L'intervista
Xiye Bastida durante una protesta nel 2019. A 20 anni è leader dei giovani ambientalisti Usa 

Xiye Bastida: "Lottiamo in allegria. La nostra battaglia per salvare il mondo"

La Greta degli ambientalisti americani: "Domani anche noi allo sciopero globale per il clima. Bene Biden ma da lui ci aspettavamo uno slancio maggiore"

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“Dai palazzi del potere solo promesse vaghe e vuote”. I ragazzi di Fridays for Future non si rassegnano alla lentezza con cui la politica mondiale continua ad affrontare l’emergenza climatica. E oggi si mobilitano nuovamente per un global strike, uno sciopero globale. Ci sarà anche la ventenne Xiye Bastida, uno dei volti simbolo della protesta giovanile: origini messicane e newyorkese di adozione, il 20 settembre 2019 guidò nelle strade della Grande Mela la più grande manifestazione mondiale di Fridays for Future. E in quegli stessi giorni accolse a Manhattan Greta Thunberg, reduce dalla sua traversata a vela dell’Oceano per partecipare al summit Onu sul clima. Oggi Xiye si divide tra lo studio all’università e l’impegno ambientalista: insieme ad altri attivisti suoi coetanei sta dando vita a un nuovo progetto: Re-Earth. Ma è anche molto attenta a quanto avviene a Washington, dopo l’avvicendamento tra Donald Trump e Joe Biden alla Casa Bianca.

Xiye, come valuta le prime mosse del nuovo presidente in fatto di emergenza climatica?

“Nei primissimi giorni ha approvato tanti atti legislativi, ha nominato Gina McCarthy capo dell'Ufficio per la politica climatica della Casa Bianca e ha scelto una nuova guida per l’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Abbiamo visto molto impegno contro la crisi climatica, ma ci aspettavamo che lo slancio andasse avanti. I disastri climatici non aspetteranno l'attuazione delle politiche e le ingiustizie non spariranno con i discorsi. Basta vedere cosa è successo in Texas: i prezzi dell'elettricità sono aumentati fino al punto in cui alcune persone hanno dovuto pagare 16.000 dollari per la bolletta. E questo significa che l'economia non è pronta per i disastri climatici, le infrastrutture energetiche non sono pronte, gli elettrodomestici non sono pronti. E in tutto questo c’è stata anche una mancanza di aiuto da parte del governo federale”.

Dunque non promuovete Biden fin dall’inizio?

“Anche se come tutti gli attivisti per il clima, mi sento sollevata dal fatto che Biden sembri davvero desideroso di affrontare la crisi, in realtà dobbiamo aspettare di vedere le azioni concrete che verranno attuate. E io personalmente sono rimasta delusa dal fatto che Biden non vieterà il fracking. Riconosciamo che il gas naturale emette meno CO2 del petrolio o del carbone, ma non possiamo fare affidamento sul fracking. Dobbiamo passare alle energie rinnovabili, in modo che la nostra rete possa essere alimentata al 100% da eolico e solare”.

C’è un canale di comunicazione aperto tra l’Amministrazione Biden e voi giovani attivisti per il clima?

“In effetti è un altro aspetto che andrebbe migliorato: la persona che si occupa delle comunicazioni tra il team Climate Policy di Biden e noi giovani attivisti è qualcuno che in passato ha preso molti soldi dall'industria dei combustibili fossili. Non possiamo fare affidamento su di lui per far arrivare alla Casa Bianca le nostre preoccupazioni e sottoporle al Presidente”.

Ma ci sarà qualcosa che le è piaciuto nell’approccio di Biden verso l’emergenza climatica.

“Sì: fa molto riferimento alla giustizia climatica, e il fatto che il dibattito si stia spostando dall'azione per il clima alla giustizia climatica è davvero importante. Vuol dire che ci si sta concentrando sulla creazione di posti di lavoro verdi, che Biden si sta impegnando perché ci sia una transizione giusta e contro il razzismo ambientale. Perché non è importate solo ridurre le nostre emissioni, ma anche fare in modo quel taglio sia sostenibile per tutta la popolazione”.

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E cosa auspica per i prossimi mesi?

“Vorrei essere sicura che, con l'aiuto di tutti gli attivisti, delle aziende, degli scienziati, la Casa Bianca metta in atto cambiamenti destinati a durare. Gli Stati Uniti sono molto divisi, anche sulla politica climatica, e non possiamo permetterci di fare marcia indietro ogni volta che c'è un cambio di governo”.

E’ l’anno della Cop26. E gli Stati Uniti questa volta ci saranno. Con quale ruolo? Saranno loro a guidare la transizione?

“Mi piacerebbe che i nostri obiettivi alla Cop di Glasgow fossero i più ambiziosi di sempre. Magli Stati Uniti devono avviarsi a questo evento con un approccio collaborativo, non pretendendo di essere i migliori. L'approccio migliore è quello della cooperazione anziché della concorrenza: uniti per perseguire un obiettivo comune, che è diverso da tutto ciò che è stato fatto prima, in fatto di relazioni internazionali”.

Le sembra che l’Amministrazione sia sulla strada giusta?

“Biden ha nominato persone che sono in grado di perseguire questo tipo di politica. Se non dovessero farlo noi giovani attivisti saremo lì a inchiodarli alle loro responsabilità”.

Perché siamo di fronte a un anno decisivo per il Pianeta?

“La Cop 26 sarà il momento per i Paesi di ridefinire le loro ambizioni e i loro obiettivi. E abbiamo bisogno che tutti i Paesi siano molto più aggressivi nei loro tagli alle emissioni se vogliamo rimanere al di sotto di 1,5 gradi Celsius di riscaldamento, cosa che al ritmo attuale non riusciremo a raggiungere. Purtroppo molte volte negli ultimi cinque o dieci anni abbiamo sentito dire "quest'anno sarà decisivo”. Invece di dirlo ogni anno, dobbiamo concentrarci sulle cose pratiche da fare”.

Per esempio?

“Gli Stati Uniti, hanno scorte di carbone che potrebbero bastare per i loro fabbisogno energetico dei prossimi 300 anni. Come possiamo assicurarci che questo carbone rimanga nel terreno? Come ci assicuriamo di passare alle energie rinnovabili? Insomma ci sono molte cosa da cambiare quest'anno: si potrebbe iniziare implementando l'educazione al clima nelle scuole e a tutti i livelli della società, perché è davvero qualcosa di cui le persone devono essere consapevoli”.

Avete dato vita a una nuova associazione: Re-Earth. Di cosa si tratta?

“Re-Earth Initiative è un'organizzazione internazionale guidata dai giovani che vuole evidenziare le interconnessioni della crisi climatica: il nostro obiettivo principale è rendere sia il movimento per il clima che le informazioni sul clima accessibili a tutti. Per farlo raccontiamo come l'acqua si colleghi alla giustizia climatica, così come l'inquinamento atmosferico o la plastica. E traduciamo tutti i nostri contenuti in sette o otto lingue diverse. Siamo un movimento giovanile e quindi cerchiamo di fare tutto questo con divertimento e allegria, in modo solidale e inclusivo, per creare uno spazio in cui ci rispettiamo e ci sentiamo al sicuro”.

Sarete a Glasgow?

“Sì, ci stiamo organizzando per essere presenti alla Cop26. La nostra è una organizzazione internazionale, con giovani provenienti da oltre venti Paesi. Certamente ci saranno attivisti americani, perché vogliamo che non ci sia solo la voce del governo degli Stati Uniti ma anche dei suoi giovani. Vogliamo però che a parlare siano anche i ragazzi di quei Paesi che spesso sono sottorappresentati in questi vertici, in modo da sottolineare l’importanza della giustizia climatica. Nelle questioni climatiche c’è una interdipendenza che va riconosciuta: se tagliamo le emissioni degli Stati Uniti ma noi americani continuiamo a consumare abbigliamento prodotto in modo non sostenibile all’estero non avremo risolto il problema della nostra impronta di carbonio”.

Se dovesse sintetizzare i vostri obiettivi?

“Rimanere al di sotto di 2 gradi di riscaldamento - mirando a 1,5 - e assicurandoci che i diritti umani siano rispettati quando si cercano soluzioni climatiche”.