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A FIRENZE

Trionfo al Maggio fiorentino. Tutti in piedi per Guarnieri

Solo applausi per “Infinita tenebra di luce” del compositore di Sustinente. «Ormai punto alla poesia perché in questo tempo l’anima si sta seccando»

MANTOVA. Un trionfo per Adriano Guarnieri al Teatro Goldoni di Firenze: la sua nuova opera “Infinita tenebra di luce”, commissionata dal Maggio Fiorentino, è stata applauditissima. «Ormai punto alla poesia - ci ha detto il maestro nato a Sustinente - in questo tempo l’anima si sta seccando, resta solo la poesia”.

Il compositore ha lavorato un anno e ha escluso la musica elettronica: solo strumenti acustici e voci che si fondono e creano un senso di intimità, di introspezione. Bella anche la scenografia del regista Giancarlo Cauteruccio, presente in scena come voce narrante, mentre ai lati seduti ci sono i cantanti: due soprani, Livia Rado e Clara Polito, un tenore, Gregory Bonfatti e un baritono, Salvatore Grigoli. Inoltre all’ingresso un ballerino nero in versione Angelo. L’orchestra, ContempoArtEnsemble, diretta da Pietro Borgonovo, comprende violini, viola, violoncello, contrabbasso, pianoforte, percussioni, flauto, oboe e clarinetto.

Guarnieri ha scritto anche il libretto, scegliendo frammenti che poi ha liberamente ricomposto dalle “Poesie alla notte” di Rainer Maria Rilke. «Noi musicisti lo facciamo spesso» ci spiega Guarnieri, che isolando “Infinita tenebra di luce” esprime la condizione umana, nei suoi abissi, ma anche nel suo desiderio insopprimibile di luce, amore, salvezza. Forte anche la presenza dell’Angelo, protettore e mediatore.

«Oh, come ci siamo accarezzati, palpebre e spalle, con quali gemiti… la notte si acquattava nelle stanze trafitta dal nostro dolore» canta il soprano, Primo Volto, come Guarnieri chiama i personaggi. E il secondo, il tenore, le fa eco: «Come una dolce valle, è per me il tuo essere… dalla prua del cielo ora si flette…E tenni il tuo viso tra le mie mani, lo rischiarava la luna… sotto diritto pianto» . Voci e strumenti parlano la stessa lingua, quasi si confondono. Lo spartito sembra un ricamo, dove tutto è calcolato alla perfezione.

Tra i molti a complimentarsi con il compositore, gli amici di Sustinente, e il sovrintendente del Maggio Fiorentino, Cristiano Chiarot. «Mantova c’è nella musica oggi - ci dice-: Guarnieri, Ortombina di Goito che mi è succeduto come sovrintendente alla Fenice e anch’io, visto che mia madre era una Bernardi di Castel d’Ario».

«Quando passo in piazza Sordello, guardo in alto e ‘vedo’ Monteverdi, pensando che proprio lì, in Palazzo Ducale, ha scritto l’Orfeo - commenta Guarnieri - Sono uno di voi, un mantovano».

Maria Antonietta Filippini


 

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