la mostra del 1989 al Te. In alternativa, punteremmo sull’oggettistica legata a Giulio Romano. E sarebbe solo l’inizio, perché il Centro studi proporrà una mostra all’anno per cinque anni».

La città di Giulio. «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti, dobbiamo far passare il messaggio che Mantova è la città di Giulio Romano. Anche per questo ci sarà un anno intero fatto di esposizioni, eventi, studi... Sarà anche un modo per destagionalizzare la nostra offerta turistica». Mattia Palazzi riassume in questa frase le sue idee, appellandosi al lavoro di squadra. Che già si è avviato, visto che la cabina di regia del 2019 riunisce anche palazzo Ducale, la Diocesi, il Polirone, il Comitato per le Pescherie e il Politecnico. «Non va scordato, però, che la prima mostra è lo stesso palazzo Te - ricorda il sindaco -. Dobbiamo ragionare meglio su come va raccontato, rappresentato, pubblicizzato». Ecco, il marketing è ritenuto fondamentale. Una prima operazione, rivolta all’area tedesca, partirà in autunno, grazie anche alla mostra su Tiziano e Richter al Te. Poi si pensa a un accordo con piattaforme del tipo SkyArte o Bbc per una produzione che possa portare nel mondo il binomio Mantova-Giulio Romano. «Di contributi c’è bisogno - fa presente il sindaco - ed entro giugno va definito il programma. Se riuscissimo a legare in modo definitivo Giulio Romano alla nostra città, avremmo fatto molto di più rispetto ad operazioni come la Celeste Galeria. Ci sono eventi unici che restano tali ed altri che risultano unici in modo diverso, permanente».

Palazzo Ducale. La mostra che si terrà a palazzo Ducale ha già molte certezze. Il direttore Peter Assmann ha proiettato diapositive con alcuni dei 75 disegni di Giulio Romano che verranno prestati dal Louvre («non ne sono mai usciti così tanti in una sola volta» sottolinea il manager austriaco). Il sì definitivo è arrivato dopo il successo della mostra su Dürer e dopo numerosi viaggi a Parigi. Il percorso interno della mostra, che partirà dal Castello, è già pronto. Toccherà anche la Galleria della Mostra, il cui restauro, assicura Assmann, sarà terminato per tempo. Ci saranno anche dipinti ispirati ai disegni giulieschi («più che disegni, sono vere e proprie opere d’arte» rileva il direttore del Ducale). Anche Assmann lancia l’appello per avere fondi: «Serve l’appoggio di tutta Mantova per partire al meglio, soprattutto con un marketing adeguato».

La casa. Tutto di Giulio si potrà vedere nel 2019, tranne la sua casa, che è proprietà privata. Il Politecnico di Milano, tuttavia, dovrebbe venire coinvolto per effettuare dei rilievi e dare almeno un’idea di quanto l’artista ha realizzato in via Poma.
 

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