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Un libro per voi: Il racconto onesto (a cura) di Goffredo Fofi

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«Appartiene veramente al suo tempo colui che non coincide perfettamente con esso, né si adegua alle sue pretese ed è perciò, in questo senso, inattuale; ma, proprio per questo, proprio attraverso questo scarto e questo anacronismo, egli è capace più degli altri di percepire e afferrare il suo tempo». Giorgio Agamben

Nella letteratura italiana il numero 60 rimanda subito ai Sessanta racconti di quell’adorabile narratore e cantastorie, pittore e illustratore che è stato Dino Buzzati. I suoi racconti, contemporaneamente fantastici e surreali, calati nella realtà e pure introspettivi, lasciano al lettore un senso di sgomento e straniamento indimenticabile.

La stessa sensazione l’ho riscontrata nel corso della lettura di un altro “60” meno noto e meno discusso del capolavoro di Buzzati: sto parlando de “Il racconto onesto. 60 scrittori, 60 risposte” con la curatela di Goffredo Fofi per Contrasto. Qual è quindi, questa domanda che ha suscitato sessanta diverse eppur simili risposte da parte di sessanta scrittori contemporanei (e dodici fotografi!)? Ebbene, il tentativo di Fofi e della redazione de “Lo Straniero” era quello di indagare il nesso tra letteratura e realtà, di investigare sui modi e sui tempi di ciascun autore di trasportare la Storia e le storie nelle proprie narrazioni e di scandagliare la nostra natura umana e il nostro presente nei vecchi eppur intramontabili punti interrogativi, cari a Gauguin: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Questo prezioso volume ci restituisce quindi lo stato dell’arte sulla letteratura, e sul senso di tale letteratura, oggi in Italia. Alle immagini dei reporter Ausili, Degiorgis, Mancuso, Piscitelli e Toscano si aggiungono i contributi, tra gli altri, dei già notissimi Cognetti, Saviano, Ferrante, Siti e Tobagi. Tra gli interventi a mio parere più densi segnalo quelli di Braucci, Capitta, D’Amicis, De Marchi, Ferracuti (che presta il titolo al libro), Emilio Ferrari, Fontana, Janeczek, Lagioia, Leogrande e Pecoraro.

Di quest’ultimo voglio riportare qualche passo intenso che vi farà respirare l’atmosfera dell’intero libro:

«Ciascuno di noi, mentre è intento a vivere e a occuparsi dei casi suoi, del proprio mestiere, dei propri amori, eccetera, scava nella Storia una galleria inconsapevole, che gli consente alcune esperienze e non altre, che gli fa fare certi incontri e non altri, che gli porge alcune possibilità, che gli infligge alcuni dolori patimenti umiliazioni e non altri, che gli regala casuali radure di felicità: quelle e non altre. Tutto questo avviene in mancanza, anche del più avveduto degli individui, di una visione generale di quello che effettivamente sta accadendo e del perché sta accadendo. Anche il più sottile degli intellettuali non riesce davvero a cogliere l’essenza storica del tempo che sta vivendo, anzi del tempo che lo sta vivendo. L’agire, ma soprattutto il subire l’azione degli altri, determinano il nostro destino e stabiliscono i nostri disagi in conseguenza diretta o indiretta di un intorno storico per lo più indecifrabile. Mentre la storia collettiva può essere in prospettiva narrata solo dagli storici, il compito di raccontare le vicende private, cioè di infilarsi dentro la rete di gallerie scavate dalle vicende individuali, è affidato alla letteratura, che generalmente si serve della finzione per raggiungere, ma solo nei casi fortunati, una verità vitale e riconoscibile. (..) Il mio sguardo di narratore si alza raramente al di sopra del loro (delle figure narrate ndr) orizzonte, e, quando lo fa, subito si volge di nuovo in basso per non farsi influenzare dalla Storia, che è lì, oltre quella linea, con le sue catene causali, le sue revisioni, le sue chiose, le sue disperate spiegazioni di vicende che al fondo restano un enigma.» 

In conclusione, per dirla come Brauci: «Un libro buono non ha scadenze e regalarlo significa superare la barriera del tempo nel prevedere quando e a chi sarà utile, è come infilarlo in un vuoto cosmico», e questo libro mi sembra che lo sia. 

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