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Dai copricapi in paglia alla turbina 'ibrida' a idrogeno, la prima al mondo

(foto: Baker Hughes) 
La nuova tecnologia permetterà di immettere ogni anno nella rete italiana del gas fino 7 miliardi di metri cubi di idrogeno. Tutto è iniziato negli stabilimenti Baker Hughes alle porte di Firenze. L'azienda pronta a sperimentare nuove tecnologie per il taglio delle emissioni degli impianti
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Dai copricapi in paglia alla prima turbina “ibrida” a idrogeno al mondo. In grado – secondo i suoi progettisti – di consentire un taglio delle emissioni di anidride carbonica di 5 milioni di tonnellate all’anno. L’ha realizzata Baker Hughes, colosso statunitense dei servizi petroliferi presente in Toscana con il Nuovo Pignone. 


È qui, nell’azienda nata 170 anni fa alle porte di Firenze (aperta come fonderia di ghisa da un imprenditore di Lastra a Signa che prima produceva cappelli di paglia), che è stato progettato e costruito da zero il nuovo macchinario, destinato all’impianto di “spinta” di Snam Rete Gas di Treviso. Ai non esperti il nome non dirà molto, e forse nemmeno la scheda tecnica: si chiama "NovaLT12" ed è la prima turbina ibrida al mondo – alimentata fino al 10% da idrogeno – testata per essere utilizzata in un'infrastruttura di trasporto del gas naturale. 

Per capire la portata dell’innovazione basta un dato: la nuova tecnologia permetterà di immettere ogni anno nella rete italiana del gas fino 7 miliardi di metri cubi di idrogeno. Un quantitativo equivalente ai consumi annui di 3 milioni di famiglie, che consentirebbe di ridurre le emissioni di anidride carbonica di 5 milioni di tonnellate ogni 12 mesi. La macchina lavora infati in sinergia con le tubature “Hydrogen ready" di Snam, che rendono possibile trasportare quantità crescenti di idrogeno miscelate con il gas naturale. 

Un progetto, quello di NovaLT12, nato e cresciuto in Toscana, anche grazie al programma di ricerca e sviluppo “Galileo” sostenuto dal ministero dello Sviluppo economico e dall’ufficio Invest in Tuscany della Regione. Ma la turbina ibrida non è l’unico risultato dell’impegno green di Baker Hughes, che nei suoi stabilimenti toscani punta a diventare “carbon neutral” entro il 2050. 


Nel polo di Massa è stata sviluppata la “Lm9000”, una maxi turbina da 67 megawatt di potenza (l’equivalente del fabbisogno energetico di una città proprio come Massa) capace di tagliare del 40% la quantità di ossido d’azoto immesso nell’aria rispetto ai “modelli” precedenti. 


Il macchinario deriva dal più potente motore d’aereo al mondo, il GE 90 (quello usato sui Boeing 777), sviluppato da Baker Hughes con la collaborazione di GE Aviation in Italia. Ed è già stato scelto dalla russa Novatek per il suo nuovo impianto di gas petrolio liquefatto. Pesa un sesto delle turbine concorrenti, è più efficiente del 44% ed è progettato all’insegna della sostenibilità, grazie alle emissioni di ossido d’azoto quasi dimezzate. 

In Toscana Baker Hughes è un pezzo importante dell’economia regionale: solo qui l’azienda genera un valore pari al 4,6% del Pil e secondo uno studio dell’Irpet – l’istituto di programmazione economica della Regione – dà lavoro a circa 36 mila persone (54 mila su scala nazionale). 

Ora la multinazionale punta a far diventare sempre più “green” l’industria dell’estrazione del combustibile. “Vogliamo giocare un ruolo chiave nella transizione energetica del Paese – afferma Davide Marrani, vicepresidente Supply Chain di Baker Hughes – In tema di sostenibilità ambientale lavoriamo su due fronti: aiutando i nostri clienti a ridurre le emissioni con impianti sempre più efficienti e monitorando costantemente la CO2 prodotta dai nostri stabilimenti. Dal 2012 – spiega Marrani – siamo riusciti a ridurre a dimezzare le emissioni di gas serra degli impianti italiani di Firenze e Massa, grazie all’uso di pannelli solari e nuove tecnologie. Un esempio? Un nuovo tipo di gas criogenetico per le prove dei compressori centrifughi, sviluppato in collaborazione con l’Università di Firenze, che da solo ha consentito un taglio del 5-10% dell’anidride carbonica emessa ogni anno”.