Rinnovabili
Il gruppo di Wesii. Mauro Migliazzi, il fondatore, side al centro con fra le mani un drone  

Piccole startup crescono. "Con droni, aerei e Ai il fotovoltaico vola alto"

Nata nel 2016, la Wesii di Chiavari, in Liguria, oggi è l’unica al mondo che usa algoritmi e immagini aeree per prevedere i guasti nelle centrali di pannelli solari. E sta già progettando un suo satellite per diventare ancora più precisa

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Sono ventuno in tutto, sede a Chiavari, in Liguria, e stanno già volando alto. Strana storia quella di Wesii, startup nata nel 2016. Ha scelto di operare in un campo specifico ma in piena espansione sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale (Ai). Risultato: in una manciata di anni è diventata una delle cinque aziende più importanti al mondo. Usa droni, aerei, sensori e algoritmi applicandoli al controllo dei pannelli solari. Ed è la sola a farlo in questo modo. La sua piattaforma, chiamata EliosField, è il primo sistema di analisi predittiva basato sui Big data, per ottimizzare le prestazioni degli impianti fotovoltaici andando ben oltre il semplice volo di ispezione annuale fatto con i droni. In pratica fa scandagliare alle Ai i dati sulla produzione energetica dei pannelli, unendola alle analisi delle fotografie aeree e delle immagini dei sensori iperspettrali e riuscendo così ad anticipare dove si verificherà un guasto.

Uno dei sensori usati per controllare gli impianti fotovoltaici 
“Siamo gli unici ad usare gli aerei invece di affidarci solo ai droni. Con un solo volo riusciamo a controllare molti più impianti e ad usare sensori termici che sono cinque volte più accurati rispetto a quelli dei droni”, racconta Mauro Migliazzi, fondatore della Wesii. “Possiamo arrivare a scansionare dai 100 a 1000 ettari al giorno, a seconda della distanza fra i vari impianti. Con un drone al massimo si raggiungono i 20 ettari. Oppure bisogna moltiplicare i voli e di conseguenza i mezzi, le autorizzazioni, i piloti. I droni infatti da noi hanno vita difficile a causa di mille impedimenti burocratici”.

Un passato in aziende del calibro di Eni e Compagnia Generale Ripreseaeree, Migliazzi ha 43 anni e un modo inusuale di procedere. Quando creò la compagnia decise di concentrarsi solo sul mercato italiano invece di puntare subito a quello estero. Mossa in apparenza miope, se non fosse che aveva bisogno di grandi quantità di dati per cominciare ad addestrare gli algoritmi e l’unico modo per averli era aumentare il ritmo di controllo degli impianti. Hanno fra i loro clienti realtà come Erg, Terna, Stern, Tages, Immerenergy, Duferco. Di centrali fotovoltaiche ne hanno controllate con la loro tecnologia circa mille e 300 e su 300 di questi hanno volato tre volte.

La piattaforma EliosField di Wesii 
“Le immagini termografiche rilevano la temperatura degli oggetti e quelle di tipo tradizionale segnalano eventuali rotture della struttura. Da queste ultime, ad esempio, si capisce se il pannello ha un difetto, dalle prime se una cella ha smesso di funzionare”, prosegue il fondatore di Wesii. “A volte i danni vengono prodotti dalle migrazioni degli uccelli, che sono prevedibili, altre volte da usura. Ma invece di pianificare controlli fissi, con la nostra tecnologia possiamo stabile quando vanno fatti evitando così i danni peggiori”.

Il nome Wesii deriva dall’inglese ‘we see’, ‘noi vediamo’. “Vediamo in modo diverso, ossia nell'infrarosso, che è invisibile all'occhio umano”, spiega Mauro Migliazzi. “E poi era disponibile il dominio web, molto più semplicemente”. Ora l’azienda si sta dedicando alla progettazione di un satellite ultra spettrale ad alta risoluzione, con un paio di compagnie di primo piano coinvolte del settore spaziale, per tentare di allontanarsi dalla dipendenza dai droni.

Il problema è la burocrazia. La patenta necessaria per farli volare sugli impianti fotovoltaici è una delle più difficili da ottenere, e se l’impianto stesso è vicino a una zona giudicata sensibile bisogna chiedere all’Enac che impiega anche 45 giorni a rispondere. I clienti poi devono essere presenti durante il volo. “Insomma, si parte magari a giugno per finire a ottobre”, conclude Miglizzi. “Senza contare che da Paese a Paese le regole per il volo dei droni cambiano malgrado la semplificazione voluta dalla Commissione europea”.

 
Con un aereo ci vogliono invece 20 giorni per ottenere i permessi e con i satelliti semplicemente non sono necessari. Entrambi consentano di aumentare la frequenza delle scansioni e la raccolta dati per migliorare l’intelligenza artificiale. Insomma, il futuro almeno per Wesii è voltare più alto degli altri.