Seabin, il cestino che pulisce il mare dai rifiuti

Sono arrivati anche in Italia gli ormai collaudati dispositivi raccogli plastica in grado di catturare anche microplastiche e mozziconi. I Seabin sono parte del progetto PlasticLess di LifeGate, che mira a ridurre la produzione di plastica aiutando le aziende in tutta la filiera
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L'estate è ormai finita, ma la plastica arrivata nei mari, dove ormai è più diffusa del plancton, rischia di rimanere all'infinito.

Sono ben 90 le tonnellate di plastica che finiscono ogni giorno nei mari italiani, contribuendo all'inquinamento del Mar Mediterraneo, dove convogliano quotidianamente circa 731 tonnellate di rifiuti, numeri destinati a raddoppiare entro il 2025.

 

I metodi più comuni usati finora per raccoglierli, le trash boats, imbarcazioni che navigano intorno ai porti raccogliendo la spazzatura galleggiante con le reti, e la raccolta manuale, risultano soluzioni poco efficaci, costose da gestire e mantenere. E poi agiscono solo sui rifiuti visibili e non sulle microplastiche.

Perciò l'arrivo in Italia dei Seabin, gli ormai collaudati cestini di raccolta in acqua ideati dagli australiani Andrew Turton e Pete Ceglinski, non può che essere una bella notizia.

Il dispositivo è stato lanciato nel nostro Paese in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani da LifeGate con il progetto PlasticLess, sostenuto da Whirlpool (che ha ”adottato« due porti nelle Marche nei quali installare i cestini), ed è arrivato in Italia grazie al contributo di Volvo Car Italia, partner principale dell'iniziativa, in collaborazione con Seabin Project e Poralu Marine. Finora è stato attivato nelle aree portuali di Santa Margherita Ligure, nell'Area Marina Protetta di Portofino, nel Porto delle Grazie a Roccella Ionica, a Venezia Certosa Marina e da settembre, anche a Marina di Cattolica, Marina di Varazze e un altro dispositivo a Venezia Certosa Marina.

 

MICROPLASTICHE E MOZZICONI DI SIGARETTA

Cosa fa di Seabin un sistema ideale e da diffondere soprattutto nel Mare Nostrum è prima di tutto la capacità di ”acchiappare« anche plastiche piccole come le microplastiche fino a 2 millimetri di diametro e le microfibre fino a 0,3 millimetri.

Infatti i Seabin V5 sono in grado di catturare dalla superficie dell'acqua circa 1,5 milligrammi di detriti al giorno, ossia mezza tonnellata di rifiuti l'anno, comprese le microplastiche fino a 2 millimetri di diametro e le microfibre fino a 0,3 millimetri. E sono proprio le microplastiche inferiori ai 5 millimetri le più pericolose, quelle che si attaccano alle alghe e vengono scambiate per cibo dai pesci, entrando nella catena alimentare che arriva nei nostri piatti.

In media i Seabin possono catturare più di 500 kg di rifiuti all'anno, e non solo di plastica. Nei cestini finiscono anche molti altri rifiuti comuni che inquinano le acqua. Un esempio tipico: i famigerati mozziconi di sigaretta, così difficili da prendere in altri modi.

 

I cestini vengono immersi in acqua e fissati al pontile con la parte superiore del dispositivo al livello della superficie dell'acqua; grazie alla posizione strategica e al vento e alle correnti, i detriti vengono convogliati all'interno del dispositivo.

La pompa ad acqua, collegata alla base dell'unità, è capace di trattare 25.000 litri d'acqua marina all'ora. I rifiuti vengono quindi catturati nella borsa, che può contenerne fino a 20 kg, l'acqua scorre attraverso la pompa e torna in mare. Le borse piene vengono svuotate ogni 20 giorni e pulite.

I cestini funzionano 24 ore al giorno, quindi sono in grado di raccogliere molta più spazzatura di una persona con una rete. Non possono essere usati in mare aperto, perché hanno bisogno di un collegamento elettrico, ma risultano straordinariamente efficaci nei cosiddetti punti di accumulo, cioè i porti. Che sono poi i luoghi dove convergono la maggior parte dei rifiuti in mare.

 

IL PROGETTO PLASTICLESS OLTRE I SEABIN

Fin qua è chiara l'importanza di avere i Seabin nei nostri porti. Ma il progetto PlasticLess non è solo questo. I cestini raccogli plastica hanno sicuramente un ruolo centrale, ma, la vera ”cura« proposta da PlasticLess, come dice il nome stesso del progetto, parte dal principio: meno plastica meno problemi. Si tratta di intervenire prevenendo, cioè cambiando le abitudini.

Lo spiega Enea Roveda di LifeGate: «PlasticLess è un progetto molto più ampio. L'attenzione è puntata sulla sensibilizzazione, perché prevenire l'uso di plastica è importante quanto pulire. Insieme a Verdeacqua Onlus e all'Istituto per gli Studi sul Mare organizziamo attività nelle scuole. Nelle aziende ci rivolgiamo ai dipendenti e ai figli dei dipendenti: vogliamo portare dentro le case l'idea e i modi per ridurre lo smaltimento della plastica in mare».

 

PREVENIRE E RICICLARE

Grazie al supporto scientifico dell'Istituto per gli Studi sul mare e a quello di Verdeacqua, PlasticLess investe sulle attività di prevenzione, come quelle con i bambini, ad esempio il progetto dell'Accademia di Piccoli Ambasciatori del mare, eventi informativi e di sensibilizzazione ambientale dedicati a bambini e adolescenti.

C'è poi un'altra parte importante del progetto che riguarda le aziende: oltre a informare dipendenti e famiglie, grazie al supporto di Plastic Consult, società di consulenza nel settore delle materie plastiche, le aziende vengono aiutate a modificare i loro processi di produzione e le attività sul packaging.

C'è poi il livello successivo, e cioè cosa ne è della plastica recuperata. Come è facilmente immaginabile, non tutta la plastica raccolta è riciclabile, ma quella che può esserlo viene lavorata da una serie di aziende per farne dei prodotti. Anche in questo caso Plastic Consult aiuta le aziende nella filiera e nei processi produttivi, ad esempio la plastica viene riciclata per fare oggetti di merchandising o inserita nel packaging. «Nel corso di un anno e mezzo – continua Rovedo – abbiamo messo insieme un progetto molto ampio, che non c'era ancora in Italia. La partnership con Plastic Consult è molto importante: cerchiamo di dare una mano alle aziende a modificare i loro processi di produzione partendo dal packaging».