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Mantova, l'effetto Festival: mostre affollate e code ai banchetti in piazza

Tutti in fila per i panini con i salumi della Levoni. Ma anche ristoranti e bar hanno lavorato molto bene

MANTOVA. Anche il XXII Festivaletteratura si è confermato un grande catalizzatore. Nei 5 giorni della manifestazione si concentrano moltissimi eventi che puntano a sfruttare il grande numero di persone che scelgono di vivere Mantova quando la città si tinge di blu. Scelta giusta, oppure sarebbe più opportuno spalmare le iniziative nel tempo, al fine di allungare la stagione?

Nei giorni del festival hanno aperto numerose mostre, tra le quali spiccano quella dedicata a Chagall a palazzo della R ...

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MANTOVA. Anche il XXII Festivaletteratura si è confermato un grande catalizzatore. Nei 5 giorni della manifestazione si concentrano moltissimi eventi che puntano a sfruttare il grande numero di persone che scelgono di vivere Mantova quando la città si tinge di blu. Scelta giusta, oppure sarebbe più opportuno spalmare le iniziative nel tempo, al fine di allungare la stagione?

Nei giorni del festival hanno aperto numerose mostre, tra le quali spiccano quella dedicata a Chagall a palazzo della Ragione e le due (Fato e Destino alla Rustica e Grafèin a LaGalleria) di palazzo Ducale. Chagall, che nei 5 giorni ha aperto anche la sera, ha toccato il massimo nella giornata di sabato con 1.243 ingressi. Seguono domenica (1.088), venerdì (504), giovedì (405) e mercoledì (355).

Diverso è il discorso per le mostre al Ducale, una delle quali, quella allestita alla Rustica, è gratuita. «Nei giorni del Festival le persone che arrivano in città sono focalizzate sulla letteratura - spiega il direttore della Reggia, Peter Assmann -: per poter mantenere i numeri abituali bisogna organizzare qualcosa. Anche per questo, sono state inaugurate le due mostre. Così, in questi giorni, abbiamo avuto complessivamente 3mila ingressi. Ma l’importante è che si sia parlato tanto di Mantova al di fuori di Mantova». Una cosa, in particolare, ha avuto successo in questi giorni: «Hanno funzionato i ventagli di cartone dedicati alla mostra del 2019 su Giulio Romano che abbiamo distribuito - sottolinea Assmann -: è bello che si parli già di quello che succederà in città il prossimo anno».



Bar, ristoranti e alberghi hanno praticamente fatto il pieno. Il punto d’attrazione principale dal punto di vista enogastronomico, tuttavia, sembra essere stato il banchetto Levoni in piazza Sordello, con lunghe code per avere un panino (ha lavorato molto più rispetto allo scorso anno). «Forse è il segnale di un cambio di abitudini da parte delle persone - ipotizza Gianluca Bianchi di Federalberghi Confcommercio Mantova -: si preferisce un pasto veloce e ci si dedica agli incontri o alle visite».

Stefano Solci di Confesercenti concorda sul successo dei banchetti (c’erano anche quelli del melone mantovano e della Cleca di San Martino): «C’era tanta gente in città, credo che, alla fine, abbiano lavorato tutti. Certo, più che ai ristoranti, hanno fatto concorrenza ai bar. Secondo me, tuttavia, la città si vive meglio dal punto di vista culturale se se ne assapora anche l’offerta enogastronomica: è un modo per completare la conoscenza di un territorio».

Pienone sul fronte degli alberghi: «A parte qualche posto libero al mercoledì - ricorda Bianchi - è stato come sempre un Festival da tutto esaurito». Sintonia anche sull’assenza di problemi organizzativi, «a parte - rileva Solci - l’annoso problema dei parcheggi che emerge quando la città si riempie: qualcuno sarà tornato a casa con un ricordino non gradito...».

Molti, come sempre, si sono mossi in bicicletta, magari approfittando delle Mobike, al loro esordio festivaliero. «Una buona idea - ha scritto un utente - ma sono dure come il ferro...» —