Clima

Luisa Neubauer, la Greta tedesca: "La politica non capisce l'emergenza"

A sinistra l'attivista climatica tedesca Luisa Neubauer e, a destra, la svedese Greta Thunberg nell'ultimo giorno del meeting del World Economic Forum (WEF) a Davos, Svizzera 
Luisa Neubauer, una delle leader insieme a Greta Thunberg del movimento Fridays for Future, parla dopo l'incontro con il premier italiano Giuseppe Conte. "Noi ricordiamo alla politica ciò che dicono gli scienziati e soprattutto ciò che c'è scritto nei trattati che quegli stessi leader hanno firmato o comunque condiviso"
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"Il premier italiano Giuseppe Conte non ha capito". Luisa Neubauer, una delle leader insieme a Greta Thunberg del movimento Fridays for Future, racconta con amarezza la video conferenza di ieri in cui lei, Greta e altre tre attiviste hanno dialogato con il presidente del Consiglio e il ministro dell'Ambiente Sergio Costa. "Il nostro obiettivo era recapitare un messaggio molto chiaro al governo italiano", spiega la 24enne tedesca a Green&Blue. "In questo momento c'è bisogno di leader, compreso Conte, che prendano molto seriamente la crisi climatica e che agiscano, certo nel contesto europeo, ma assumendosi la responsabilità di una lotta nazionale al riscaldamento globale".

E Conte cosa vi ha risposto?
"Non sono sicura che lui abbia capito di cosa stessimo parlando".

Ma come è possibile? Intende dire che il nostro premier non comprende la gravità della crisi climatica?
"In realtà i leader politici fraintendono spesso quello che diciamo loro. Pensano che noi li si voglia obbligare a fare ciò che vogliamo noi. In realtà, ricordiamo alla politica ciò che dicono gli scienziati e soprattutto ciò che c'è scritto nei trattati che quegli stessi leader hanno firmato o comunque condiviso. Siamo alla disperata ricerca di capi di governo che facciano tutto il possibile per tenere l'aumento della temperatura globale del Pianeta sotto 1,5 gradi. E non c'è molto tempo per farlo".

Dunque il premier Conte non è tra i leader che agiscono contro la crisi climatica?
"Potrebbe diventarlo e noi saremmo felici di prenderne atto. Anche perché l'Italia è coorganizzatrice di Cop26, l'importantissima Conferenza Onu sul clima che si terrà tra un anno a Glasgow. Sarebbe fantastico che Conte riuscisse a fare di questo evento il punto di svolta per la lotta al riscaldamento globale. Tuttavia, l'Italia punta ancora sul gas naturale, che è un combustibile fossile, è addotta una strategia di riduzione delle emissioni che non è compatibile con la crisi che stiamo attraversando. Non è questo che ci aspettiamo da una politica che voglia davvero farsi carico delle generazioni future".

Ma non è facile immaginare per un grande Paese una transizione brusca dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili.
"Ci sono le difficoltà ma anche le soluzioni. E comunque le riduzioni delle emissioni sono scritte negli Accordi di Parigi che anche l'Italia ha firmato. Noi abbiamo incoraggiato Conte, così come facciamo con tutti i leader che incontriamo, a procedere su questa strada. Perché i prossimi mesi saranno cruciali e non bastano le belle parole o organizzare un summit dei giovani".

Insomma, siete uscite deluse dall'incontro con il premier italiano?
"Delusione non è la parola giusta, perché non è che avessimo chissà quali speranze prima dell'incontro. Sappiamo che la situazione è complessa e che gli Accordi di Parigi richiedono molto a paesi come l'Italia in termini di riduzioni delle emissioni di CO2. Ma non è investendo sul gas naturale e continuando a dare sussidi al mercato dei combustibili fossili, come fa l'Italia, che si mette in atto una vera politica contro l'emergenza climatica".