IL LIBRO

Com'è più facile la vita nelle "città dei 15 minuti"

"Abitare la prossimità" di Ezio Manzini racconta l’esperienza che Barcellona, Milano, Torino, Copenaghen, New York, Shanghai stanno provando a replicare: favorire gli spostamenti brevi per una mobilità "lenta" avvicinando i servizi
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Le città che abbiamo ereditato dal ‘900 devono la loro struttura all’idea, nuova per allora, di raggiungere l’efficienza attraverso la specializzazione: quartieri dove abitare, quartieri per gli uffici, quartieri per il divertimento. Quel modello, con l’aumentare dell’estensione delle città, ha portato a un costume di vita in cui la mobilità è centrale e diffusa, passiamo ore in auto o sui mezzi pubblici, le città sono soffocate dai mezzi in movimento e dall’inquinamento che producono. Alla parte vissuta delle nostre vite dobbiamo sottrarre ogni giorno il tempo necessario a raggiungere i luoghi diversi e lontani dove lavorare, dormire, divertirci. Ci muoviamo tutti come frenetiche formiche ma, al contrario delle formiche, la dispersione nello spazio delle nostre attività vitali ha accentuato l’individualismo e ridotto la comunità. Quell’efficienza è diventato un costo ambientale e sociale sempre meno sostenibile.

L’alternativa esaltata dall’esperienza della pandemia è per un certo verso l’opposto. Tutti a casa e tutto a casa. Lavoro a distanza, scuola a distanza e quello che ci serve lo acquistiamo con l’e-commerce e ci arriva dopo qualche ora senza che dobbiamo fare un passo. Le relazioni si digitalizzano, la comunità diventa una piccola tribù chiusa e rassicurante, quella larga resta solo per la cura, nel senso di terapia, contro la malattia. È una prospettiva comoda ma, come testimoniano le proteste dei ragazzi privati della vita comune dentro le aule, non è una prospettiva felice. 

C’è una terza strada complessa ma, come dimostrano numerose esperienze, possibile. La qualifica e la racconta Ezio Manzini nel suo libro Abitare la prossimità che definisce le ragioni e le problematiche della città di prossimità, che è stata ribattezzata anche la "città dei 15 minuti", quelli necessari per trovare quello che serve e fare quello che si vuole. È l’esperienza delle tante cittadine di provincia, che a Barcellona, Milano, Torino, Copenaghen, New York, Shanghai, stanno provando a replicare. I modelli sono diversi ma dovunque puntano sul favorire la presenza in ciascun ambito territoriale raggiungibile con la mobilità lenta, quindici minuti a piedi o pochi minuti in bicicletta, la molteplicità di servizi e di attività necessari alla vita urbana, in aree dense e despecializzate nelle quali convivano attività diverse e risiedano famiglie di classi sociali diverse. Il contrario della gentrificazione che ha diviso le città in ghetti per i ricchi, per i meno ricchi, per i modesti, per i poveri. La città di prossimità consente di ridurre drasticamente l’inquinamento urbano e favorisce la ricreazione della comunità, che la città specializzata e l’autismo tecnologico del tutto a casa ha frantumato.


Abitare la prossimità
di Ezio Manzini
(Egea, pagine 178, euro 22)