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Novecento pagine di storia La chiesa di Goito in 3 volumi

Realizzato il progetto di don Amedeo Messedaglia, scomparso due anni fa Giovedì sera nella basilica la presentazione dell’opera, presenti gli otto autori 

Anni di serrato lavoro per realizzare il progetto di don Amedeo Messedaglia, priore di Goito scomparso due anni fa: a lui è dedicata l’opera in tre volumi, frutto dell’impegno di un team di studiosi che – insieme a diversi collaboratori e con l’aiuto di volontari parrocchiali – si sono concentrati sulla chiesa di Goito edificandola su tre piani in un corpus monografico, edito da Sometti, costituito da oltre 900 pagine complessive arricchite con fotografie e illustrazioni.

Il primo volume – con note introduttive del vescovo Busca, del priore don Tognetti e del sindaco Chiaventi – è firmato da Giuliano Mondini e riguarda la storia della chiesa, sin dalle origini, dai tempi dell’antica pieve, e prima ancora, passando dall’epoca di Matilde di Canossa a quella dei Gonzaga arrivando ai primi ‘700 e proseguendo verso i giorni nostri: molti i documenti trascritti e accolti nel volume, con fonti principali a Mantova l’Archivio di Stato e quello Diocesano, a Goito gli archivi storici Comunale e Parrocchiale.

Il secondo volume – scritto da Fede Messedaglia, Massimiliano Cenzato e Claudia Novellini – è dedicato alla devozione, nel ricordo delle confraternite goitesi – del Santissimo Sacramento, della Beata Vergine e del Santissimo Rosario, della Santissima Trinità, della Santa Croce, i cui segni di esistenza sono scomparsi – e delle vite dei priori, degli arcipreti, dei cappellani e curati, celebranti e chierici: anche questo secondo volume – con illustrazioni e molti documenti riportati – si avvale delle stesse fonti del primo, con l’aggiunta dell’Archivio notarile e del Fondo della Curia vescovile. Nel terzo, con argomento l’arte, i quattro autori – Guglielmo Calciolari, Carlo Carasi, Sara Miyata e Giacomina Nolli – analizzano il profilo estetico e decorativo della “basilica minore” (la chiesa fu decretata tale nel 1946 con “breve” di papa Pio XII e intitolata alla Madonna della Salute) descrivendo facciata, portali, battistero, cappelle, altari, il crocifisso centrale e i dipinti di grande valore su cui spiccano quelli di Domenico Fetti e di Giuseppe Bazzani. L’esposizione nel duomo di Mantova, il 30 giugno 1739, del dipinto di Bazzani “La consegna delle chiavi a san Pietro” fu commentata il 10 luglio dalla Gazzetta di Mantova che specificò come il quadro, in cui il Salvatore consegna le chiavi della potestà ecclesiastica all’apostolo, «deve collocarsi nella nuova chiesa arcipresbiteriale, fabbricata recentemente nella fortezza di Goito», che allora era intitolata a san Pietro. La basilica, come si presenta oggi, fu edificata tra il 1729 e il 1735, la sagrestia nel 1791, il campanile nel 1818, l’altare maggiore in marmo nel 1825.

Ma prima che fosse finita in tutte le sue parti essenziali, trascorse oltre un secolo: la consacrazione avvenne il 21 ottobre 1945. Tra i particolari del portale centrale, che impegnò Giuseppe Menozzi dal 1945 al 1950, i ritratti scultorei di Sordello da Goito, del duca Guglielmo Gonzaga (morì a Goito nel 1587) e di don Enrico Tazzoli, che a Goito trascorse gran parte dell’infanzia. L’opera in tre volumi – interverranno tutti e otto gli autori – sarà presentata nella basilica giovedì 28 giugno alle 20.45, alla vigilia della festa di san Pietro apostolo, patrono della parrocchia.

Gilberto Scuderi

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