"In Asia mercati di fauna selvatica ancora aperti", l'allarme di Peta e Animal Equality

L'organizzazione internazionale aveva già lanciato una petizione all'Onu per chiederne la chiusura. Una battaglia intrapresa anche da Wwf e altre associazione ambientaliste durante l'emergenza coronavirus

1 minuti di lettura
Protesta degli ambientalisti contro i wet market a New York (Usa) (afp)
I mercati di fauna selvatica in Asia continuano a restare aperti, rappresentando un rischio per la salute umana e per il trattamento degli animali. A lanciare il nuovo allarme è l'organizzazione internazionale Animal Equality: "È di poco fa la notizia che anche Peta Asia ha riscontrato continue irregolarità nei wet market asiatici. Come Animal Equality aveva già denunciato in un video che mostrava immagini raccolte in Cina, Vietnam e India, i mercati di questo genere sono luoghi molto pericolosi per animali, ambiente e salute pubblica, in cui non vengono rispettate le norme igieniche minime o la tutela della salute umana e animale". L'organizzazione internazionale aveva già lanciato una petizione all'Onu per chiederne la chiusura.

"Anche le immagini girate da Peta Asia in Thailandia e Indonesia mostrano condizioni terribili, - spiega l'organizzazione - animali mutilati, macellati sul posto senza alcun rispetto per l'igiene e per le norme di benessere animale, spazzate via da un fiume di sangue, escrementi, sporcizia che invade i banchi di questi mercati all'aperto, già sanzionati in passato ma aperti con sprezzo per il rispetto della comunità internazionale".

Animal Equality supporta Peta Asia in questa denuncia e rilancia la petizione rivolta alle Nazioni Unite per chiedere la chiusura immediata di tutti i wet market in tutto il mondo. La petizione ha già raccolto quasi 250mila adesioni in Italia, oltre 450mila in tutto il mondo. È necessario instaurare subito un processo che porti alle dismissione di questi mercati, fornendo alla popolazione locale sistemi di sussistenza alternativi, che rispettino ambiente, animali e norme igieniche, onde evitare future pandemie, che con queste premesse non tarderanno ad arrivare.

In una lettera indirizzata all'Onu - e in Italia ialla Rappresentante Permanente per l'Italia presso le Nazioni Unite Maria Angela Zappia - Animal Equality chiede "di agire subito per risolvere questo gravissimo problema". Lunedì 27 aprile sulla questione è stato anche lanciato un tweetstorm internazionale che ha raccolto oltre 200 mila tweet da tutto il mondo indirizzati alle Nazioni Unite.

"Il tempo dei temporeggiamenti e delle indecisioni deve finire subito - insiste l'organizzazione animalista - per rispetto della salute umana, delle vittime del coronavirus, degli animali e dell'ambiente. È dalle decisioni e dal coraggio della classe dirigente e dalle istituzioni in forza oggi infatti che si deciderà il futuro e il destino dell'umanità".