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Cavatorta: sull’edilizia tolleranza zero

Il primo giorno di lavoro del neo sindaco Cavatorta dopo una lunga notte di festeggiamenti. «Prometto la massima trasparenza, partiremo dalle cose piccole senza progetti faraonici»

Rossella Canadè
2 minuti di lettura
Il sindaco Cavatorta 

VIADANA. Polo fresca di bucato, jeans grigi, scarpette da camminata veloce. Perché dovrà correre, da oggi, Giovanni Cavatorta, nuovo re di Viadana espugnata al centrosinistra. In tasca lui leghista della prima ora con una lista civica appoggiata in finale dal centrodestra ha la vittoria con una maggioranza bulgara, 68,71%, 16 sezioni su 16, «roba mai vista», a fianco un gruppo galvanizzato, in testa una sfilza di priorità da mettere in fila con il guinzaglio corto delle casse comunali che piangono. Glielo ha spiegato chiaro, il commissario prefettizio Isabella Alberti nella mezzora di passaggio di consegne, e lui ha preso nota di tutto. Perché studia da anni da sindaco, il ragazzo.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Viadana, Cavatorta al lavoro per la giunta]]

«Questo qui è cresciuto a pane e testo unico» lo prende in giro uno dei suoi. Sono tutti qui anche loro, stamattina, con le facce stropicciate dopo la notte di festa. Il grido di giubilo per il risultato strepitoso, i brindisi al covo di via Grossi. La telefonata del lider maximo Salvini che voleva sapere i risultati di San Matteo dove ha tenuto il comizio. La voglia che la serata non finisse mai.

«Alle tre e mezza io li ho mollati, però. Ho anche il bimbo con la febbre». Giovanni testa sulle spalle alle 8.30 aveva un’intervista alla radio, e gli impegni si mantengono. Quello che cercherà di fare da sindaco.

«Partiremo dalle cose piccole. Ci accusano di non avere progetti faraonici, ma con i tagli statali c’è poco da brindare».Lezione 1 della prof Alberti.

Con cui ha snocciolato i punti critici: la scuola, «ci sono problemi per i trasporti e per le mense», il palazzetto, «mi sa che per quest’anno la programmazione è andata», e l’ordine pubblico. Ci tiene particolarmente, ribadisce, tanto che si è già messo avanti con i lavori per la polizia locale con Filippo Bongiovanni,il collega di Casalmaggiore. E poi l’argine, «per cui bisognerà affondare il colpo con la Provincia, finora un po’ latitante».

Parole poco carrocciane e molto politically correct verso l’avversario Nicola Federici, «che ha sbagliato ma ha pagato anche colpe non sue».

E il riferimento non è sibillino: «Nicola ha parlato di cambiamento, di innovazione, ma si è smarcato troppo tardi da quelli che la gente non voleva più vedere in Comune. La vecchia giunta Penazzi, dove lui era assessore, sulle vicende della ’ndrangheta non ha mai preso le distanze in modo chiaro. E il Pd, di cui lui è segretario, lo ha fatto troppo tardi. Hanno tenuto tutti un profilo troppo basso».

E qui mostra i muscoli leghisti tutt’altro che afflosciati: «Su questo fronte saremo intransigenti. Dovremo tenere gli occhi aperti sui settori strategici dell’urbanistica e dell’edilizia, quelli più a rischio. Prometto la massima trasparenza, anche perché non abbiamo nulla da nascondere. Noi siamo persone normali, con lavori normali. È anche per questo che la gente ci ha votato: nei paesi si guardano più le persone e molto poco le etichette».

La ricetta segreta è stata la trasversalità: «Io non ho mai nascosto la mia appartenenza politica, ma abbiamo voluto che fosse una lista civica sul serio. Sentivamo il clima, ad esempio quello difficile delle frazioni nord, e abbiamo capito che non ci dovevamo caratterizzare troppo politicamente».

La certezza di potercela fare gli è arrivata molto tempo fa: «Nel 2011, quando abbiamo visto che razza di alleanze posticce avevano fatto gli altri per vincere, abbiamo capito che era finito un ciclo».

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