La passione per i motori tra saloni, corse d’epoca, mostre e aste miliardarie

Dal museo di Torino alla Motor Valley emiliana e non solo tutte le occasioni per un tuffo nella storia a quattro ruote 

Francesco Paternò

Saloni, mostre, concorsi e aste miliardarie. Per l’auto è un momento di vero exploit. Soprattutto in Italia dove la passione per i motori merita ancora un punto esclamativo. Anche per la possibilità di fare un viaggio verso i tanti musei della storia a quattro ruote. Facile è andare al Mauto di Torino o visitare i templi dei motori di Modena e della nostra Motor Valley emiliana, basta una deviazione per fermarsi a San Gimignano al museo della Peugeot o a Villafranca dove il museo Nicolis accoglie con numeri e passione. Volendo, perché molto altro si può fare, due itinerari alternativi portano in luoghi meno battuti: uno a Gorizia, dove c’è un museo della Ford che contiene pure una gloriosa T del 1908, l’altro è fra Todi e Perugia, dove in una villa di campagna un appassionato italiano colleziona modernariato, ben 39 Mazda MX-5 degli ultimi trent’anni, tra cui alcune rarità perfino per la madrepatria giapponese.


Il bello è che, nonostante il traffico crescente e i treni ad alta velocità e gli aerei low cost che fanno concorrenza spietata alla mobilità privata su gomma, nel nostro Paese gli itinerari in auto vengono anche inventati da zero. Basta andare in Sicilia, nell’estremo lembo meridionale dell’isola, per trovare un percorso nato sulle pagine di Andrea Camilleri e poi tracciato nella fortunata serie televisiva del commissario Montalbano. E forse non è un caso che la corsa di auto più antica del mondo sia nata in Sicilia, a nord di Montalbano: la Targa Florio. La “cursa” compie 102 anni, tornando fra noi in due sessioni diverse, rally nella stagione che precede l’estate, classica agli inizi d’autunno, quasi che il tempo forse non scorre se solo ci si ferma a guardarlo.

Ancora più a nord è sempre italiana quella che chiamavano “la più bella corsa del mondo”: la Mille Miglia. Brescia-Roma andata e ritorno, 1.600 chilometri sulle strade di tutti i giorni, valicando l’Appennino con centinaia di macchine. Erano partite in 77 alla prima edizione del 1927 e la Mille Miglia, anche per chi non sente il fascino di queste manifestazioni, è un po’ la nostra educazione sentimentale, avendo accompagnato negli anni la trasformazione del Paese da civiltà contadina alla prima industrializzazione fino all’epoca del boom degli anni Cinquanta, facendo da traino all’industria italiana.

Leggenda, fascino, popolarità, ai tempi di internet sono parole che possono suonare curiose, anche se non cancellabili. In Italia come nel mondo c’è un calo di richieste di patente da parte dei giovani, per un mix di motivi che vanno dai costi crescenti di acquisto e di gestione di un’auto alla voglia di altri tipi di mobilità. Ma la passione resta, siamo noi che passiamo. Anche se il numero due di Waze, tal Fej Shmuelevitz, ha detto recentemente che fra 15 anni in auto saremo tutti passeggeri: «I bambini che oggi hanno meno di 5 anni non avranno bisogno di prendere la patente, perché non dovranno guidare». Portiamo questi bambini nei musei, da Maranello agli Uffizi. In Italia facciamo ancora in tempo.



Gamberi in stecco con pistacchi e salsa di avocado

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