I Paesi che puntano sull’idrogeno: ecco chi è più avanti

Tra le nazioni più attive ci sono Australia e Giappone: hanno creato un consorzio nippo-australiano che inizierà a produrre idrogeno dalla lignite in un progetto pilota da 500 milioni di dollari. Progetti ambiziosi in tanti altri paesi del mondo, Italia compresa
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L'olimpo dei Paesi più attrezzati per la corsa all'idrogeno si allarga. E tra i paesi più attivi ci sono Australia e Giappone. Insieme hanno siglato un consorzio nippo-australiano che inizierà a produrre idrogeno dalla lignite, in un progetto pilota da 500 milioni di dollari australiani (370 milioni di dollari). Il progetto prevede di bruciare parte dei 5 miliardi di tonnellate di lignite nella Latrobe Valley (sufficienti per alimentare Victoria per più di 500 anni) per produrre idrogeno da liquefare e spedire in Giappone. A dicembre è stato lanciato il primo vettore di idrogeno al mondo, che spedirà il carburante per 9.000 km dall'Australia orientale a Kobe. Nella città giapponese è già stata installata una centrale elettrica a turbina a gas alimentata interamente a idrogeno, che fornirà calore ed elettricità ai vicini edifici comunali. Il Giappone punta a diventare la prima società a idrogeno al mondo ed entro il 2030 il governo vuole realizzare la prima filiera completa dell'H2.



Anche l'Italia avrà la sua strategia nazionale sull'idrogeno. Gli obiettivi sono una penetrazione dell'idrogeno sui consumi nazionali di energia del 2% al 2030, con prospettiva 20% al 2050, 5 gigawatt di elettrolizzatori installati sempre al 2030 e investimenti per 10 miliardi di euro suddivisi con il settore privato. A questo si aggiungono i 2 miliardi di euro previsti all'interno del Recovery and Resilience Plan. Il piano, da circa 12 miliardi di euro totali, prevede 5-7 miliardi destinati a strutture di distribuzione e consumo e 2-3 mld alla ricerca. C'è poi l'accordo tra Tenaris, Edison e Snam finalizzato alla decarbonizzazione dell'acciaieria di Tenaris a Dalmine attraverso l'introduzione dell'idrogeno verde in alcuni processi produttivi. E il progetto H2iseO: secondo cui in Lombardia, entro il 2023, ci sarà la prima linea ferroviaria con treni a idrogeno e nascerà la prima Hydrogen Valley italiana.

In Gran Bretagna invece si punta quasi esclusivamente sull


Anche nei Paesi Bassi, lungo la costa del Mare del Nord, sono in fase di pianificazione due grandi progetti. Uno riguardante l'idrogeno blu (quello estratto da idrocarburi fossili dove l'anidride carbonica non viene liberata nell'aria ma immagazzinata), con il quale si cercherà di coinvolgere l'intero sistema produttivo del porto di Rotterdam. Mentre l'altro, il progetto NortH2, sviluppato nel porto di Eemshaven, utilizzerà i venti del Mare del Nord per produrre idrogeno per la logistica portuale e le industrie vicine.

In Germania il governo intende invece investire nell'idrogeno ben 9 miliardi di euro. Approvando una strategia nazionale per contribuire a decarbonizzare l'economia e ridurre l'uso di CO2, Berlino punta a portare la capacità di elettrolisi a 5 GW entro il 2030 e 10 GW entro il 2040. Il piano economico prevede che 2 dei 9 miliardi stanziati saranno destinati per le partnership internazionali per l'approvvigionamento. L'idea è quella creare uno schema delocalizzato nei paesi del Golfo e in Nord Africa sfruttando l'energia solare per alimentare le centrali produttive. Il progetto prevede inoltre la produzione sia dell'idrogeno verde sia di quello blu.

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La Francia ha stabilito un piano dedicato all'idrogeno da 7,2 miliardi di euro. Il governo punta a costruire elettrolizzatori per raggiungere una capacità produttiva di 6,5 GW, diffondendo il vettore nel settore industriale e in quello dei trasporti. L'idrogeno verde sembra essere l'obiettivo primario. Total ed Engie, per esempio, hanno già avviato una collaborazione nell'ambito di un progetto (denominato Masshylia) all'interno della bioraffineria di La Mède, nel Sud del paese. L'inizio della costruzione dell'impianto è ipotizzata nel 2022, in vista della produzione a partire dal 2024. Il progetto prevede un investimento di oltre 100 milioni di euro: l'impianto fornirà in un primo tempo 5 tonnellate di idrogeno verde al giorno. Un elettrolizzatore con una potenza di 40 megawatt consentirà di produrre l'idrogeno dall'acqua e dall'elettricità, evitando così l'emissione di 15 mila tonnellate di CO2 all'anno. L'elettricità sarà fornita da un parco fotovoltaico.


Anche l'Arabia Saudita si colora di verde. Il Paese mediorientale costruirà il più grande impianto per l'idrogeno verde al mondo. Il progetto vale 5 miliardi di dollari e sarà di proprietà della statunitense Air Products & Chemicals, della società saudita ACMA Powers e di Neom, la mega-città futuristica in costruzione al confine con l'Egitto e la Giordania. L'impianto sarà alimentato da 4 gigawatt di energia solare ed eolica, che genereranno l'energia elettrica necessaria a produrre 650 tonnellate di idrogeno al giorno (l'equivalente di 15mila barili di petrolio e in grado di alimentare circa 20 mila autobus a idrogeno). L'H2 prodotto verrà immesso sui mercati nella forma di ammoniaca, per essere poi riconvertito.