Quanto inquinano i Bitcoin?

Quanto inquinano i Bitcoin?
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Il Bitcoin ha appena compiuto

: proprio nel 2008 fa venne teorizzata la sua esistenza da Satoshi Nakamoto, lo sconosciuto ideatore della criptovaluta più famosa. Oggi il valore dei Bitcoin è tornato vicino a quello di un anno fa, attorno a 6.300 dollari, dopo aver sfiorato i 20.000 dollari nel dicembre del 2017.

Le oscillazioni del valore non hanno ridotto la crescita dei consumi legati all'uso del denaro virtuale, che da tempo suscita preoccupazione. I consumi, in realtà, non sono dovuti all'uso dei Bitcoin ma al sistema di registrazione delle transazioni che vengono effettuate in ogni momento, la famosa blockchain. La blockchain prevede che ogni operazione sia archiviata in diversi luoghi della rete e bloccata in modo da non poter essere manomessa. La tecnologia della blockchain può essere

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Sono gli algoritmi, i calcoli molto complessi che devono essere risolti per poter effettuare questa archiviazione a richiedere l'uso di computer molto potenti e il consumo di grandi quantità di energia. Un lavoro così impegnativo e costoso da essere remunerato attraverso l'emissione di nuovi Bitcoin. La stima di un analista della società di consulenza Pricewaterhouse Coopers e citata anche dall'

calcolava i consumi annuali mondiali in 22 Terawatt/ora, ossia 22 miliardi di Kilowatt/ora, superiore al consumo di energia elettrica di un Paese come l'Irlanda. Il sito specializzato nell'analisi delle criptovalute stima che il valore minimo dei consumi provocati dai Bitcoin sia invece 55 Terawatt/ora e forse addirittura oltre i 70, simile al consumo di energia elettrica dell'Austria.

Uno studio condotto da ricercatori dell'Università delle

ha provato a trasformare i dati sui consumi in termini di inquinamento atmosferico prodotto attraverso le emissioni di CO2. Per realizzare il calcolo gli scienziati sono andati a verificare dove si trovano i computer che risolvono gli algoritmi necessari al funzionamento della blockchain e poi hanno analizzato le emissioni di CO2 legate alla produzione di energia in ogni Paese. In questo modo ritengono che i loro calcoli rispecchino in modo verosimile la realtà.

Il risultato che hanno ottenuto è che lo scorso anno, il 2017, la gestione dei Bitcoin avrebbe prodotto l'emissione di 69 tonnellate di anidride carbonica, simile alle emissioni prodotte da Paesi come Israele o le Filippine.

(Paolo Mastrolilli)

Ma i ricercatori si sono spinti oltre, tentando di ipotizzare che cosa succederà in futuro. Se i Bitcoin si diffonderanno al passo che mediamente hanno tenuto altre tecnologie, nel giro di 16 anni porteranno i livelli di CO2 oltre quelli che garantirebbero l'aumento della temperatura del pianeta entro i 2 gradi centigradi, cioè il limite da non superare in base agli accordi di Parigi. La diffusione dei Bitcoin, insomma, darebbe un contributo negativo importante alla lotta al cambiamento climatico.

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