La ricerca

Una medicina per il Mediterraneo. "Studiamo come mitigare l'acidificazione dei mari"

(foto: Boris Horvat/Afp via Getty Images) 
Un team di ricercatori del Politecnico di Milano e del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici alle prese con una tecnica per limitare gli effetti dell'assorbimento di CO2 da parte degli oceani. "E' come se si usasse un gigantesco Maalox per fermare l’acidità"
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I mari e gli oceani possono dare un contributo fondamentale alla riduzione della CO2, ma il prezzo da pagare rischia di essere altissimo: la loro acidificazione, con conseguenze disastrose per gli habitat subacquei. E’ quello che gli esperti chiamano "il gemello nascosto del riscaldamento globale". Ora uno studio congiunto del Politecnico di Milano e del Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici, pubblicato su Frontiers in Climate cerca di verificare se l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte dei mari possa essere gestito in modo che le acque non diventino acide.


"Gli oceani catturano il 30% della CO2 emessa dalle attività umane", spiega Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico e tra gli autori della ricerca. "Ma una volta in acqua l’anidride carbonica si trasforma in acido carbonico. Per neutralizzare questo acido si può versare in mare dell'idrossido di calcio: è come se si usasse un gigantesco Maalox per fermare l’acidità…".

I ricercatori del Politecnico di Milano e del Cmcc si sono concentrati sul Mediterraneo. Ma non hanno rovesciato in mare tonnellate di polvere di idrossido di calcio: hanno piuttosto eseguito simulazioni al computer. "Abbiamo immaginato che le navi che già oggi solcano il Mare Nostrum rilascino in acqua opportune dosi di idrossido di calcio, compatibili con le loro stive e i loro carichi ordinari, e lungo le rotte che seguono abitualmente", continua Caserini.

Con quali risultati? Impressionanti, a giudicare le mappe elaborate da Momme Butenschön, scienziato tedesco oggi in forze alla sede bolognese del Cmcc e primo autore dello studio. "La prima è uno scenario di come potrebbe essere il Mediterraneo nel 2050 se si adotteranno solo alcune misure di mitigazione dei cambiamenti climatici: alcune aree sono di un arancione acceso, segno di un brusco calo del pH marino e quindi di una grave acidificazione", spiega Butenschön. "Poi c’è la seconda proiezione, in cui si vede un Mediterraneo in cui abbiamo immaginato di versare idrossido di calcio nel corso dei prossimi 30 anni per fissare l'acidità dell'acqua ai livelli attuali: le acque sono rosa o addirittura verdi, segno che il pH è salito con un processo di alcalinizzazione. In particolare nell’Adriatico, che è un mare quasi chiuso con pochi scambi di acqua e molti fiumi che sfociano innalzando il pH. E’ evidente che nella realtà il rilascio di idrossido di calcio andrebbe calibrato per ogni singola area, proprio per evitare di passare da un rischio acidificazione a un eccesso di alcalinizzazione".

"Le nostre simulazioni", conferma Caserini, "dimostrano comunque che l’ipotesi di controbilanciare l’acidificazione dei mari con questa tecnica è fondata. Ora dobbiamo passare dalle elaborazioni informatiche alle sperimentazioni vere e proprie".

C’è per esempio da capire se il "Maalox" da versare in mare per arginare gli effetti della CO2 non abbia effetti collaterali altrettanto gravi per i pesci e gli altri organismi viventi sottomarini. "Se ne stanno già occupando gli specialisti di habitat marini", dice Caserini, "ma come nel caso dei vaccini per il Covid, gli effetti collaterali sono certamente preferibili al non fare nulla". "Inoltre, - aggiunge Butenschön, - vogliamo capire se l’approccio seguito per il Mediterraneo può essere esteso agli oceani, dove le dimensioni e le dinamiche delle correnti sono completamente diverse".

Seguiranno dunque esperimenti veri e propri, prima in laboratorio poi in tratti controllati di mare. Perché l’opportunità di confinare l’anidride carbonica sui fondali non va sprecata. Anche qualora fossero rispettati gli impegni delle nazioni maggiori di azzerare le emissioni entro il 2050, nell’atmosfera terrestre continuerebbe a galleggiare la CO2 che vi abbiamo immesso negli ultimi due secoli. Andrà comunque assorbita per evitare che continui a surriscaldare il Pianeta. E i mari possono darci una mano.