2023: svolta nel calcio, arriva il tempo effettivo

Stop ai “furbetti” della perdita di tempo: partite da 60 minuti ma il cronometro si ferma quando la palla non è in gioco

Un inserto che si chiama “Vision” non può non essere fonte di… visioni. E così abbiamo deciso di provare a immaginare quello che accadrà nei prossimi anni. Dopo il Mondiale di calcio del 2022 vinto dall’Italia e l’attesissimo sbarco su Marte del 2029, ecco tra gli altri il ritorno dei mammut sulla Terra, la Svizzera che entra nell’area euro, ma anche Mick Schumacher che sale sulla Ferrari di Formula 1 e il primo papa di colore. Oggi l’introduzione del tempo effettivo nel calcio.

MAURO CORNO


ROMA, 5 GIUGNO 2023.

Quello relativo all’introduzione del tempo effettivo rappresenta uno dei temi più discussi quando si parla di calcio. E una recente attenta analisi dei più importanti tornei che si disputano in Europa, compresa la Champions League, è stata decisiva nel via libera dato, sia pure in forma sperimentale, dalla Figc: dal prossimo campionato di Serie A si bloccherà il cronometro quando il pallone non sarà in gioco. Ci si adeguerà, insomma, a numerosi altri sport, come il basket. Ma anche come il calcio a cinque, che molti peraltro continuano a considerare un surrogato di quello a undici.

Tra le tante opzioni che erano allo studio per rendere più spettacolare il calcio l’ha spuntata quella che pare avere il maggiore senso logico. C’era chi, addirittura, si era spinto a proporre l’abolizione del fuorigioco. Una modifica che sarebbe stata terrificante per le squadre impegnate nelle Coppe Europee: sarebbero state costrette a cambiare in continuazione modo di giocare in base al torneo. La mozione è andata ai voti ma è stata affossata senza se e senza ma: curiosamente ci sono stati 19 no e un astenuto e ciò pare certificare che anche chi aveva avuto l’idea – non particolarmente brillante a dire il vero – non ne fosse così convinto. Niente da fare anche alla proposta di dare un punto in più alla squadra in grado di vincere con più di tre gol di scarto. Un incentivo che avrebbe potuto dare la stura a una serie di sospetti, con squadre già certe di perdere e poco reattive nel non consentire una rete utile solo alle avversarie.

Anche in questo caso supremazia schiacciante di chi è voluto rimanere all’antico: 18 no, un astenuto e un sì, rimasto ignoto grazie alla segretezza delle urne. Una maggioranza risicata (11 sì, 9 no) ma significativa ha invece portato alla rivoluzione del tempo effettivo.

Ma perché si perde così tanto tempo nel calcio attuale? L’elenco delle cause fornito dai sostenitori del tempo effettivo è molto lungo. In prima posizione le proteste, che sovente portano a dei provvedimenti disciplinari. In caso di ammonizione, l’arbitro se la cava con l’annotazione del reo. Ma se c’è anche il cartellino rosso bisogna aspettare che il calciatore punito esca dal campo. Al rallentatore se il risultato, in quel momento, è favorevole alla propria squadra. Stesso discorso per le sostituzioni, rapide quando c’è da recuperare, a ritmi blandi per la situazione contraria. Altro fattore di rallentamento i calci di punizione: il mancato rispetto delle distanze, con il direttore di gara costretto a contare i passi perché i giocatori si posizionino a norma, fa perdere tempo. E poi come dimenticare gli infortuni. Ce ne sono di “normali”, che però richiedono l’intervento dei sanitari, ma anche di gravi. E a quel punto può succedere che ci sia bisogno dell’ingresso dei barellieri, che devono caricare il malcapitato e portarlo fuori dal campo per essere medicato. Sempre che non venga sostituito, e allora ecco altri secondi che passano. Anche perché, magari, non è stata preparata a dovere la lavagnetta luminosa sulla quale vanno indicati i numeri del giocatore che esce e di quello che entra.

A calcio si gioca con il pallone. E un capitolo a parte va dedicato a quando sparisce. Negli ultimi tempi il giudice sportivo ha spesso sanzionato le società i cui raccattapalle, quando la propria squadra era in vantaggio, non soltanto rallentavano le operazioni ma addirittura si “dimenticavano” di svolgere il proprio compito quando, per esempio, una sfera veniva scagliata in tribuna dal classico intervento alla “viva il parroco”. Non un bell’esempio, anche perché questi ragazzini, elementi delle squadre giovanili, venivano palesemente indotti a comportarsi in una maniera che di sportivo ha ben poco.

Nella massima serie che si è appena conclusa si è giocato in media per il 57,8% dei minuti a disposizione, un dato allarmante ma che non ha posto l’Italia in fondo alla classifica, anzi. Tra i cinque campionati europei più importanti si è fatto meglio solamente nella Bundesliga tedesca (58,5%), mentre sorprendentemente in Premier League (56,5%) e in Ligue 1 (56,1%) lo spettacolo è stato di più breve durata. Per non parlare della Liga spagnola, dove non si è superato il 55,8%. La ricerca, portata avanti da un’Università olandese, ha dimostrato che il campionato nel quale si gioca di più è l’Allsvenskan, la massima serie svedese. In quella che è iniziata a marzo e che è tuttora in corso (per motivi climatici l’epilogo arriva a ottobre) la media è pari al 60,4% del tempo effettivo, con il picco quando scende in campo il Norrkoeping: i biancoblù sono sul 62,8% e, addirittura, in occasione della sfida dello scorso 22 aprile con l’Helsingborg, si è arrivati al 66,8%, come se la palla non fosse (quasi) mai uscita. L’Allsvenskan vanta numeri di poco superiori alla Champions League, che si attesta al 60,2%. Maglia nera per la Primeira Liga portoghese: si trova all’ultima posizione, con solamente il 50,9% di tempo effettivo.

In soldoni, se in Serie A si è giocato fino a oggi per una cinquantina di minuti a gara, ora si passerà a sessanta. Si è infatti deciso che i due tempi saranno di 30 minuti ciascuno. C’era chi – anche attraverso una campagna social – avrebbe voluto di più e ha proposto di arrivare ben oltre l’ora di gioco, con due frazioni da 35 minuti. Ma non si è voluto esagerare, almeno per il momento, con la speranza che comunque lo spettacolo possa aumentare e che per i “furbetti” della perdita di tempo possano finalmente cominciare tempi difficili. —

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