Intervista
Marco Versari, responsabile relazioni istituzionali di Novamont e presidente di Biorepack. 

Plastica usa e getta, la filiera 'bio': "Direttiva Ue incoerente con economia circolare"

Secondo Marco Versari, presidente di Biorepack, "l’Italia ha tutti gli elementi per sostenere che il modello di recupero dei rifiuti organici messo a punto negli anni, e basato sulla raccolta differenziata dell’umido e del compost, è ecosostenibile"

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Il giro di vite sulla plastica monouso in arrivo con la direttiva europea cosiddetta Sup (single-use plastic products), che entrerà in vigore dal 3 luglio, continua ad alimentare polemiche. Questa volta a manifestare le perplessità della filiera è Marco Versari, responsabile relazioni istituzionali di Novamont e presidente di Biorepack, settimo consorzio di filiera Conai che opera nel recupero e nel riciclo organico dei rifiuti di imballaggio in plastica biodegradabile e compostabile insieme con la frazione organica umida dei rifiuti urbani.

 

Quali sono i suoi dubbi?

"Innanzi tutto, va detto che ora vengono fuori le polemiche, ma è da due anni che si sa dell'entrata in vigore della Sup, provvedimento tra l'altro adottato nel 2019 alla velocità della luce dal Parlamento europeo e con pochissimo dibattito..."

Ora il dibattito sembra esserci. Lei come giudica questa direttiva che vieta l'uso della plastica monouso, comprendendo anche il biodegradabile e i materiali organici, mentre per altri prodotti prevede un obbligo di etichettatura finalizzato a ridurne la dispersione nell'ambiente?

"Non giudico la direttiva né buona né cattiva, semplicemente la ritengo incoerente con l'economia circolare che vuole promuovere e con la 'direttiva imballaggi' del 1994 che da quasi trent’anni, fra le diverse modalità di recupero di questi materiali, prevede il riciclaggio organico. Mi sarei aspettato un provvedimento europeo che puntasse a una buona raccolta della plastica. E invece la direttiva sui prodotti monouso non tiene conto della realtà delle cose".

In che senso?

"Perché si tratta di un provvedimento che si pone l'obiettivo di ripulire i mari. Ma l'inquinamento marino non è certamente un problema creato dalle bioplastiche! Non esiste ragionare sulla base del fatto che il materiale biodegradabile venga gettato in mare, perché esso deve essere raccolto nell'umido, in base a quell'idea di economia circolare che in Italia, e in alcune città più di altre, funziona ormai da anni. Al contrario, in Europa, la raccolta dell'umido non è ancora obbligatoria e lo diventerà dal 2024".

C’è anche un problema, collegato, di etichettatura…

"Sì, perché la direttiva prevede anche che sia la plastica tradizionale sia quella compostabile debbano essere etichettate come ‘plastica’. E ciò non solo è tecnicamente sbagliato ma crea anche confusione nei cittadini, perché la bioplastica deve essere conferita tra i rifiuti organici".

Quindi a suo giudizio fanno bene Confindustria e i ministri Giorgetti e Cingolani a tentare di dare battaglia in sede europea sulla direttiva che sta per entrare in vigore?

"Il nostro governo fa bene ad agire come sta facendo. Abbiamo un sistema industriale che è cresciuto con la ‘direttiva imballaggi’ e con la raccolta dell’umido. L’Italia ha tutti gli elementi per sostenere che il modello di recupero dei rifiuti organici messo a punto negli anni, e basato sulla raccolta differenziata dell’umido e del compost, è ecosostenibile".