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«La Qualunque? Un moderato». Albanese pensa a un altro film

Il comico ripercorre 30 anni di carriera e personaggi: da Epifanio ad Alain Tonné. A ottobre su Rai 3 la fiction “I topi” sulla latitanza di un boss chiuso in un bunker

MANTOVA. Un extraterrestre? Macché, «ormai Cetto La Qualunque è diventato un moderato». Parola di Antonio Albanese, che al pubblico del Festival confessa la sua mezza idea di farci un altro film. Ancora da sviluppare, la mezza idea, ma presente nei suoi pensieri. Alla coscienza di un artista lucidissimo, convinto che la comicità sia una forma d’espressione alta e abbia «il dovere di rappresentare un certo tipo di contemporaneità». Una comicità che gioca sull’esasperazione, ma senza inventare ...

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MANTOVA. Un extraterrestre? Macché, «ormai Cetto La Qualunque è diventato un moderato». Parola di Antonio Albanese, che al pubblico del Festival confessa la sua mezza idea di farci un altro film. Ancora da sviluppare, la mezza idea, ma presente nei suoi pensieri. Alla coscienza di un artista lucidissimo, convinto che la comicità sia una forma d’espressione alta e abbia «il dovere di rappresentare un certo tipo di contemporaneità». Una comicità che gioca sull’esasperazione, ma senza inventare nulla. La solitudine infinita dello chef Alain Tonné, portato per la prima volta in scena vent’anni fa proprio qui a Mantova, la propaganda del Ministro della Paura, l’ingenuità naïf di Epifanio, l’ossessione per il lavoro di Ivo Perego, la sbruffonaggine di Alex Drastico raccontano di noi.

Non ha inventato nulla, Albanese, semmai ha previsto. Dietro ogni suo personaggio c’è un paziente lavoro di studio e osservazione, c’è l’amore smisurato per l’umanità con le sue debolezze. C’è la lezione del padre muratore, partito dalla Sicilia per necessità, e c’è l’esperienza rubata ai maestri, dai quali ha compreso come il corpo «sia una strumento che suona». Sostenuto da Gian Antonio Stella, ottima spalla, Albanese ripercorre i suoi trent’anni di carriera, in disordine cronologico, seguendo la rotta dei sentimenti.

Della mafia dice che «è uno strato, un certo tipo di furbizia presente ovunque, ma che in certe zone è più accesa». Cetto La Qualunque, ad esempio, è nato dal desiderio di rappresentare «un certo tipo di mafia qui al nord, quella volgarità che fa parte del suono di tutto al paese». Per dargli carattere, Albanese si è sorbito trenta comizi, su e giù per lo Stivale. La promessa delle promesse? «Chiù pilu pi tutti l’ho sentita davvero – ricorda – da un candidato che non sapeva più cosa promettere». E poi c’è stato il punto di non ritorno, «a un minuto dalla fine del mondo», Il gesto di un altro candidato che si è presentato al comizio tenendo in pugno la foto della moglie dell’avversario, seduto tra il pubblico, e additandolo se n’è uscito così: «Questa donna è una buttana, non votate per un cornuto».

E ancora a proposito di mafia, a ottobre su Rai3 andrà in onda la fiction in tre puntate “I topi”, che racconta di un boss latitante costretto a vivere in un bunker. «Hanno soldi ma vivono da bestie, sono ignoranti, poveri di cervello». «Sono stanco, mi sento una malinconia addosso» risponde a Stella che gli domanda del nuovo governo, a lui che ha riso della sinistra e della destra. Per poi chiosare: «Non sono su Twitter e nemmeno su Facebook, per cui non sono bene cosa stia succedendo».