In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Guzzanti e Tirabassi non deludono: Il gioco del teatro strappa applausi a Mantova

Successo per “Le verdi colline dell’Africa” scritto e diretto dalla comica romana. In scena il conflitto a due sul modo di intendere il mestiere dell’attore

GILBERTO SCUDERI
1 minuto di lettura

Divertente fa rima con irriverente. Così è stato la sera del 7 dicembre al Teatro Sociale di Mantova con “Le verdi colline dell’Africa”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Sabina Guzzanti, in scena insieme a Giorgio Tirabassi.

Una pièce a due – in conflitto sul modo di intendere il mestiere dell’attore, entrambi provvisti di surplus comico – che ha fatto crepa nelle convenzioni, ha infranto le abitudini degli spettatori. Attraverso spunti satirici sulla vita di ogni giorno (un grido registrato, arriva dalla platea: «Siete patetici!»), il gioco del teatro si è trasformato in metateatro.

Il prefisso “meta” ha assunto il significato intrinseco di mutazione (metamorfosi) e, con il trasferimento (metafora) del gioco del teatro dagli attori al pubblico, anche il significato di partecipazione. Gli spettatori entrano in simbiosi con l’arte del teatro, così come simbiotici sono gli attori. Uno spettacolo senza dubbio innovativo.

Il lavoro che sta dietro le quinte è sempre intellettuale, più di quanto lo sia sul palcoscenico. Uno spettacolo di teatro che gira e rigira intorno al teatro. Ispirandosi (ma lo spettacolo non è su di lui) al premio Nobel letteratura 2019, lo scrittore e drammaturgo austriaco Peter Handke, guarda caso politicamente controverso (o scorretto). Un personalissimo tributo di Sabina Guzzanti al testo, provocatorio e dissacrante, di Handke “Insulti al pubblico”.

Handke rigetta le strutture della tradizione drammatica, trova ispirazione dalla musica dei Beatles e nel linguaggio di Wittgenstein. Non indifferenti, le suggestioni da Hemingway (il romanzo “Le verdi colline d’Africa”, 1935) e dal film di John Huston “La regina d'Africa” del 1951, poiché Guzzanti e Tirabassi combaciano, perlomeno come spirito, con la metodista inglese Rose (Katharine Hepburn) e con l’etilico canadese Charlie (Humphrey Bogart) sullo schermo del cinema: dissidi, opposte weltanschauung ma in fondo amore.

I commenti dei lettori