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È ancora MantovaMusica, il pianista Colli dà il la con un Mozart brillante

Lungo applauso all’auditorium Monteverdi per l’interprete bresciano. In programma una ventina di concerti da Bach alla modernità

Andrea Zaniboni
1 minuto di lettura

Il pianista bresciano Federico Colli, 35 anni, interessante interprete di una carriera che sta rivelandosi a livello internazionale, ha inaugurato sabato sera, 21 gennaio,  all’Auditorium Monteverdi del Conservatorio la nuova stagione di MantovaMusica che fino al prossimo giugno si svilupperà in una ventina di appuntamenti, da Bach alla modernità.

L’iniziativa, come si sa, è il frutto di una collaborazione stretta fra realtà che operavano in origine distintamente, ma che da otto anni a questa parte hanno invece trovato una fertile fusione di idee ed energie. E il risultato parla chiaro, soddisfacendo chi va alla ricerca di repertori desueti e dei molti musicisti italiani di valore che sostengono la nostra eccellente tradizione nazionale. Tra questi si colloca con limpidezza di meriti anche il pianista Colli, che in questa inaugurale serata del 2023 ha realizzato un programma non convenzionale, informato da due Fantasie di Mozart (K.396 e K.475), dalla celebre Fantasia in fa minore D.940 di Schubert (originale per pianoforte a quattro mani, in una versione per pianoforte solo magnifica, fedele e riuscitissima firmata da Maria Grinberg, pianista russa passata alla storia come prima interprete su disco, nel suo paese, di tutte le Sonate di Beethoven), e infine da due lavori importanti di Prokof’ev: il ciclo fascinoso delle fulminee “Visions fugitives”, stampate a Parigi nel 1917, e il popolare e teatrale “Pierino e il lupo”, restituito in una poco nota versione per pianoforte firmata da quella straordinaria interprete e compositrice che fu Tatiana Nikolayeva.

Con la Nikolayeva, a differenza dell’intento della conterranea Maria Grinberg nei confronti di Schubert, si assiste a una vera e propria ricreazione, che prende le mosse dal dettato di Prokof’ev per ricollocarlo e rilanciarlo in una prospettiva tecnica, sonora e compositiva inedita, eppur fedele spiritualmente alle radici del linguaggio del genio russo, ben riconoscibile nella sua coraggiosa modernità.

Federico Colli ha risolto i molti nodi di questo programma con una puntualità tecnica di straordinaria limpidezza, attingendo ad una tavolozza sonora ovunque penetrata dal senso narrativo. Si potrebbe dire che il suo approccio a Mozart, in cui il dettato originale passa in secondo piano in funzione di un analitico e immaginoso percorso di riscoperta, possa apparire molto discutibile, ma non sono apparsi discutibili invece il suo intelligente talento, il suo senso di finitezza formale, la riconoscibilità di uno stile definito dalla cultura della conoscenza e la esplicita virtuosità tecnica.

Tanto bastava a definire il vivo successo di questa serata, che si concludeva con due acclamati fuori programma (un Mozart rivisitato in chiave jazz, e Scarlatti) ed il lungo applauso del folto pubblico.

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