Marco Gay. Il presidente di Confindustria Piemonte “Le imprese 4.0 e la sfida della digitalizzazione. Così cambia la produzione”

Marco Gay, il nuovo presidente di Confindustria Piemonte

Investire concretamente sulle competenze con un grande partenariato tra pubblico e privato. È questa una delle necessità che emerge per il Piemonte che si sta trovando a dover affrontare rapidamente un impulso alla digitalizzazione delle attività produttive che prima procedeva a rilento. «Quest’ultimo anno - spiega il presidente di Confindustria Piemonte, Marco Gay - ha posto in evidenza quanto la trasformazione digitale non sia più una questione di scelta ma sia indispensabile da attuare, supportati anche dai quasi 49 miliardi destinati nel Pnrr. Dal punto di vista delle imprese, quindi, è la leva su cui programmare i prossimi anni sia in ottica di come si modificherà il modo di produrre sia il modo di lavorare anche perché affronteremo comunque una nuova normalità e il cambiamento che stiamo vivendo diventerà strutturale».

Senza competenze, quindi formazione e riqualificazione professionale, non si può attuare la trasformazione digitale che serve per mantenere la competitività della regione. «Rispetto al passato si ha una consapevolezza migliore di ciò che significa impresa 4.0, che non riguarda solo gli impianti ma anche i processi, quindi di tutta la catena del valore che è centrale, andando così a saldare il binomio tra prodotti e servizi che è indispensabile», spiega ancora Gay. Come regione, puntare sulla combinazione tra prodotto e servizio crea valore aggiunto. «Digitalizzazione vuol dire anche cambiare il modo di produrre. La tecnologia può migliorare le catene produttiva, un esempio è l’intelligenza artificiale applicata alle manutenzioni ordinarie degli impianti, che può essere un grande acceleratore della produttività. Siamo pronti? Secondo me - commenta il presidente di Confindustria Piemonte - inizia ad esserci consapevolezza sul fatto che la direzione è segnata e sempre più richiesta da tutta la filiera. Non è una scelta, è una necessità incontrovertibile». Oltre a come cambia l’industria, bisogna considerare anche a come cambia il lavoro. «Investendo in infrastrutture, competenze e software, lo smart working può diventare uno strumento che consente di lavorare meglio da remoto. Anche se non può comunque essere considerata una soluzione valida per tutti e in ogni caso». La produttività, quindi, è proprio una delle parole chiave che si lega alla digitalizzazione. Il Piemonte ha condensato questi bisogni nelle proposte che sono state presentate per sfruttare i 13 miliardi che dovrebbero arrivare dal Recovery Fund. «Al momento siamo soddisfatti, tra le questioni che abbiamo sollevato si trovano diversi riscontri nel piano proposto per far sì che il Piemonte si impegni nello sviluppo industriale dall’idrogeno all’automotive, all’aerospace, al food, al fashion e alla cultura, che - conclude Gay - sono settori su cui costruire la politica industriale del Piemonte».

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