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Una Via Crucis di Lanfranco in alta Val Trebbia

Nella parrocchiale di un paese del Piacentino spuntano i 14 tondi del pittore quingentolese

QUINGENTOLE. La sorpresa per il ritrovamento di un’opera di cui l’oblio del tempo aveva fatto dimenticare l’autore e lo stupore di fronte ad un’intensa espressione artistica del dolore umano e divino ad un tempo.

Queste le emozioni che ha comunicato la Via Crucis, di cui recentemente è stata riconosciuta la paternità al pittore Lanfranco di Quingentole. L’opera è posta nella chiesa parrocchiale di Ottone, un comune dell’alta Val Trebbia, dalla tradizione culturale più ligure che emiliana. Per chi conosce la produzione di Lanfranco, la Via Crucis di Ottone è del maestro al primo colpo d’occhio, e, soprattutto, è di una qualità molto alta, tanto che si stenta a credere che fino a poco tempo fa nessuno si fosse posto l’interrogativo di scoprirne l’autore. Le 14 stazioni della Via Crucis sono inserite nella parrocchiale di San Marziano, che è puro barocchetto genovese, in stimolante dialogo.

A commissionarle negli anni Cinquanta fu l’allora parroco don Enrico Barattini, che, nell’opera di salvaguardia e arricchimento dei beni artistici della sua parrocchia, si avvaleva della consulenza di mons. Luigi Bosio, ottonese di nascita e mantovano di adozione. Fu proprio Bosio, che a Mantova avrebbe contribuito alla nascita del Museo Diocesano, a suggerire a don Barattini l’acquisto di una nuova Via Crucis in sostituzione di vecchie stampe ottocentesche, proponendo come autore il maestro Lanfranco, che già aveva realizzato opere per alcune chiese della provincia.

Il suggerimento fu ascoltato e, nel 1954, l’artista consegnò i quattordici tondi che raccontano la passione di Cristo, poi collocati entro cornici rococò all’interno di stucchi dorati di alto pregio. Lo sguardo attento su questi autentici capolavori, che si muovono tra astrattismo e simbolismo, ci consente di scavare nel profondo della sofferenza del Salvatore, per comprendere la solitudine di Cristo e l’indifferenza dell’uomo, ma anche per leggervi il comune destino.

Fin dalla prima stazione Gesù è rifiutato da due mani che lo respingono, mentre nella formella della “prima caduta”, l’orrore è espresso dallo scomposto scalpitio del bellissimo cavallo che occupa il primo piano della scena, ed è anche firma, in mancanza della sigla dell’autore. Domenica mattina un gruppo di quingentolesi, con il sindaco Anna Maria Caleffi, ha voluto rendere omaggio all’artista, recandosi ad Ottone, dove sono stati accolti dal sindaco Federico Beccia e dallo storico locale Attilio Carboni, per porre le basi di un progetto di valorizzazione dell’opera del maestro.

Oriana Caleffi


 

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