Hollywood green

Cinema e ambiente, ma quelle stelle servono a poco

Il principe Harry e Meghan Markle 
La fama del personaggio che lancia un appello può distrarre dal tema principale. Per questo gli attori spariscono dagli spot tv. Meglio gente comune
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Le celebrità del mondo, con i cinema e i teatri chiusi, le quarantene e le mascherine, non hanno molto da fare in questo periodo. Passano anche loro gran parte del tempo a casa, battendosi sui social per qualche buona causa. DiCaprio contro il riscaldamento globale, i Clooney contro gli stupri e per i gay, Emma Watson per i diritti delle donne. Ma ad alcuni studiosi è venuto un dubbio: serve davvero coinvolgere le celebrità nelle campagne per l’ambiente? La gente segue i loro consigli? Forse meno di quel che si crede.  

Hollywood, le star che sfilano sul tappeto verde


All’inizio di ottobre, il principe William ha annunciato con il divulgatore scientifico David Attenborough l’istituzione del premio Earthshot per l’innovazione ambientale. Attenborough ha 94 anni e aveva bisogno di essere affiancato da una celebrità più giovane, ma è servito a poco: nonostante la presenza di William, del nuovo premio, finanziato da Wwf, Greenpeace e da Jack Ma, si è parlato pochissimo nei giornali britannici e ancora meno all’estero.  

Lo stesso accade agli appelli dei duchi di Sussex Harry e Meghan, impegnati a salvare il mondo su Instagram dalla loro villa da 14 milioni di dollari in  California. Perché bisognerebbe ascoltarli? Come Leonardo DiCaprio e i Clooney, anche loro, una volta spenta la telecamera, saliranno sull’ennesimo aereo privato ignorando le raccomandazioni che hanno appena dato alla gente comune.  

Deutsche Welle, storica radio tedesca che oggi ha un portale tradotto in 30 lingue, ha dedicato un lungo servizio all’apporto che le celebrità possono dare ai temi ambientali, scoprendo che non tutti sono d’accordo sul fatto che un volto noto abbia oggi lo stesso impatto che aveva nei tempi pre-social, quando ad esempio Liz Taylor e Lady Diana si battevano con grande successo per i malati di Aids. Alegria Olmedo, ricercatrice presso il Dipartimento di Zoologia dell’Università di Oxford, ha condotto uno studio per misurare l’efficacia delle campagne condotte da alcune celebrità in Vietnam e in Cina contro il consumo di pangolino, il formichiere squamoso che ha trasmesso il Covid-19 dal pipistrello all’uomo. 

La geniale campagna del governo tedesco contro il Covid 19


“Per misurare l’efficacia – ha detto - prima di tutto è necessario definire cosa si intende per successo. Le celebrità hanno effettivamente aiutato a raggiungere gli obiettivi della campagna? E come quantificare questi obiettivi? Molte campagne affermano di aver raggiunto un certo numero di persone sui social media. Ma sono state condotte ricerche che dimostrano che dare semplicemente informazioni alle persone non significa che le ricorderanno o agiranno di conseguenza”.

Secondo alcuni studi di marketing citati da DW, l’adesione di una celebrità a una campagna o a un prodotto può avere l’effetto opposto a quello desiderato, perché la fama del personaggio può distrarre dal tema principale. Sarà anche per questo, oltre che per risparmiare, che quasi più nessuno utilizza attori famosi per gli spot pubblicitari in tv, nei quali compaiono invece sempre più persone comuni: la gente ha capito che gli attori recitano e si fida solo dei consigli di persone normali, che hanno gli stessi problemi.  

Sarah Marchildon, esponente del segretariato delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Bonn, ritiene invece che ricorrere alle celebrità serva comunque a qualcosa: “Abbiamo bisogno che raggiungano quelle persone che non possiamo raggiungere da soli: se i loro canali social sono seguiti da 20 milioni di persone e i nostri da 750 mila perché non approfittarne?”. Marchildon ha prodotto video con noti narratori del mondo dello spettacolo come Morgan Freeman. Ma anche lei ammette che è difficile capire se questo produca differenze nel comportamento delle persone.

Un altro problema è la credibilità dei personaggi coinvolti: il loro stile di vita non può essere in contrasto con quello che dicono. Gli esperti di comunicazione consigliano dunque di lasciar perdere le celebrità e di ricorrere invece al parere di scienziati esperti abituati al rapporto con il pubblico e dotati di capacità divulgative. Le immagini di animali feriti o in pericolo sono più efficaci persino delle conferenze a pagamento degli Obama o dei Clinton. Il mondo è malato, e quando si è malati si chiedono consigli a un medico, non a una celebrità.