Dove finiscono gli aerei che non volano più. E inizia il riciclo

Dove finiscono gli aerei che non volano più. E inizia il riciclo
Nei prossimi vent'anni saranno rottamati 12-17 mila aerei commerciali. Ma qual è il "fine vita" di un aeromobile che ha viaggiato in media una trentina di anni? Dai parcheggi a lunga sosta fino allo smontaggio per il riuso, che può arrivare fino all'85%
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Dei 31.717 aerei commerciali attualmente in servizio in tutto il mondo, entro i prossimi 20 anni si calcola che ne verranno rottamati tra i 12.000 (stima dell’Aircraft Fleet Recycling Association) e 17.000 (secondo l’agenzia stampa di settore Flightglobal). Una buona metà dell’attuale flotta con un valore di centinaia di miliardi di euro che costituirà allo stesso tempo un problema e un’opportunità per l’ambiente e l’economia. Con un passaggio quasi obbligato nei così detti "cimiteri degli aerei" che di fatto sono degli immensi parcheggi di lunga sosta, per la maggior parte situati nelle aree desertiche degli stati americani dell’Arizona, della California e del New Mexico, ma anche in Australia, ai piedi dei Pirenei in Spagna, non lontano da Parigi in Francia e nel centro dell’Inghilterra, dove i velivoli aspettano le decisioni della compagnia che può soltanto parcheggiarli e riprenderli in caso di picchi di traffico oppure avviare le operazioni di smontaggio e riciclo che in circa due mesi di lavoro portano a un recupero che può andare dal 50-60% per un Boeing 747, progettato secondo logiche che non prevedevano il recupero a un Airbus A300, recuperabile fino all’85%.
(infografica a cura di Gedi Visual)

Cifre importanti per l’ambiente e l’economia circolare visto che un solo B747, che è destinato a sparire completamente dai cieli, pesa oltre 180 tonnellate mentre un A300 ne pesa 87; e ogni punto percentuale di riciclo significa circa una tonnellata di materiali pregiati che tornano nell’economia e vengono risparmiati alle discariche. Cifra che moltiplicata per i 12-17.000 velivoli, costituisce una grandissima quantità di materiali e denaro. 

Gli aeromobili, dopo una vita lunga circa 25-30 anni e 65-70 mila voli effettuati sono considerati obsoleti e pronti per uscire di scena. A questo punto, soprattutto i più grandi e quelli che comunque possono ancora volare, partono per i giganteschi parcheggi dell’ovest statunitense. Lì, grazie alla mancanza di piogge e al clima secco e caldo, gli aerei possono restare all’aperto per mesi e anni senza degradarsi rapidamente a causa delle intemperie che ne provocano la corrosione e senza avere bisogno della protezione di un costoso hangar.
(infografica a cura di Gedi Visual)

Il parcheggio-cimitero più noto in tutto il mondo, anche se non ospita aerei civili è l’Aerospace Maintenance and Regeneration Group, nella base militare di Davis-Monthan, poco distante da Tucson, gestito direttamente dalla United States Air Force, che ospita circa 4.400 aerei militari. Una vera e propria pagina di storia vivente della superpotenza militare, con velivoli che hanno partecipato a tutti i conflitti, dalla seconda guerra mondiale in poi, da quelli del Vietnam a quelli dell’Iraq, compresi i 700 caccia supersonici McDonnell Douglas F-4 Phantom II della guerra fredda.

Tra i più importanti cimiteri di aerei civili, molti ex aeroporti militari utilizzati durante la seconda guerra mondiale per presidiare il Pacifico, in Arizona spiccano il Pinal Airpark di Marana che si espande su una superficie di 610  ettari e il Kingman Airport and Industrial Park dell’omonima città utilizzato prevalentemente dalle compagnie statunitensi: Delta, American and United. Nel sud della California ci sono il Mojave Air and Space Port e Southern California Logistics Airport di Victorville, in New Mexico il Roswell International Air Center.

Il più importante parcheggio aeroportuale del Pacifico, l’Asia Pacific Aircraft Storage si trova ad Alice Springs in Australia ed è il riferimento dalle compagnie aeree  di tutto il Sud-Est Asiatico, dal Giappone alla Corea. In Europa il più importante parcheggio di fine vita degli aerei si trova in Spagna, presso l’aeroporto di Teruel nella provincia di Aragona. In ognuno di questi parcheggi, sono insediate diverse società che offrono alle compagnie i servizi relativi al fine vita dell’aereo. Qui infatti le compagnie parcheggiano l’aeroplano in attesa di decidere il da farsi a seconda delle esigenze del mercato e di bilancio senza pagare i costosi parcheggi degli aeroporti operativi. Poi, a seconda delle necessità, possono decidere di tenerlo parcheggiato anche più di un anno, di chiedere la riparazione (e intervengono le società specializzate di istanza nell’area) o più spesso, di dismetterlo iniziando un’operazione di smontaggio e riciclo. In questo caso, dopo averlo svuotato di tutti i liquidi inquinanti, iniziano le operazioni vere e proprie che vanno dal recupero dei sedili allo smontaggio e revisione dei motori, del carrello e di tutte le parti, che quando possibile, vengono revisionate e rimesse sul mercato dei ricambi revisionati. Le parti che invece non si possono riciclare, vengono separate e finiscono in parte in discarica, in parte, alle aziende che fondono i materiali. Questa parte, vero buco nero per le compagnie, perché costituisce una perdita secca e un aggravio di costi di smaltimento si va via via riducendo.

Grazie al programma europeo PAMELA lanciato da Airbus, il riutilizzo dei materiali di un aereo è passato da una media del 60% di 20 anni fa a una dell’85% fino a raggiungere punte superiori al 90% oggi. Il costruttore europeo nel 2007 ha costituito una società insieme a Safran e Suez, dedicata al parcheggio e al riciclo degli aerei, la Tarmac Aerosave, che oggi è leader continentale con quattro basi parcheggio, oltre alla spagnolo Teruel (vedi sopra), tre in Francia a Tarbes, Tolosa e Vatry dove può ospitare fino a 260 aerei e 80 motori e una piattaforma per lo smontaggio e il riciclo che in 13 anni ha smontato e recuperato materiali da 220 aerei.
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