La foto? Nulla sarà più come prima...

In arrivo immagini che si fanno “da sole” e tecniche sempre più raffinate ma l’arte del fotografo sarà sempre più preziosa 

Quel semplice click potrebbe non esserci più, niente smartphone per i selfie e neanche reflex con obiettivi e sensori: la fotografia sarà quella impressa nel nostro cervello attraverso gli occhi. Analogico, digitale, reflex, compatte o mirrorless (niente lenti, un mirino elettronico al suo posto) in futuro vedremo il mondo delle immagini come oggi ricordiamo il dagherrotipo inventato nel 1800.

La fotografia non sarà più come la conosciamo, già oggi il processo di stampa delle pellicole ci sembra preistoria, nei prossimi anni avremo foto oltre le foto con il sistema computazionale e fotocamere sempre più tecnologiche e piccole per immagini perfette. La rivoluzione, iniziata con il dagherrotipo passata attraverso le camere oscure, gli agenti chimici, la pellicola e le istantanee, continua.

Nell’era della “fotocrazia” il potere della fotografia è affidato ai social, alla produzione massificata che non sempre è sinonimo di scarsa qualità, ma che nasconde – per i puristi – la forma d’arte che ha reso celebri tanti fotografi. La comunicazione per immagini vede già oggi transitare 1,8 miliardi di foto e video al giorno sui social media, con una previsione di 44 trilioni di gigabyte scambiati per il 2020. La tecnologia è costretta a correre dietro il vorticoso incedere delle immagini, dietro lo scatto come testimonianza del tempo. Il futuro delle immagini è affidato alla fotografia computazionale: decine di scatti a distanza di pochi centesimi di secondo che si traducono in un’immagine somma di tanti istanti.

Foto lavorate nelle camere oscure moderne, i computer, attraverso app e programmi come Photoshop (ma sono in arrivo anche sistemi più evoluti e altri più automatizzati), affidando l’arte della luce, dell’inquadratura, degli obiettivi sapientemente utilizzati, all’intelligenza artificiale, alla post produzione. Poco importa se a scattarle sia una reflex digitale, una mirrorless o uno smartphone sempre meno telefono e più fotocamera iper tecnologica.

La sfida del futuro più lontano è, invece, catturare quello che l’occhio umano vede e tradurlo in immagini senza bisogno di intermediazione, attraverso una mappatura dei flussi sanguigni celebrali e un algoritmo, dei codici, Ma non tutto il passato è perduto. Per il momento il fascino della reflex resiste e con esso i rullini fotografici e le istantanee, diventate oggetto cult per milioni di ragazzi cresciuti quando questa tecnologia era già superata. Un po’ come il vinile per i dischi. E poi, per i veri fotografi, resterà l’arte della foto che racconta. Perché una vera foto, comunque la si faccia, chi sa farla la “vede” prima di scattarla. —

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