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Il premio Usern per le scienze mediche alla dottoressa mantovana Sara De Biasi

Il riconoscimento internazionale è assegnato a scienziati o ricercatori under 40. Per la 37enne di San Giorgio Bigarello è il terzo premio internazionale

Gloria De Vincenzi
Aggiornato 2 minuti di lettura

È appena rientrata dall'Oman dove, il 10 novembre - Giornata mondiale della Scienza - all'università Sultan Qaboos di Mascate, ha ritirato il premio internazionale Usern, che viene conferito a giovani scienziati o ricercatori con meno di 40 anni. Cinque premi in altrettante categorie, 12mila candidati da tutto il mondo, 5 finalisti e lei è la vincitrice nella categoria "Scienze mediche". Sara De Biasi, 37 anni, abita a San Giorgio Bigarello.

Da 15 anni fa la pendolare: ricercatrice e a breve docente all'università di Modena alla cattedra di "Patologia generale e immunologia" della facoltà di Medicina e Chirurgia, è al lavoro su progetti internazionali che troveranno importanti applicazioni biomediche e in farmacologia. «Sono mantovana ma qui nessuno sa di cosa mi occupo, sono sempre via», racconta e spiega quale è l'idea che con la sua equipe ha sviluppato e che le è valso il premio. «Studiamo le modifiche del sistema immunitario su pazienti colpiti da melanomi metastatici e trattati con farmaci monoclonali, che vanno a riattivare le cellule del sistema immunitario in modo tumorale specifico. Il corpo non è in grado di farlo da solo e il farmaco riattiva le cellule esauste che lo possono fare».

I pazienti che rispondono al trattamento sono "predittivi": fanno capire quanto dovrà durare la terapia e se rispondono alla stessa. E questo pare dipenda da cellule chiamate Mucosal Associated Invariant T cells (Cellule T associate alla mucosa): se sono poche la terapia non funziona (e si evitano perdite di tempo e cure inutili) se sono molte, tutto ok! E l'idea vincente, che viene sviluppata in questa fase, è questa: «Sono cellule preposte a riconoscere gli antigeni del cancro. Se riuscissimo a isolarle, espanderle e reinfonderle nell'organismo, il paziente troverebbe un giovamento – spiega la dottoressa De Biasi – Perciò ristabilire il numero corretto di queste cellule è l'obiettivo. Ora siamo ai dati preliminari, ottenuti in vitro, prima di arrivare al paziente ci vorranno anni».

Il curriculum vitae da "Under 40" di questa giovane scienziata è competitivo e paragonabile a quello di molti "Over 40": di premi internazionali ne ha già vinti due in passato, nel 2017 e nel 2019: «A Boston un premio su una scoperta su cellule rare della Sclerosi multipla e a Milano come migliore ricercatrice per dati su pazienti Hiv trapiantati al fegato» e ha pubblicato, fino a oggi, 110 articoli su riviste internazionali. È mamma da 22 mesi: «Il viaggio in Oman è stata la mia prima assenza prolungata ma grazie alla rete di aiuti familiare ho potuto partecipare al congresso che mi ha assegnato il premio di cui sono particolarmente orgogliosa: con due anni di pandemia, arrivare a questo risultato è stato un duro lavoro».

In questi giorni Sara De Biasi, che fa parte del comitato scientifico di Mantova Scienza, era al Festival e ha presentato il professor Guido Poli alla conferenza dal titolo "Due pandemie e mezza: cosa abbiamo imparato, cosa rimane da fare". «Poli è Ordinario di Patologia Generale al San Raffaele e ha fatto un excursus su HIV-Covid-Vaiolo delle scimmie. Il tema dello spillover (la trasmissione di malattie da specie animale al genere umano, ndr) ci fa intravvedere un futuro non roseo, connesso ai cambiamenti climatici e alla deforestazione, che accentueranno questo problema» sostiene Sara De Biasi che proprio per questo assegna una grande importanza al ruolo della divulgazione scientifica: «Uscire dalla torre d'avorio del sapere e comunicare all'esterno, divulgare, diventa sempre più importante. Per questo da anni collaboro con Alkemica. che organizza questo festival che è in grado di dare un contributo divulgativo su temi così importanti».

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