La National Gallery come non l’avete mai vista

La sezione Quinzaine des realizateur ha vissuto la sua inaugurazione a Cannes 2014 con Frederick Wiseman, e il suo documentario “National Gallery”, alla presenza del regista salutato con un lungo applauso prima della proiezione e con un lunghissimo applauso dopo la proiezione

La sezione Quinzaine des realizateur (la sezione promossa dalla Associazione registi) ha vissuto la sua inaugurazione a Cannes 2014 con Frederick Wiseman, e il suo documentario “National Gallery”, alla presenza del regista salutato con un lungo applauso prima della proiezione e con un lunghissimo applauso dopo la proiezione.

Chiamato sul palco dal direttore della Quinzaine, Wiseman, del resto, il lunghissimo applauso lo aveva in qualche modo chiamato: “Non ho nulla da dire, per me parla il film, e spero che gli applausi che ora mi rivolgete vorrete ripeterli al termine della proiezione”.

Un documentario, dunque, sulla National Gallery di poco meno di tre ore, in cui il regista americano mostra di non essere interessato tanto o solamente ai capolavori che essa include nella propria collezione permanente, piuttosto Wisemann racconta il mondo che lavora nella National Gallery. I quadri della National Gallery si vedono, ma si vedono sempre come oggetto di una operazione, di un lavoro di una determinata classe professionale: le guide (straordinariamente brave, ognuna con un linguaggio adatto al pubblico di riferimento, bambini, non vedenti, anziani, adolescenti ribelli); restauratori (alle prese con un Rubens); manager occupati a stilare il budget per l’anno a venire; il light designer; l’equipe che posiziona il quadro; la squadra che opera i prelievi di colore per valutarne le condizioni; gli addetti alle composizioni floreali e così via. Una prospettiva inedita, obliqua e mai diretta sul quadro, che racconta non semplicemente una istituzione culturale, ma un intero mondo che vi vive dentro, dietro, alle spalle, intorno. Lo spettatore è invitato, dunque, a sbirciare laddove non sperava. E non mancano balletti, esecuzioni al pianoforte, riprese di troupe televisive che con rispettivo critico d’arte riprendono il making off della registrazione. Quello di Wiseman è un occhio libero, con carta bianca di raccontare quanto e come vuole la straordinarietà del luogo. E lo fa da Maestro, rispondendo con classe e genialità alla proposta di tanta libertà.

Sarà interessante - avendo riscoperto la National Gallery con Wiseman - scoprire cosa farà Sokurov - Leone d’Oro a Venezia per “Faust” - con il suo film dedicato al Museo del Louvre, che sappiamo essere entrato nella fase di editing.

Ed è interessante sapere, per noi italiani, che il mondo dell’arte, i grandi musei hanno iniziato a dialogare con i grandi registi. Se pensiamo alla alzata di scudi del mondo culturale per l’iniziativa della Sovrintendente di Brera Sandrina Bandera di affidare l’allestimento del Cristo Morto di Mantegna a Ermanno Olmi, non possiamo che constatare, ancora una volta, il ritardo italiano. Anche laddove potremmo essere (stati) i primi.

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