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Mantova, 25 aprile segnato dal coronavirus: cerimonie senza pubblico e discorsi

Ai giardini di viale Piave e davanti alla sinagoga i due momenti ufficiali. Il sindaco Palazzi: con la solidarietà impareremo a far tesoro del dramma attuale

Matteo Sbarbada
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MANTOVA. Una breve cerimonia in città per una Festa della Liberazione segnata dall'allerta coronavirus e dalle misure straordinarie di contenimento dell'emergenza. Niente pubblico e discorsi ufficiali, con il numero delle autorità presenti ridotto ai minimi termini. Due i momenti di raccoglimento ufficiali, ai giardini di viale Piave e davanti alla sinagoga. Presenti solamente il sindaco Mattia Palazzi, il presidente dell’Anpi provinciale Luigi Benevelli e il presidente della comunità ebraica mantovana Emanuele Colorni. Il via alle 11 in viale Piave con un momento di silenzio davanti alle tre corone di Comune, Prefettura e Regione, oltre al gonfalone del Comune, al monumento alla Resistenza. Benevelli, inoltre, ha intonato Bella Ciao.

La cerimonia è proseguita in via Govi davanti alla Sinagoga. Anche qui collocati corona e gonfalone del Comune. Il momento di silenzio è stato chiuso da lo “Shalom” di Colorni. «Quando la dittatura nazifascista cadde - si legge in un estratto del messaggio del sindaco alla città - grazie alla potente spinta delle truppe alleate, dei gruppi partigiani e dei cittadini del nostro paese, sì aprì una nuova pagina nel futuro dell’Italia finalmente liberata. L’Italia stessa si dimostrò capace di ricostruire sopra le macerie, di rinnovare in modo efficace le proprie istituzioni, di aprirsi a una democrazia ampia e condivisa che fece giustizia di tanti anni di oppressione, di intolleranza e di controllo burocratico nella società corporativa fascista. Energie enormi si sprigionarono unendo la forza della gioventù alla saggezza di chi aveva sempre combattuto il totalitarismo, anche nell’idea di una diversa prospettiva dell’Europa, finalmente affrancata dalle guerre che per secoli l’avevano tormentata. Fu un momento glorioso, reso possibile dal sacrificio di molti. Questa data che ogni anno onoriamo si dimostra ancora più significativa oggi. La pandemia percorre e sconvolge tutte le nazioni del mondo, colpendo in modo così grave la nostra Italia e in particolare la Lombardia, che purtroppo ancora annunciano nei loro elenchi i caduti e la lunga teoria dei contagi. Al morbo e alla distruzione si oppone la volontà di tanti». Da qui la conclusione.

«Non è sbarrando la strada, non è creando confini, non è alzando muri che noi ci proteggeremo. Praticando una maggiore solidarietà degli uni verso gli altri impareremo a far tesoro del dramma attuale. Per essere degni delle nostre madri, dei nostri padri, delle nostre nonne, dei nostri nonni, per essere certi che la strada intrapresa sia quella giusta. Abbracciamoci dunque idealmente ora, consapevoli che questo istante è fondamentale per ciascuno. Sapendo che ogni persona va salvata, avendo certezza che il futuro si costruisce nel presente. Per questo restiamo vigili, per questo conserviamo la memoria, per questo festeggiamo ancora oggi questo strano, terribile, eppure indimenticabile 25 aprile». Inoltre il comitato provinciale dell’Anpi ha onorato alcuni monumenti, lapidi e luoghi di particolare valore simbolico per la Resistenza con la deposizione di un omaggio floreale. Oltre che nei giardini di viale Piave e in sinagoga, in piazza Tolazzi a Cittadella, in piazza Martiri di Belfiore alla lapide di Giuseppina Rippa, alla colonna per don Leoni sul Lungolago Belfiore, in piazza don Leoni per il capitano Marabini, ai capannoni di San Nicolò in memoria dei detenuti militari nel lager, in via Mario Cardone e alla lapide degli internati nei lager al Cimitero. 
Matteo Sbarbada
 

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