Investimenti

Se banche e assicurazioni abbracciano la finanza verde

I green bond, e ancora di più i titoli che riguardano il composito sistema della sostenibilità, sono ormai parte ineliminabile e consistente di qualsiasi portafoglio. Anche se non sono ancora diffusissimi, hanno una minore volatilità e crescono a grande velocità. Gli esperti ci spiegano perché
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Banche e assicurazioni, il fronte avanzato di qualsiasi strategia di investimento, si stanno rapidamente "riconvertendo" alla finanza verde. I green bond, e ancora di più i titoli che riguardano il composito sistema della sostenibilità, sono ormai parte ineliminabile e consistente di qualsiasi portafoglio. Ognuno dei giganti del credito e della finanza ha la sua strategia e la sua metodologia operativa, ma in ogni caso mette sempre di più queste emissioni con un contenuto ecologico, di economia circolare, di sostenibilità in senso lato (compresa quella etica concernente per esempio il trattamento dei lavoratori e le discriminazioni) al centro della propria strategia.

I titoli verdi, è la posizione comune ai maggiori attori del mercato, possono contare su una crescente popolarità che si traduce, in termini operativi, in una minore volatilità. Anche se, a quest'ultimo proposito, e anche su questo convengono tutti gli analisti del settore, bisogna considerare un punto: non si tratta ancora di titoli diffusissimi, anche se aumenta ogni giorno il numero dei grandi fondi internazionali che dichiarano esplicitamente che sempre meno (se non zero del tutto) compreranno titoli di natura diversa da quelli verdi e sostenibili - la strada l'ha tracciata in maggiore di questi, BlackRock, che gestisce la quasi impronunciabile circa di 9mila miliardi di dollari di risparmi e investimenti. Per cui chi possiede o emette titoli di questa natura, non sempre trova molta scelta per diversificare all'interno del settore, visto che nel settore stesso ha tutta la convenienza nel rimanere. Ma vediamo allora i comportamenti di alcuni dei principali protagonisti del mondo bancario e assicurativo, italiano ed europeo.

Le due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit, hanno finora adottato due strategie diverse, pur considerando entrambe di estrema importanza il comparto "green". Intesa Sanpaolo emette direttamente da alcuni anni dei titoli dedicati. "Il primo green bond - racconta Elena Flor, responsabile dell'Environmental social governance e sustainability dell'istituto - l'abbiamo emesso nel giugno 2017 per un importo complessivo di 500 milioni di euro. Con i proventi abbiamo finanziato progetti dedicati in particolare alle energie rinnovabili e all'efficienza energetica.

Per la precisione, i proventi del Green Bond hanno finanziato 76 progetti con un risparmio annuale di circa 460 mila tonnellate di emissioni di CO2". La banca, in partnership con la Fondazione Ellen MacArthur, ha stanziato un plafond creditizio di 6 miliardi di euro a favore dell'economia circolare. Dopodiché ha istituito un vero e proprio "laboratorio per la circular economy" insieme con la Fondazione Cariplo che fa parte del gruppo ed elabora strumenti innovativi, identifica e seleziona i comparti dove intervenire sempre nell'ambito della "green economy".

 

"Nel 2018 - aggiunge Elena Flor - abbiamo lanciato il fondo Eurizon Fund Absolute Green Bonds, uno dei primi strumenti istituiti da un asset manager italiano specializzato sui mercati obbligazionari internazionali per permettere di finanziare progetti legati all'ambiente. Dopodiché, nel novembre 2019 abbiamo collocato un green bond da 750 milioni con focus sull'economia circolare. Infine, dopo una pausa nel 2020 scosso dalla pandemia (pausa intendiamoci nei soli bond "ecologici" perché sono emerse priorità urgentissime dettate dall'emergenza sanitaria), già nel marzo di quest'anno abbiamo ripreso le emissioni con un green bond da 1,25 miliardi di euro i cui proventi andranno a coprire i mutui green concessi per la costruzione o l'acquisto di immobili ad alta efficienza energetica". Tutto questo nell'ambito di una ben più ampia iniziativa nei finanziamenti per attività ad alto impatto sociale, che hanno riguardato nel corso del solo 2020 oltre 37 miliardi di euro (il 42,5% sul totale dei nuovi finanziamenti), 32 dei quali a sostegno del sistema produttivo durante l'emergenza sanitaria. I fondi hanno contribuito a creare opportunità imprenditoriali e occupazionali nonché ad aiutare le persone in difficoltà attraverso diverse forme: microcredito, prestiti antiusura, prodotti e servizi destinati ad associazioni del Terzo settore; prodotti dedicati alle categorie sociali più vulnerabili.

L'altro grande protagonista della finanza italiana, Unicredit, ha scelto una via diversa, anche se non esclude di entrare al più presto anche fra gli emittenti: "Noi affianchiamo primarie istituzioni nazionali per il concepimento, l'allestimento e il lancio dei green bond", spiega Carolina Marazzini, responsabile per l'Italia del "debt capital markets" dell'istituto di Piazza Gae Aulenti. Un'attività che è proseguita anche nel 2020, nonostante la drammatica pandemia, ma poi grazie anche alle disposizioni con cui la Bce ha inserito i bond "sustainability linked" fra i suoi programmi d'acquisto, abbiamo curato emissioni Esg per 7,4 miliardi di euro di cui 2,5 miliardi con finalità sociali, 1,1 miliardi per transizione ecologica, oltre tre miliardi "green" e sostenibilità". Gli "assistiti" del gruppo sono i principali emettitori nazionali, comprese la stessa Intesa e poi Snam, Fs, Enel, Cdp fino allo Stato. Nel primo trimestre del 2021 l'attività si è intensificata: le emissioni Esg sono arrivate a 13,9 miliardi di euro, compreso il green bond da 8,5 miliardi emesso dalla Repubblica italiana, e il resto per le altre finalità della sostenibilità. "In questo settore c'è una crescente sensibilità da parte sia dei risparmiatori che degli investitori istituzionali", conferma Carolina Marazzini. "La commissione europea sta fissando con sempre maggior precisione gli standard e la "tassonomia" del settore, specialmente in vista dei finanziamenti del Next Generation Eu che saranno veramente cospicui su questo fronte, e parallelamente si approssimano le scadenze derivanti dagli accordi di Parigi sul clima che impongono un sempre più significativo finanziamento sulle iniziativa di decarbonizzazione dell'economia". L'attivismo dell'Ue si spiega anche con la necessità, chiesta dagli stessi investitori, di isolare le emissioni "greenwashing", la cui finalità ecologica è solamente di facciata, funzione in cui è particolarmente attiva l'Esma (European Securities and Markets Authority), la "Consob delle Consob" che ha sede a Parigi e che ha più volte sollecitato una regolamentazione stringente di questo mercato ancora nuovo e per diversi aspetti tuttora privo di regole certe. 

 

Analoghe sono le valutazioni che sta portando avanti il comparto assicurativo, interessato sotto due fronti: intanto per tenere sempre sostenuto e redditizio il finanziamento del proprio patrimonio, e poi - discorso che vale per i maggiori gruppi - come un fondo d'investimento che cerca le opportunità più valide sui mercati. In quest'ultima veste la tedesca Allianz, primo gruppo d'Europa, ha un'ampia esperienza anche nell'attività - del tutto separata dalle polizze - di gestore patrimoniale. Spiega Massimiliano Maxia, specialista di questi prodotti nell'ambito del fixed income di Allianz Global Investors: "Nel 2015, quando Allianz GI ha lanciato la sua strategia "verde", i green bond non venivano considerati come una vera e propria asset class. Era opinione comune che si trattasse di un mercato di nicchia pur in via di espansione". Benché in termini di volumi di emissioni stesse iniziando a crescere in maniera significativa, fino a quel momento in effetti l'universo dei green bond era ancora relativamente limitato, con una ridotta diversificazione dal punto di vista geografico, settoriale o del profilo degli emittenti. "Con il passare del tempo, grazie alla robusta crescita delle nuove emissioni - riprende Maxia - il mercato ha raggiunto dimensioni considerevoli. Se alla fine del 2015 i green bond costituivano appena lo 0,1% di un indice fixed income globale, oggi ammontano quasi all'1% degli indici globali, con volumi prossimi ai 500 miliardi di euro". Per rendere l'idea, un indice high yield in euro consiste di circa 425 miliardi di euro in titoli idonei. "Tutto ciò significa che il mercato dei green bond non è più un mercato di nicchia ma rappresenta ormai una asset class a se stante".

 

Per il 2021, aggiunge ancora Maxia, "prevediamo una crescita esponenziale di questo mercato, dell'ordine del 20 per cento". Il settore beneficia in modo moltiplicato delle condizioni monetarie attuali: le società hanno la massima convenienza ad emettere in generale, e ancora di più in un comparto come quello "verde" dove la crescita sembra illimitata. A testimonianza dell'importanza del settore, nello stesso giorno (25 marzo 2021) sono stati pubblicati due rapporti: nel primo molto critico di una serie di associazioni ambientalistiche internazionali (Banking of climate chaos) si legge che le istituzioni finanziarie di tutto "hanno ancora molto cammino da fare" e che risulta ancora troppo alto fra le compagnie finanziate il numero delle aziende che non hanno affatto imbracciato la transizione ambientale, nel secondo rapporto - in qualche modo coerente con il primo - redatto dall'International Energy Agency and Imperial College di Londra, si scrive che gli investimenti in energia rinnovabile fra il 2010 hanno avuto un rendimento del 367%, il maggiore di qualunque altra classe di investimento.