Il 2019 è stato l’anno record in termini di produzione di RAEE

Secondo i dati del Global e-waste report 2020 lo scorso anno, globalmente, sono stati generati 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (la cifra più alta mai registrata): una media preoccupante di 7,3 kg pro capite; di questi, solo il 17% viene adeguatamente processato e riciclato
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Non è un segreto: le apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) rappresentano una parte essenziale della vita quotidiana dell'Occidente globalizzato. Negli anni, la loro crescente disponibilità ha consentito a buona parte della popolazione mondiale di beneficiare di standard di vita precedentemente impensabili, forgiando un nuovo tipo di immaginario e preparando il terreno per i prodromi del processo di trasformazione in direzione della cosiddetta Industria 4.0; tuttavia, al netto degli indubbi vantaggi scaturiti dalla loro diffusione su larga scala, i dati parlano chiaro: le modalità attraverso cui i rifiuti elettronici vengono prodotti, consumati e – soprattutto – riciclati originano costi ambientali esosissimi. Sostanze tossiche e pericolose come mercurio, ritardanti di fiamma bromurati (BFR) o cloroflurocarburi (CFC) sono presenti in svariati tipi di apparecchiature elettroniche e comportano gravi rischi per la salute umana e l'ambiente se non processate in maniera ecologicamente dignitosa.

Il monitoraggio delle quantità e dei flussi dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e il loro corretto smaltimento risultano essenziali per poter immaginare una transizione razionale verso l'economia circolare, e intersecano altre istanze ambientali di primaria importanza, come la lotta al cambiamento climatico, la diminuzione delle emissioni di gas serra, il consumo di suolo e il risparmio idrico.

Secondo i risultati scaturiti dal secondo Green Economy Report di Remedia, presentato a Milano nel maggio del 2019, grazie al riciclo dei RAEE sono state evitate 237mila tonnellate di CO2eq: una cifra pari al fermo di 2mila auto che percorrono 20mila km. Grazie allo smaltimento dei rifiuti elettronici, inoltre, è stato possibile risparmiare 2 milioni di m3 di acqua (il volume di 800 piscine olimpioniche), 227mila tonnellate di materie prime (circa il peso di 22 Torri Eiffel) e 1.000 ettari di suolo (un'estensione corrispondente a 1.500 campi da calcio). Inoltre, nel solo 2018, il recupero dei RAEE ha consentito un risparmio sulle importazioni di oltre 52 milioni di euro: numeri che testimoniano gli effetti virtuosi che possono scaturire dall'applicazione di corrette procedure di smaltimento.

Eppure, nonostante queste evidenze, i dati consultabili all'interno del Global E-waste Monitor 2020, il report pubblicato annualmente dalle Nazioni Unite in materia di waste of electric and electronic equipment, fotografano una realtà che, di virtuoso, ha ben poco: lo scorso anno, globalmente, sono stati generati 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (la cifra più alta mai registrata), corrispondenti a una media preoccupante di 7,3 kg pro capite; di questi, solo il 17% viene adeguatamente processato e riciclato.  Ciò significa che, durante lo scorso anno, oro, argento, rame, platino e altri materiali recuperabili – per un valore complessivo stimato attorno ai 57 miliardi di dollari, una somma superiore al prodotto interno lordo di diversi paesi – sono stati scaricati o bruciati anziché essere raccolti per il trattamento e il successivo riutilizzo: uno scialacquamento di proporzioni macroscopiche. Inoltre, lo studio evidenzia come, in riferimento al quinquennio 2014-2019, la percentuale di rifiuti elettronici è cresciuta del 21%.

 Nello specifico, l'Asia ha il registrato la soglia di rifiuti elettronici più alta del 2019 (24,9 milioni di tonnellate), seguita dalle Americhe (13,1), dall'Europa (12) dall'Africa (2,9) e dall'Oceania (0,7). Il vecchio continente occupa il primo posto in termini di produzione pro capite di RAEE (16,2 kg) – precedendo l'Oceania (16,1 kg), le Americhe (13,3 kg), l'Asia (5,6 kg) e l'Africa (2,5 kg) – e rappresenta il continente con la più alta percentuale di raccolta e riciclaggio (42,5%). Il rapporto prevede, inoltre, che la cifra complessiva di rifiuti elettronici globali potrebbe attestarsi attorno a 74 milioni di tonnellate entro il 2030, quasi il doppio rispetto al quantitativo registrato durante il 2014: un'emorragia alimentata da tassi di consumo elettrici ed elettronici più elevati, obsolescenza programmata – e, di conseguenza, cicli di vita dei prodotti sempre più brevi – e opzioni di riparazione fortemente limitate. Inoltre, le Nazioni Unite sottolineano come i Paesi che, nell'ultimo quinquennio, hanno deciso di dotarsi di una legislazione adeguata in materia sono 78: una crescita significativa se rapportata alle stime rilevate durante il 2014 (61), ma ancora largamente insufficiente ai fini del raggiungimento degli ambiziosi obiettivi fissati nel 2018 dalla Conferenza dei plenipotenziari dell'Unione Internazionale delle telecomunicazioni (Itu), che prevedono il superamento della soglia del 30% della quota di riciclo mondiale entro il 2023.