Cicale
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L'invasione delle cicale: il ritorno delle Magicicada assorda gli Stati Uniti

Dopo 17 anni sotto terra miliardi di cicale sono venute alla luce, e cantano, cantano all'impazzata per attirare le femmine e accoppiarsi prima di morire

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NEW YORK - Dopo 17 anni sottoterra, perché non guadagnarsi 15 minuti di fama? È quanto deve aver pensato la cicala Magicicada posatasi giovedì sul collo di Manu Raju, corrispondente della Cnn al Congresso americano, proprio mentre stava per iniziare la diretta: facendolo sussultare e imprecare più volte, fra le risatine divertite dei colleghi. Il video è già diventato virale: ma oltre a far ridere vi da forse la misura di quanto sia ampia l’invasione di  questi insetti stagionali ben diverse dalle nostre cicale mediterranee che da pochi giorni hanno invaso buona parte d’America. 

 

Le prime Magicicada 'brood X' (che sta per decima nidiata, una delle 15 che compaiono regolarmente negli Usa orientali, ma la più consistente) sono apparse – ma soprattutto si sono udite – a Columbus in Ohio. Ma si stanno già diffondendo in mezzo paese, registrate in almeno 15 Stati: Delaware, Georgia, Illinois, Indiana, Kentucky, Maryland, Michigan, Carolina del Nord, New Jersey, New York, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Virginia, West Virginia ed evidentemente, quel District of Columbia dove sorge la capitale Washington e la Capitol Hill dove pure lo sfortunato giornalista se n’è trovata una addosso.  

Usa, miliardi di cicale sbucano dal terreno: l'invasione si verifica dopo 17 anni

Sì, la Magicicada sono tornate. E quest’anno sono più rumorose che mai. Classe 2004 (quando sono state concepite) sono rimaste sotto terra 17 anni: e ora, alla soglia della maggior età – e a poche settimane dalla morte – hanno davvero voglia di far baldoria. Eccole dunque a cantare e cantare: emettendo quel verso, definito dagli studiosi “frinito”, che in realtà è un richiamo sessuale. Sono d’altronde solo gli esemplari maschi a produrlo, facendo vibrare due particolari muscoli fino a ricavarne un acuto la cui modulazione arriva a circa 240 Hz. Così intenso da ipnotizzare praticamente le femmine, attirandole e convincendole all’accoppiamento che completa la fase riproduttiva: e termina la loro vita. Una sorta di baldoria erotica fra eros e thanatos da compiere nell’arco di sei settimane.

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Sempre che nel frattempo sopravvivono: perché evidentemente il troppo tempo passato sottoterra le rende particolarmente sprovvedute, facili vittime di uccelli e predatori. Insomma, a dirla tutta, non sono particolarmente smart. Volano ma come fossero ubriache. E mal sopportano il peso del loro guscio: se cadono, per dire, da un albero di schiena, non sanno rigirarsi e restano ad agitare le zampine come fossero tartarughe. Poco male. La loro vita in superfice dura comunque poco. Quando le “vecchie” depongono le uova, muoiono. E le loro larve iniziano un nuovo ciclo vitale nel buio profondo della Terra. 

 

Studiosi e appassionati le aspettavano con ansia: la loro periodicità – emergono appunto ogni 13 o 17 anni e solo quando il terreno inizia a raggiungere la temperatura di 18 gradi, a metà primavera – le rende oggetto di studi particolari.

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Ma anche di memorie particolarmente evocative: per cui tutti vogliono riascoltarne il canto almeno una volta, anche perché per prossimo appuntamento, dicono gli esperti, bisognerà aspettare il 2038. A parte il gran frastuono, non danno fastidio né provocano danni ai raccolti. Però, certo, sono veramente tantissime: circa un milione ogni 2 chilometri quadrati. Insomma, non c’è da stupirsi se una di loro è finita pure nel pieno di una diretta tv.