Consumi

Packaging: agli italiani piace riciclabile (e chi lo comunica vende di più)

Vera Shcherbakova\TASS via Getty Images 
L'Osservatorio Immagino di GS1 Italy fa il punto sulle scelte dei consumatori in termini di prodotti di largo consumo: privilegiati quelli che puntano sulla sostenibilità e spiegano il modo di smaltire la confezione
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È tutta una questione di etichetta: se una bevanda, un gelato, un deodorante esibiscono un’indicazione sul modo di riciclare il packaging, il cliente di supermarket e ipermercati tende a privilegiarlo rispetto al suo vicino di scaffale, in tutto simile ma senza suggerimenti per la differenziata, croce e delizia degli italiani. 

 

 

"Nel corso del 2020 le vendite dei prodotti che sottolineano la riciclabilità della confezione sono aumentate; al contrario, il bilancio per chi non ha comunicato nulla è stato negativo". A parlare e Marco Cuppini, direttore del Centro Studi e della Comunicazione a GS1 Italy. "E non si tratta di un'opinione ma di dati e numeri solidi, copme risulta dalla nona edizione dell'Osservatorio Immagino (disponibile qui dal 3 giugno) della nostra associazione di imprese, che ogni sei mesi fa la radiografia del carrello della spesa degli italiani, analizzando oltre 100 informazioni presenti sulle confezioni dei prodotti venduti dalla grande distribuzione di tutta Italia".

E i numeri raccontano che oggi in 3 prodotti su 10 degli oltre 120mila monitorati (pari all'82% delle vendite di super e ipermercati in Italia) è presente un’indicazione che aiuta i consumatori a smaltire in modo corretto le confezioni dei prodotti acquistati. Sono gelati e surgelati a comunicare di più, con oltre il 50% delle referenze, seguiti dall'ortofrutta (46,4). Fanalini di coda petcare (16,4%) e prodotti per la cura della persona (15,3).

"Un altro dato interessante è che le marche private di super e ipermercati sono più virtuose dei grandi marchi: tre confezioni di prodotti private label su quattro indicano la possibilità di riciclo, mentre la grande industria lo fa solo nella metà dei casi", continua Cuppini, "anche per una maggiore agilità e libertà di manovra dei distributori rispetto alle multinazionali".

 

Informare paga

Ma soprattutto l’osservatorio certifica che il 30,1% dei prodotti con indicazioni di riciclabilità in etichetta ha sviluppato quasi metà delle unità vendute in supermercati e ipermercati nel corso del 2020 (49,4%), un aumento aiutato, ovviamente, anche dalla crescita dei consumi dettata dalla pandemia. Al contrario, per il terzo periodo consecutivo il bilancio è stato negativo (-0,3%) per coloro che non hanno fornito questo servizio.

Perché di un servizio all'utente di tratta: certo, l’entusiasmo tricolore per riciclabilità ha certamente una parte di cristallina coscienza ambientalista, ma la necessità di districarsi nella giungla delle raccolte differenziate e dei criteri omogenei da comune a comune (e di sfuggire alle multe salate per chi sbaglia) ha inciso, e non poco.

Parola d'ordine: sostenibile

Una lettura meramente utilitaristica che ha però una parziale e immediata smentita: gli oltre 26 mila prodotti che nel 2020 riportano sulla confezione un richiamo ai temi della sostenibilità hanno infatti superato i 10 miliardi di euro di fatturato, un sonante +7,6% rispetto al 2019.

"Con uno slogan potremmo dire che 'sostenibilità' è la nuova 'italianità', nel senso che è il nuovo trend che ha sostituito in vetta alle preferenze degli italiani l'origine nazionale dei prodotti, che ha visto le etichette fiorire di bandiere tricolori. L'aspetto sorprendente è che mentre di solito è l'offerta a trainare la domanda, nel caso della sostenibilità è certamente l'inverso: la crescita è infatti stata sostenuta sì dall’espansione dell’offerta (+1,8% su base annua), ma soprattutto dalla vivacità della domanda (+5,8%)" conclude Cuppini.

Dopo sostenibilità e ‘riciclabile’, la terza parola che certifica la svolta green del largo consumo è ‘biologico’, assoluta dominatrice dell'area relativa ai prodotti agricoli. C'è poi una certa attenzione alla responsabilità sociale delle imprese, testimoniata dal fatto che i prodotti che evidenziano sulle etichette una delle tre certificazioni etico-sociali rilevate dall’Osservatorio hanno realizzato quasi un +10% di giro d’affari.

 

Infine il 2020 è stato l’anno in cui i consumatori sembrano aver preso coscienza del problema legato all’impoverimento delle risorse ittiche: i prodotti che potevano esibire la certificazione Friends of the sea hanno infatti visto un aumento del 6,1% delle vendite, una crescita tutta trainata dalla domanda.