Riciclo

Se la rete da pesca diventa un bikini

(Credits: HealthySeas.org) 
La ong HealthySeas recupera le reti di nylon che vengono poi rigenerate insieme ad altri scarti in un filato di alta qualità. Così la plastica viene riciclata anche per i tessuti
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Nessuno spreco. Nessuna nuova risorsa. Solo infinite possibilità. Così il settore tessile si rinnova utilizzando i rifiuti di plastica. Reti fantasma e bottiglie recuperati nel Mar Mediterraneo si trasformano in tessuti di alta qualità. Chi non crede più alle favole forse sa bene che il tessile è dagli anni ‘80 che investe nella sostenibilità ed è uno dei settori più circolari in Italia e in Europa. Ma ora c’è una spinta maggiore. Da quando la Commissione Europea ha promesso di sostenere la riconversione dei settori a più forte impatto ambientale.

La plastica sta rivoluzionando gli armadi delle aziende italiane e anche i nostri. Nell’immaginario collettivo, la plastica è vista come uno dei materiali più inquinanti, “in realtà ha qualità intrinseche molto alte: si può recuperare e riutilizzare quasi il 100%” spiega Mauro Sampellegrini, Innovation manager di Sistema Moda Italia.

Utilizzata per creare prodotti di altissimo livello - costumi da bagno, pile e abbigliamento sportivo, calze, tappeti e interni auto - non ha una qualità inferiore rispetto alla materia prima pura. E i prezzi sono paragonabili a quelli della materia originale. “C’è una filiera italiana che ha valutato l’impatto sia sulla sostenibilità sia sulla finanziabilità, per il recupero e l’utilizzo di plastica riciclata. E ci sono dei brevetti che tutelano la filiera” dice Sampellegrini.

Grazie a processi di riciclaggio, che prevedono lavorazioni meccaniche combinate a lavorazione chimiche del fine vita dei prodotti, si ottengono granuli di poliammide che vengono venduti per essere filati. Nel progetto sono coinvolti molti enti non governativi no-profit, la cui missione è quella di recuperare plastica in mare. “Dal 2013 fino al 2019, collaborando con subacquei volontari e comunità di pescatori, abbiamo raccolto 510 tonnellate di reti da pesca nel Mare del Nord, Mediterraneo e Adriatico. Solo nel 2019, 33 tonnellate nel Mediterraneo (Italia e Grecia)” dichiara Veronika Mikos, direttrice della ong Healthy Seas. “Le reti di nylon vengono rigenerate insieme ad altri scarti in un filato di alta qualità, gli altri tipi di plastica vengono riutilizzati o riciclati dai nostri partner per la creazione di nuovi prodotti sostenibili".

Per fare economia circolare non basta valutare l’imprenditorialità, è necessario coinvolgere la società e puntare sulla formazione. “Secondo gli ultimi studi sociologici, già ora le generazioni Z e i boomers uniti alle vecchie generazioni guardano e guarderanno sempre più a prodotti sostenibili prima di valutare i loro costi” afferma Sampellegrini.
Non ci sono scorciatoie. “Se un’azienda tessile vuole rimanere sul mercato non può prescindere dall’innovazione rispetto alla sostenibilità, fulcro per tutti gli investimenti nella ricerca e nella innovazione, nella digitilizzazione, nel risparmio energetico e nell’efficientamento produttivo”. Alla fine, non è un salto nel buio ma un’opportunità. Se non ora quando?