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il libro di ghirardi in accademia 

Storie grandi e piccole di uno spicchio d’aglio in salsa mantovana

“Non è un libro di cucina perché oltre due uova al tegamino non vado. Non è di botanica perché non conosco le piante, se non la quercia, la vite, il salice e il pioppo” dice il dottor Raffaele...

“Non è un libro di cucina perché oltre due uova al tegamino non vado. Non è di botanica perché non conosco le piante, se non la quercia, la vite, il salice e il pioppo” dice il dottor Raffaele Ghirardi. Seppure scritto da un medico, non è nemmeno un libro di medicina. Ma allora “Sentore d’aglio in salsa mantovana” che cos’è? “Tutte queste cose e altre insieme” dice l’autore. Certo nel testo si parla di medicina sia antica che popolare, di sapienza parimenti dotta e di popolo, di storia della terra mantovana, storia grande e piccola sul medesimo livello, senza gerarchie. Si parla dell’uccisione del porco e dei banchetti gonzagheschi, con l’aglio assunto a filo conduttore di una narrazione. E c’è inoltre la dimensione magica che solo un bambino può scrutare. Il dottor Ghirardi – nato a Sermide, vive a Quingentole – era un bambino di dieci anni e anche meno quando “c’erano ancora le tracce di un mondo agricolo, dove i contadini erano visti come eroi perché chi uccide il maiale agli occhi di un bambino è un eroe omerico” dice, ribadendo che il “masalèr” (o “masalìn”) con la sua lama affilatissima era considerato come un Ettore o un Achille. L’animale veniva squartato tra urla disumane da “Silenzio degli innocenti”, con terrore si vedevano uscire gli organi interni dal corpo della bestia, visceri quasi umani. Infine, per magia, tutto si tramutava in salumi. Nei giochi di allora, all’aria aperta, rivivevano le letture scolastiche dell’Iliade – l’eroe superlativo era Achille, il più forte, il vincitore nel duello – che potevano trasformarsi in cowboy contro gli indiani. “L’aglio è un pretesto per raccontare” dice ancora Ghirardi. L’umile spicchio ci trasporta nell’epica, nell’infinita poesia di Omero, Virgilio, Folengo, nella mitologia. Ci fa viaggiare dal “De somnio” del primo capitolo al “De re porcina” dell’ultimo. Dal sogno poetico con l’aglio virgiliano della seconda egloga delle Bucoliche (spicchi d’aglio pestati con il timo) si giunge in conclusione – preceduto dal capitolo sulle proprietà mediche dell’aglio – al rito della maialatura, dalla cultura alta a quella popolare, di pari dignità. “Sentore d’aglio in salsa mantovana” (edito a Padova da Cleup, 116 pagine illustrate, 16 euro) sarà presentato venerdì alle 17 nella sala Ovale dell’Accademia nazionale virgiliana. Insieme con Raffaele Ghirardi interverranno gli accademici virgiliani Ledo Stefanini e Andrea Canova.

Gilberto Scuderi

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