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Bianchi e la vecchiaia «Lo spettro della morte? Si vince con l’amore»

Il fondatore di Bose si mette a nudo con Galimberti «Ho paura del dolore, ho fatto il testamento biologico»



Alla fine si esce barcollando da piazza Castello, sotto il peso della lezione di Umberto Galimberti ed Enzo Bianchi. Una lezione larga quanto il mondo: in un’ora, che ne vale almeno dieci, si parla di vita, morte, vecchiaia, paure e desideri. Si parla soprattutto d’amore, ma senza retorica. E il peso che alla fine rende il passo incerto ha una qualità speciale, è leggero. È quel groviglio di pensieri ed emozioni che un po’ turba, perché mette in moto la riflessione, e un po’ conforta nell’id ...

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Alla fine si esce barcollando da piazza Castello, sotto il peso della lezione di Umberto Galimberti ed Enzo Bianchi. Una lezione larga quanto il mondo: in un’ora, che ne vale almeno dieci, si parla di vita, morte, vecchiaia, paure e desideri. Si parla soprattutto d’amore, ma senza retorica. E il peso che alla fine rende il passo incerto ha una qualità speciale, è leggero. È quel groviglio di pensieri ed emozioni che un po’ turba, perché mette in moto la riflessione, e un po’ conforta nell’idea che il mondo non sia spacciato.

Il pretesto è il libro “La vita e i giorni”, nel quale Bianchi racconta del suo rapporto con la vecchiaia. A preparargli il terreno è un Galimberti misurato, che racconta dei greci e del loro modo d’intendere la vecchiaia come qualcosa di naturale, la chiusura di un ciclo al quale venivano educati, rifiutando l’idea di una vita dopo la morte. Ecco, nel libro di Bianchi, monaco e fondatore della comunità di Bose, non si parla dell’altra vita, «ma della serenità di aver compiuto una vita giusta, di essersi educati all’amore, perché è l’amore che vince lo spettro della morte».

Con la vecchiaia bisogna farci i conti, ammette Bianchi, mettendo in fila i piccoli acciacchi e il grande sforzo di coltivare una vita piena: «Come? Tento di amare gli altri e di essere riamato da loro. Perché l’amore è ciò che aggiunge vita ai giorni e non giorni alla vita». Il tono si fa intimo, Bianchi si mette a nudo, racconta della sua paura dell’Alzheimer e del dolore. «Ho fatto il testamento biologico – scandisce – ho chiesto che non mi si lasci soffrire, di rispettare la vita, ma senza alcun accanimento che tolga vita ai giorni». Di tema in tema si passa a parlare della fisicità perduta del cristianesimo e dell’aberrazione della carità a distanza, verso un prossimo che è solo virtuale. Ecco chi ha aperto la strada dei social ai propri figli. Niente di più sbagliato, la relazione richiede di essere declinata con tutti i sensi: «L’altro, il prossimo, i vecchi vanno abbracciati».—