Transizione ecologica

Così una fattoria può diventare carbon-negative

Analisi del suolo per lo stoccaggio della CO2 
La strategia per le emissioni di gas serra passa da una dieta con più grassi per le mandrie e campi digitalizzati per controllare la maturazione di frutta, verdura e foraggi. Con un controllo hi-tech per il consumo di acqua per irrigazione
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Una dieta con più grassi per le mandrie e campi digitalizzati per controllare la maturazione di frutta, verdura e foraggi. Nella fattoria a emissioni zero innovazione tecnologica e pragmatismo contadino viaggiano in parallelo. L'alimentazione e la gestione degli animali insieme all'Internet of Things per le piante sono gli interventi a portata di mano per rendere più sostenibile il settore.  

Secondo l'ultimo rapporto dell'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) agricoltura e allevamento in Italia sono responsabili del 7 per cento delle emissioni di gas serra ma la quota a livello globale è quasi quattro volte tanto. Pesa anche il consumo di acqua per l'irrigazione che in Italia sfiora il 50 per cento del totale utilizzato. Per non parlare del metano rilasciato durante la digestione dei bovini che rappresenta il 10 per cento di quello concentrato nell'aria. Un tentativo di tassazione della fase più intima della digestione bovina, poi soprannominata Fart Tax, era naufragato nel 2009 negli Stati Uniti. In realtà, nel lungo periodo il potenziale inquinante del metano è 28 volte maggiore di quello dell'anidride carbonica.  

Produzione di foraggio in proprio 

Allevamenti con il segno meno

Il primo passo per la transizione ecologica di una fattoria è sapere quante emissioni di CO2 produce l'attività. Ed è quello che ha fatto un team di ricerca internazionale su 19 ettari di allevamento in provincia di Viterbo. I risultati dello studio sono stati pubblicati una settimana fa sulla rivista Journal of Cleaner Production. "Si tratta di un metodo che integra diversi criteri per la valutazione dell'impronta di carbonio lungo tutte le fasi dell'allevamento" spiega Riccardo Valentini, docente di ecologia forestale all'Università della Tuscia e coordinatore della ricerca. "Dalla produzione di metano nel processo di digestione degli animali fino alle emissioni di ossidi di azoto nella lavorazione del letame, l'effetto dei fertilizzanti e delle macchine agricole, nonché gli strumenti per la lotta ai parassiti".

Produzione di biogas dal letame 

Un menù di grassi per le mucche

Poi si passa all'azione. Una delle sperimentazioni più promettenti riguarda la dieta della mucche. Una maggiore presenza di grassi nel menù quotidiano, così come una maggiore qualità dei foraggi, è in grado di ridurre la quantità di metano rilasciata dagli animali. "Poi è necessario aumentare la capacità di accumulo del carbonio nel suolo evitando di sovraccaricarlo e lasciando che i resti delle coltivazioni, per esempio di foraggio, rimangano al suolo come una copertura spontanea. Così si aumenta la presenza di humus e la capacità naturali del terreno di sequestrare il carbonio", prosegue Valentini. "Le aziende agricole che abbiamo studiato producevano 3,9 megatoni di anidride carbonica all'anno. Con un modello di lavorazione minima, che prevede tra le altre cose la coltivazione del foraggio in azienda e la valorizzazione energetica del letame, non solo si possono ridurre a zero le emissioni ma risparmiare fino a 5 megatoni diventando di fatto carbon negative".

 

Con il digitale si risparmia acqua

Considerata l'età media degli allevatori e le superfici bonsai delle aziende italiane la svolta green della campagna non sarà immediata. La scarsa confidenza con l'informatica è uno dei freni che rallenta il percorso verso la sostenibilità perché la cosiddetta agricoltura di precisione offre davvero opportunità fino a ieri impensabili. A partire dal monitoraggio in remoto delle piante con sensori in grado di registrarne anche le condizioni di salute che consente di pianificare eventuali trattamenti con fertilizzanti e insetticidi. Secondo uno studio dell'Università La Statale di Milano, con questi strumenti si può risparmiare fino al 50 per cento di agrofarmaci e il 70 per cento di acqua consumata oggi per l'irrigazione.

+ Emissioni di gas serra: Cattiva alimentazione dei bovini, non valorizzazione del letame, scarsa manutenzione dei campi, trasporti inquinanti e assenza di interventi di efficienza energetica.
- Emissioni di gas serra:
dieta ricca di grassi per i bovini, trasformazione del letame in biogas, riduzione dei fertilizzanti e coltivazionedi piante perenni per il foraggio