Clima
Il ghiacciaio Perito Moreno, nella Patagonia argentina. Walter Diaz / AFP via Getty Images 

Il punto di non ritorno è sempre più vicino

Per una ricerca pubblicata su Earth System Dynamics, potremmo addirittura aver già superato il momento in cui il surriscaldamento globale della terra spinge la temperatura media del pianeta oltre un livello critico, causando un effetto domino irreversibile

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LONDRA – Il tanto temuto “punto di non ritorno” per il cambiamento climatico è più vicino di quanto sembra e potrebbe addirittura essere già stato raggiunto. Lo scioglimento dei ghiacci nell’Antartico e in Groenlandia avrebbe già provocato un inevitabile alzamento degli oceani nel corso di questo secolo e in quelli a venire, secondo una ricerca pubblicata su Earth System Dynamics.

“Punto di non ritorno” è un’espressione che, relativamente alla crisi del clima, indica il momento in cui il surriscaldamento globale della Terra spinge la temperatura media del pianeta oltre un livello critico, conducendo a conseguenze accelerate e irreversibili. Usando 3 milioni di simulazioni computerizzate, gli scienziati dell’Istituto per l’Impatto Climatico di Potsdam in Germania che hannno condotto lo studio hanno tratto conclusioni allarmanti dal rapporto fra la calotta polare, la corrente del Golfo e la foresta pluviale dell’Amazzonia.

L’indagine rivela che l’interazione fra questi fattori ambientali è già iniziata, con le correnti oceaniche dell’Atlantico meridionale, di cui la corrente del Golfo è una parte importante e che mantiene moderata la temperatura dell’Europa, sono al loro livello più debole in più di un millennio. Gli studiosi hanno individuato un ciclo negativo in cui lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia rilascia acqua nell’oceano Atlantico rallentando la corrente del Golfo, che trasporta meno calore dai tropici verso il Polo Nord e porta acque più calde nell’emisfero meridionale. Questo può a sua volta destabilizzare l’Antartico, alzando ulteriormente il livello dei mari e causando maggiori scioglimenti in Groenlandia. Ciò significa che anche l’Amazzonia si avvicina al punto di non ritorno, nel quale le foreste pluviali che immagazzinano ossido di carbonio sono sostituite gradualmente dalla savana che non è in grado di svolgere lo stesso compito.

Nel disegno, l'interazioni tra fattori ambientali - calotta glaciale della Groenlandia, calotta glaciale dell'Antartico occidentale, l'Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) e la foresta pluviale amazzonica - e il loro ruolo nell'effetto domino. Le frecce rosse rappresentano la destabilizzazione, quelle blu le interazioni di stabilizzazione. Se la direzione non è chiara, il collegamento è contrassegnato in grigio. In generale le calotte polari assumono più frequentemente il ruolo di iniziatori dell'effetto domino rispetto all'AMOC e alla foresta pluviale amazzonica. Earth System Dynamics 

“La nostra è un’analisi dei rischi, non una predizione, ma suscita lo stesso preoccupazione”, dice al Guardian la professoressa Ricarda Winklemann, uno degli autori della ricerca. “Nei prossimi anni o decenni potremmo provocare severe conseguenze per le generazioni venture. Potremmo avere meno tempo di quanto crediamo per prevenire il punto di non ritorno”.

Lo studio conferma un’analisi del 2019 dell’università inglese di Exeter secondo cui il mondo è già entrato nella fase in cui il cambiamento climatico pone “una minaccia esistenziale alla nostra civiltà”, anche al di sotto dei 2 gradi di aumento della temperatura media del pianeta indicato dalla conferenza di Parigi sul clima come il livello minimo da non oltrepassare da qui al 2100.