Inquinamento

C'è un altro nemico delle alghe: l'argento disperso nell'ambiente. Che danneggia il fitoplancton

Fitoplancton 
Sulle pagine di Scientific Reports l'analisi di quello che succede a un'alga quando incontra le nanoparticelle di argento: viene distrutta, e così la sua capacità di produrre ossigeno
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Sono piccole, piccolissime, ma possono stravolgere il funzionamento di un intero organismo, sebbene piccolo anch'esso, ma con effetti potenzialmente ben maggiori. Stiamo parlando delle nanoparticelle di argento, particelle della grandezza di nanometri appunto (ovvero miliardesimi di metro) che, soprattutto per le loro proprietà antibatteriche, sono impiegate un po' ovunque, dai tessuti, ai dispositivi elettronici, a quelli medicali. Ma le conseguenze sull'ambiente (ma anche sulla salute) legate al loro utilizzo non sono del tutto note. Per esempio, che effetti potrebbero avere negli ambienti acquatici?
 
Il fitoplancton e nostra la catena alimentare. Per cercare di rispondere - almeno in parte - alla domanda, un team di ricercatori dell'Università di Ginevra e dell'Università della California di Santa Barbara, ha analizzato gli effetti delle nanoparticelle di argento sull'alga di acqua dolce Poterioochromonas malhamensis. Scelta non a caso, ha spiegato Vera Slaveykova dell'Università di Ginevra, a capo dello studio, pubblicato sulle pagine di Scientific Reports: “Dal momento che le particelle di nanoargento sono sviluppate per distruggere, repellere o rendere innocui organismi dannosi come i batteri, la comunità scientifica ha pensato che potrebbero essere pericolosi anche per gli organismi cruciali per il nostro ambiente”. E organismi come la P.malhamensis lo sono eccome: come fitoplancton contribuiscono alla produzione di gran parte dell'ossigeno che respiriamo, ha spiegato Slaveykova, e sono alla base della catena alimentare, motivo per cui quello che arriva a queste alghe può facilmente risalire la catena alimentare. Ma cosa fanno nelle alghe, prima di tutto? Come cambia il loro metabolismo in presenza delle nanoparticelle e con l'argento disciolto, e in che modo?
 
Le alghe al microscopio. Per scoprirlo i ricercatori hanno analizzato in laboratorio il profilo metabolico delle alghe esposte alle particelle e all'argento. Lo hanno fatto grazie alla combinazione di tecniche che permettono nel complesso di separare, quantificare e identificare i componenti di un sistema (come la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa), osservando le alghe al microscopio elettronico, monitorando così nel complesso come cambiava la fisiologia delle alghe. Il risultato? La presenza di nanoparticelle e dell'argento sovvertiva il funzionamento delle alghe, mettendo in crisi la stessa fotosintesi e la produzione di ossigeno, colpendo il metabolismo di proteine, grassi e acidi nucleici. E anche se le particelle di argento sono pappate dalle alghe, per i ricercatori il principale responsabile di questi sovvertimenti è l'argento disciolto. Al di là del risultato, ha concluso la ricercatrice, lo studio serve a dimostrare la versatilità della metabolomica anche nella tossicologia ambientale.