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Chiusura di lusso per Mantova Jazz: arriva la trombettista Stephanie Richards

Giovane e talentuosa è la stella della scena newyorkese. Appuntamento giovedì sera all’Arci Tom di Borgochiesanuova

Giorgio Signoretti
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Dopo l’epifania del Trio Grande di Will Vinson, l’edizione 2022 di Mantova Jazz saluterà il suo pubblico oggi alle ore 21 all’Arci Tom con il quartetto della formidabile trombettista canadese Stephanie “Steph” Richards.

Trapiantata a New York, e più precisamente a Brooklyn, attuale epicentro del jazz più impaziente e avido di novità, Richards ha in poco tempo convinto l’ambiente non facile del jazz newyorchese e quello altrettanto severo della sua musica colta. I due ambienti, per intenderci, che erano stati fatti intersecare già a metà dei Sessanta dal nuovo jazz dell’AACM di Chicago, grazie a intuizioni poderose come quelle di Richard Abrams, Anthony Braxton o George Lewis, o successivamente proprio nella scena newyorchese “downtown” di cui Butch Morris è stato pietra angolare e di cui John Zorn è ancora cuore e polmoni.

In questa “terza via”, oltre alle immancabili doti di strumentista e di improvvisatore, doti che Richards possiede in quantità straordinaria, servono anche le abilità progettuali ed architettoniche dei grandi compositori. E questa giovanissima musicista, nella sua folgorante storia, è già riuscita a metterle in mostra: “Fullmoon”, il primo disco a suo nome (Relative Pitch Records, 2018) lavora in profondità sulle relazioni tra tromba e strumenti a percussione; in “Take The Neon Lights” (Birdwatcher Records, 2019) la sua scrittura per quartetto tende a decollare riprendendo afflato e archi espressivi di poeti come Langston Hughes, Maya Angelou e Allen Ginsberg.

“Supersense” (Northern Spy Records, 2020) è un lavoro convincentissimo sempre per quartetto (e che quartetto, con Jason Moran al pianoforte e Kenny Wollesen alla batteria) sul terreno scivoloso della sinestesia e delle relazioni tra udito e altri sensi. L’ultimo lavoro si intitola “Zephyr” (Relative Pitch Records, 2021) ed è un duo di enorme rigore col pianista Joshua White, che pure ascolteremo all’Arci Tom, dove l’oggetto di interesse funzionale è l’universo acustico e visuale dell’acqua. Non una facile boutade suggestiva ma una vera e propria riflessione in musica sulle possibilità liquide e cangianti dell’interplay jazzistico.

Grazie alle sue non comuni doti strumentali ed esecutive, ad una tecnica mai innamorata di sé, ad una lucidità improvvisativa che nulla concede all’effettismo, e soprattutto grazie al suo splendido profilo creativo, Stephanie Richards sembra il nuovo oggetto del desiderio non solo nell’affollata scena del nuovo jazz ma anche in quella altrettanto inespugnabile delle musiche trasversali.

Sono arrivate in questo modo le collaborazioni illustri e significative con Henry Threadgill, Anthony Braxton, John Zorn e perfino con Laurie Anderson.

Il notevole quartetto che Steph Richards sta portando in tour e che si potrà ascoltare stasera all’Arci Tom, è completato dal pianista Joshua White dal bassista Stomu Takeishi e dal batterista Max Jaffe.

Un’eccellente conclusione per un’edizione di Mantova Jazz che quest’anno ha messo al centro della propria riflessione la figura di Charles Mingus, uno dei più instancabili sperimentatori della musica afroamericana ed uno dei primi a mostrare vero interesse verso le molte opportunità esplorative che la musica colta ha sempre offerto al jazz.

Ed è un’eccellente conclusione anche perché il Chiozzini riconferma ancora una volta la propria storica attenzione verso la componente femminile del jazz contemporaneo, mai così centrale e propulsiva come ora. I biglietti possono essere acquistati su www.vivaticket.it. Per informazioni: 3480072215Giorgio Signoretti

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