Taranto

La sfida a impatto zero dei catamarani volanti

A Taranto il 5 e 6 giugno la 2^ tappa della seconda stagione di SailGp, la regata inaugurata alle Bermuda lo scorso aprile che si concluderà a San Francisco nel marzo del 2022. Tra hi-tech e basso impatto ambientale
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Da un lato c’è l’ex Ilva, simbolo di un paradigma industriale che si è rivelato inquinante, predatorio, privo di lungimiranza. Dall’altro lato c’è il mare, risorsa a cui la città guarda con speranza per rilanciare la sua economia attraverso il turismo e la sostenibilità. Così, il 5 e il 6 giugno, Taranto cerca di chiudere una settimana che era iniziata con le condanne per il disastro ambientale causato dall’acciaieria e accoglie un evento sportivo di rilievo mondiale: SailGp, campionato velistico che si definisce all’avanguardia dal punto di vista tecnologico ed etico. La sfida, infatti, è conciliare macchina organizzativa, rispetto della natura, benessere del territorio e inclusione sociale.


Le squadre di otto diversi Paesi, tra le cui fila gareggiano 18 atleti olimpionici, si affronteranno in cinque regate di flotta e una finale nel Mare Grande di Taranto; voleranno – letteralmente – sull’acqua con i loro F50, catamarani capaci di superare la velocità di 50 nodi (circa 100 chilometri orari) grazie alla forza del vento e alla struttura leggera in fibra di carbonio. È la 2^ tappa della seconda stagione di SailGp, che è stata inaugurata alle Bermuda lo scorso aprile e si concluderà a San Francisco nel marzo del 2022. Prima di arrivare negli Usa, gli equipaggi solcheranno i mari di Gran Bretagna, Danimarca, Francia, Spagna e Nuova Zelanda. Il vincitore riceverà un premio da un milione di dollari.

“Nel suo genere – spiega Fiona Morgan, che riveste il nuovo ruolo di director of Purpose and Impact di SailGp – è la prima manifestazione a impronta zero per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica; anzi, come certificano sia i parametri del Carbon Neutral International Standard sia l’adesione alla Climate Neutral Now Initiative dell’Onu, è a impatto climatico positivo. In pratica, compensiamo più CO2 di quella che generiamo con le nostre attività. Vogliamo in tal modo contribuire ad accelerare la transizione verso l’energia verde. Tutte le nostre barche, ad esempio, sono progettate osservando gli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite”.

La città pugliese, “casa dei delfini dello Ionio”, è stata scelta perché offre un campo di regata unico; perché è dotata di un buon tessuto ricettivo, oltre che di un ricco patrimonio culturale e archeologico. Soprattutto, da qui si può mandare un segnale importante. “Taranto si sta trasformando – continua Morgan – nell’ultimo periodo ha fatto passi concreti per risolvere le sue principali problematiche e adottare un modello di sviluppo fondato sul mare. Siamo convinti che per costruire un futuro pulito occorra lavorare con chi è aperto al cambiamento e creare consapevolezza: ogni azione, seppur piccola, può fare la differenza. Ricordiamo, poi, che l’Italia è stata per molto tempo tra le destinazioni preferite per la vela”.

La tappa di SailGp rientra tra le iniziative con cui Taranto si prepara a diventare sede dei Giochi del Mediterraneo 2026 e che comprendono l’avvio dei cantieri per la rigenerazione o la realizzazione di impianti dislocati in vari quartieri: dal campo di atletica allo stadio, dal palasport alla piscina olimpionica, fino al centro nautico. Non solo. Il Comune promuove la campagna “Taranto Capitale di Mare”, che chiama a raccolta imprese e professionisti per riportare la città tra le più ambite mete turistiche nazionali ed europee. Aiuteranno la particolare urbanistica, il lungomare, i musei e le attrazioni naturalistiche.

“Insieme all’Università di Bari e all’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr – riprende Morgan – sosteniamo la riqualificazione di un’area attraverso la piantumazione di talee di pioppo. Il piano intende tutelare la biodiversità e ha ricadute sociali, poiché i volontari coinvolti avranno l’occasione di formarsi e di partecipare alla rinascita della loro terra. Con i programmi dedicati alle comunità locali, inoltre, cercheremo di avvicinare i giovani alla vela. Un esempio? Le squadre di SailGp collaboreranno con i club del posto per allestire tour tecnici virtuali”. Il fine, insomma, è lasciare alle generazioni future delle località ospiti un’eredità fatta di (pari) opportunità e istruzione.

Sul fronte della sostenibilità in senso ambientale, i traguardi che SailGp si è posta sono ambiziosi: “Entro il 2025 – assicura Morgan – puntiamo a ridurre le emissioni di CO2 del 55% e ad alimentare i nostri eventi e le nostre operazioni con energia che derivi al 100% da fonti rinnovabili. Con partner come ePropulsion, siamo impegnati a rendere completamente elettrica la flotta di barche di supporto nei prossimi quattro anni. Sarà una rivoluzione per il settore. Ancora: sui nostri catamarani si ricaricano le batterie dei sistemi informatici di bordo utilizzando un Powerwall Tesla, che accumula energia proveniente da pannelli fotovoltaici”.

SailGp va nella direzione di eliminare la plastica monouso, di tagliare lo spreco alimentare e i consumi. Questa volta coordinerà da remoto l’organizzazione e il monitoraggio dei dati per ciascuna gara, evitando di spostare staff e attrezzature. Per favorire la circolarità, si è rivolta a Elg – società a cui fa capo il primo impianto per il recupero della fibra di carbonio nel Regno Unito – per poter riciclare e reintrodurre nel processo produttivo il materiale di scarto degli F50. Infine, per bilanciare le emissioni che non possono essere azzerate, supporta progetti mirati a mantenere o a ripristinare gli ecosistemi costieri che assorbono e trattengono CO2.

Al fianco della Worldview International Foundation, infatti, SailGp sta riforestando con 50 mila alberi di mangrovia una superficie di 20 ettari in Myanmar. Risultati: 11.000 tonnellate di crediti di CO2 incassati, habitat migliorato, occupazione per la popolazione locale. “Alle Bermuda – riprende Morgan – abbiamo collaborato con il competente dipartimento governativo per proteggere la fauna marina, a partire dalle tartarughe. Il nostro campionato è un laboratorio d’innovazione. Investiamo nella ricerca, abbiamo istituito un fondo per startup e siamo firmatari della Sport for Climate Action dell’Onu, piattaforma che permette di condividere le esperienze maturate nell’ambito dei diversi sport”.