Emergenza climatica

Incendi zombie: sempre più comuni a causa del clima

California (Terray Sylvester/Getty Images) 
Sopravvivono all’inverno covando nel sottosuolo, e riaffiorano in estate scatenando nuovi focolai. Un fenomeno poco studiato, che nella taiga sta diventando più comune a causa del riscaldamento globale
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Li chiamano overwintering fires (roghi “svernanti”, o meglio latenti), o con un termine più pop, incendi zombie. Si tratta di fuochi che colpiscono la taiga, la foresta di conifere che cresce tra Siberia, Scandinavia, Canada e Stati Uniti, e che al termine della stagione estiva continuano a covare in profondità nel suolo ricco di materiali organici, sopravvivendo all’inverno per poi riapparire in superficie l’anno seguente, con il ritorno di temperature più propizie. Un fenomeno conosciuto ma ancora poco studiato, e che si sta rivelando più comune del previsto a causa del riscaldamento globale: un nuovo studio pubblicato sulle pagine di Nature rivela infatti che nelle estate più calde gli incendi zombie possono essere responsabili di oltre un terzo dell’area totale consumata dagli incendi boreali.

Come spiegano gli autori dello studio, gli incendi zombie si sviluppano seguendo quattro fasi: iniziano per colpa di attività umane o innescati da un fulmine; al termine della stagione calda sembrano spegnersi; covano invece nel suolo per mesi durante l’inverno; e infine riaffiorano quando il clima torna propizio, dando vita a nuovi focolai. Conoscendo queste caratteristiche, è possibile identificare a posteriori gli incendi latenti, facendo attenzione ai roghi che scoppiano senza innesco apparente, e in prossimità di un area coinvolta in un incendio nella stagione precedente.

Armati di questa consapevolezza, gli autori dello studio hanno realizzato un algoritmo con cui mappare gli incendi zombie che hanno interessato il Nord America tra il 2002 e il 2018. I risultati hanno offerto diverse informazioni interessanti: guardando all’intero periodo, infatti, gli incendi latenti sono risultati responsabili di appena lo 0,8% delle aree devastate dalle fiamme, ma la loro prevalenza è molto variabile su base annuale, con annate in cui sono arrivati a bruciare il 38% delle aree distrutte dal fuoco. Gli incendi latenti sono risultati inoltre più comuni in seguito ad estati particolarmente calde, al termine delle quali le fiamme hanno maggiore probabilità di penetrare in profondità nel terreno, e sopravvivere così al riparo dalle piogge e dalle nevi invernali.

Un particolare importante, perché con i cambiamenti climatici in atto le zone più settentrionali dell’emisfero boreale stanno vedendo aumentare le temperature medie annuali più velocemente di molte altre regioni del Pianeta, e sono quindi destinate ad essere colpite sempre più spesso da incendi latenti nei prossimi decenni. Conoscere il problema aiuterà quindi a prevenire più efficacemente gli incendi nella taiga, un bioma importantissimo non solo perché rappresenta un terzo della superficie forestale del pianeta, ma anche perché copre territori in cui sono intrappolate quantità particolarmente elevate di carbonio, che in caso di incendi vengono rilasciate nell’atmosfera sotto forma di CO2, contribuendo sensibilmente a peggiorare l’effetto serra e il riscaldamento globale.