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Un Festival senza frontiere per la nuova idea del mondo

Riflessioni mentre i venti identitari soffiano via le speranze universalistiche

Un festival senza frontiere in una fase storica in cui le frontiere rischiano di diventare non semplici segni sulla carta geografica, bensì veri e propri muri. La ventiduesima edizione di Festivaletteratura, che andrà in scena a Mantova dal 5 al 9 settembre, cercherà di analizzare questo riflusso. In un momento in cui soffiano i venti identitari e sembrano svanire le speranze universalistiche, il festival percorre queste linee contese per raccogliere storie e cercare nuovi paradigmi che aiutino a interpretare le trasformazioni in corso e a ritrovare un'idea condivisa di mondo. Alcuni esempi: un esperto di relazioni internazionali, un geografo e un inviato di guerra - Bruno Tertrais, Franco Farinelli e Valerio Pellizzari - cercheranno di individuare storie e ragioni delle frontiere, tra volontà di dominio e rappresentazione della Terra; Tim Marshall, per oltre 30 anni corrispondente della Bbc dai fronti più caldi, illustrerà le cause geografiche che portano popoli e stati a scatenare guerre e a innalzare muri.

Le frontiere danno confini alla cittadinanza, ai diritti, spesso a valori che riteniamo universali, escludendo - oggi come in passato - le migliaia di persone che provano in ogni modo a superarle. I grandi flussi migratori impongono un cambiamento di pensiero e di sguardo. Donatella Di Cesare e Francesca Rigotti interverranno sulla necessità di una "filosofia della migrazione", Agus Morales sul valore simbolico del rifugiato come nemico. La reinvenzione della tecnica del fotoracconto di Carlos Spottorno e Guillermo Abril e il racconto di Ascanio Celestini a partire dai manichini creati dall’artista Giovanni Albanese testimonieranno l'esigenza di trovare nuove forme di rappresentazione per le storie dei migranti.

Molti gli autori provenienti dall’Europa, il continente che più di ogni altro ha mutato le proprie frontiere nell’ultimo secolo. Diana Bosnjak Monai riscrive l'assedio di Sarajevo attraverso le pagine del diario del nonno, Eduardo Mendoza affronta le istanze dell'indipendentismo catalano, György Dragomán da narratore e Géza Szocs da poeta restituiscono il punto di vista di una minoranza - quella linguistica ungherese in Romania - nell'esperienza delle dittature dell'Europa orientale. Da quella stessa minoranza proviene Agi Mishol, poetessa isrealiana oggi tra le più note al mondo, che ha abbandonato l'ungherese materno adottando l'ebraico come lingua sacra, identitaria e nel contempo aperta all'esperienza universale. Robert Menasse, il narratore e saggista austriaco vincitore del Deutscher Buchpreis 2017, capovolge la prospettiva e guarda le nostre piccole nazioni dall'anonima Bruxelles, cuore dell'eurocrazia, mentre Sergej Lebedev ci porta in una Russia che non fa i conti con il proprio passato. Tra le presenze europee più prestigiose non vanno inoltre dimenticate quelle dell’inglese Matt Haig e dell’islandese Jón Kalman Stefánsson.

Uscendo dall'Europa, Zahra Abdi e Inaam Kachachi rappresenteranno idealmente allo stesso tavolo Iran e Iraq e i conflitti più o meno dichiarati che attraversano i due paesi da oltre trent'anni, Bachtyar Ali porterà la voce del popolo curdo, la giovane Kaouther Adimi la resistenza culturale e le complesse vicende dell'Algeria contemporanea. È alla narratrice Minh Tran Huy che si deve la definizione di "viaggiatore suo malgrado" per definire la condizione universale dei milioni di esuli che dalla guerra del Vietnam in poi hanno battuto tutte le possibili rotte in cerca della salvezza. A. Igoni Barrett, nuovo interprete della nobile tradizione letteraria nigeriana, riporterà al centro la questione razziale, in un'Africa tutt'altro che rassegnata.

L'America sarà quella più profonda e selvaggia, che affronta a muso duro il mondo e si rifiuta di cambiare. Chris Offutt racconterà la bellezza e la brutalità dei territori più isolati del Kentucky, Tom Drury la vita delle comunità rurali del Midwest. Due osservatori stranieri - Gary Younge, editorialista e inviato del Guardian, e Francesco Costa, vicedirettore del Post - guarderanno invece all'America che spara, e alle questioni legate alla violenza e alla diffusione delle armi.

Festivaletteratura, dunque, continua a guardare al mondo, cercando di affiancare nuove proposte ai nomi più riconosciuti. Tra gli ospiti che animeranno la XXII edizione vanno segnalati Nicole Krauss, tra le più popolari scrittrici statunitensi della sua generazione, nuovamente al Festival dopo 10 anni; il giornalista e scrittore anglo-americano Simon Winchester; Jöel Dicker, astro nascente del romanzo giallo; il maestro dell’horror Dario Argento; Bruno Bozzetto, maestro dei cartoon, e l’attore Antonio Albanese; Nona Fernández, giovane talento della letteratura latinoamericana; Yan Lianke, scrittore cinese impostosi all'attenzione mondiale; Yanis Varoufakis, economista ed ex ministro delle Finanze del governo Tsipras, i ritorni di Richard Flanagan, Helen Humphreys, Nicola Davies, Aidan Chambers e David Sedaris.

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