Ciotti (Corepla): “Coronavirus, si rischia il blocco della raccolta differenziata”

Nonostante la raccolta dei rifiuti continui senza grosse criticità in tutto il territorio nazionale, gli impianti di lavorazione stanno già soffrendo la chiusura di alcuni settori industriali. Corepla: “Il rischio è che l'intera filiera si fermi”
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Impianti di lavorazione della plastica, della carta e del vetro saturi. Tonnellate di materiale semi lavorato fermo nei siti di stoccaggio, che nella peggiore delle ipotesi dovranno finire in discarica. La filiera della raccolta differenziata che si blocca. È questo lo scenario a cui potremmo andare in contro entro un mese al massimo, se non verranno prese delle contromisure nella gestione dei rifiuti, in particolare per gli imballaggi di plastica. 

Lo fa sapere il Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) che è sicuramente il più coinvolto tra i vari consorzi di raccolta e riciclo. Il plasmix, la plastica non riciclabile che viene dalla raccolta differenziata, non trova più sbocchi, sia a causa di una parziale chiusura dei confini nazionali, sia a causa della chiusura dei cementifici che lo usano come collante. Inoltre la plastica riciclata, che corrisponde a circa il 46 per cento del materiale immesso al consumo nazionale, non viene neppure esportata e la domanda, a parte quella per il Pet o per la plastiche ad alta densità (quella utilizzata per i flaconi), è crollata.

”Rischiamo un grosso problema nella filiera del riciclo«, spiega a La Stampa Antonello Ciotti, presidente di Corepla. ”Ci sono interi settori che sono chiusi e che hanno fatto crollare la domanda di plastica riciclata, come i cementifici o l'industria dell'automobile«. Il rischio appunto è che entro poche settimane la filiera si blocchi, con un effetto domino: nonostante la raccolta differenziata dei rifiuti urbani continui, i siti di lavorazione e stoccaggio sarebbero colmi, con tonnellate di materiale semilavorato fermo e che alla fine, nella peggiore delle ipotesi ”dovrebbe finire in discarica«. ”Secondo le nostre simulazioni, arriveremo a saturazione entro tre quattro settimane. Ovvero gli impianti di selezione non avranno più spazio per stoccare il lavorato«, spiega Ciotti.

Le richieste dei consorzi per scongiurare la crisi
Il rischio è che la tanto decantata economia circolare si fermi, così come molti altri settori del paese. Per questo motivo alcune settimane fa il Conai ha inviato una lettera al primo ministro Conte, al capo della Protezione Civile, al ministro dell'Ambiente, al ministro dello Sviluppo Economico e al presidente dell'Anci, chiedendo un confronto con governo e regioni. ”Abbiamo chiesto una serie di azioni piuttosto urgenti«, continua Ciotti. ”Oltre a chiedere un aumento nelle volumetrie di stoccaggio degli stabilimenti, chiediamo di portare a saturazione termica tutti gli inceneritori presenti sul territorio nazionale, in maniera da poter raggiungere la massima capacità«.

Alla richiesta dei consorzi che gestiscono la raccolta e differenziazione dei rifiuti aveva risposto anche il ministro dell'Ambiente Sergio Costa spiegando come fosse stata stabilita una linea guida per l'applicazione dell'articolo 191 del codice dell'ambiente. In questo caso le Regioni, per motivi di emergenza, possono modificare per 18 mesi i quantitativi e i volumi di accoglienza dei rifiuti. A rispondere e aumentare volumetrie e capacità termica degli impianti sono state 13 Regioni: per il Nord il Piemonte, la Lombardia, il Friuli e l'Emilia Romagna. Al centro la Toscana, il Lazio, l'Umbria, le Marche, Abruzzo e Molise, mentre al Sud Basilicata, Sardegna e Sicilia.

Carenze strutturali e impiantistiche
Ad oggi la plastica immessa al consumo sul territorio nazionale si aggira sui sette milioni di tonnellate l'anno. Di queste 2,2 milioni sono imballaggi in plastica, l'85 per cento dei quali vengono intercettati dal sistema consortile e quindi avviati al recupero. Resta quindi quella frazione che non trova altri sbocchi se non l'incenerimento o la discarica. Questa crisi dimostra tutta la carenza di impianti sia di stoccaggio che di termovalorizzazione del nostro paese, in particolare per tutta quella parte di rifiuti che non viene intercettata dalla differenziata. E lo dimostra anche l'aumento dei prezzi da parte degli impianti. ”Prima dell'emergenza Covid, il costo per il trattamento in discarica o nei termovalorizzatori era già raddoppiato rispetto ai diciotto mesi prima. Nei giorni scorsi è aumentato di un altro 40 per cento, dimostrando tutta la criticità della filiera«, conclude Ciotti.

Non solo, ma ciò che viene evidenziato è anche la necessità di trovare uno sbocco a tutta quella plastica che non rientra negli imballaggi o contenuta nei Raee, e quindi potenzialmente riciclabile. Lo conferma Michele Rasera, direttore generale di Contarina, azienda che si occupa della gestione dei rifiuti nei 49 comuni della provincia di Treviso e che tocca quote di differenziata dell'85 per cento. ”Questo è il momento per pensare veramente a come recuperare i diversi materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Dobbiamo incentivare il recupero di tutti materiali, non solo la parte che viene separata. Noi possiamo raccogliere e differenziare tutti i rifiuti, ma se questi non hanno valore, gli sforzi risultano inutili«.