Energia

E i campi di battaglia si tingono di verde

Le forze armate sono uno dei settori più energivori. Ora diversi Paesi, Usa e Gran Bretagna in testa, stanno iniziando a studiare sistemi per diminuire il loro impatto ambientale. Il mantra: consumare meno, consumare meglio e consumare in sicurezza 

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I campi di battaglia ora diventano “green”. Le forze armate di diversi paesi hanno cominciato ad adottare tecnologie sostenibili per migliorare la loro efficienza anche nelle aree più calde del Pianeta. Le capofila di questa rivoluzione sono il Regno Unito e gli Stati Uniti, che stanno sperimentando o addirittura già adottando stabilmente nuovi mezzi ed equipaggiamenti “puliti” con l’obiettivo di mantenere la superiorità operativa rispetto alle minacce.  

Il concetto da cui si è partiti è semplice: minore sforzo e massima resa, soprattutto in zone dove è difficile se non impossibile ricorrere alle fonti energetiche tradizionali o se farlo esporrebbe i soldati a diversi tipi di rischi. Tradizionalmente, infatti, gli eserciti sono tra i maggiori consumatori di energia. Ciò, però, può diventare un tallone d'Achille nelle operazioni militari. Inoltre, l'impatto del consumo energetico sui bilanci della Difesa sta crescendo drasticamente. Di conseguenza, negli ultimi anni si sono moltiplicate le richieste di concetti nuovi che ovviassero al problema da parte delle principali agenzie scientifiche che lavorano insieme alle donne e uomini con le stellette. In primis dalla DARPA americana.  

L’ultimo in ordine di tempo ad adottare queste nuove tecnologie è l’esercito britannico, che sta testando un accumulatore portatile, in grado di fornire ai soldati energia in aree isolate o remote, dove non c’è accesso a fonti tradizionali. Peraltro, lo sta facendo in Mali nell’ambito dell’Operazione Newcombe, sfruttando le pattuglie a lungo raggio che coprono fino a 1.500 chilometri. Queste hanno una doppia necessità: accedere a fonti energetiche e mantenere un basso profilo. Di conseguenza, è stato studiato un grande sistema di power-bank, come quelli per ricaricare gli smartphone e i dispositivi mobili, ma in versione supersize. Il sistema combina generatori al metanolo o maxi batterie al litio associate a pannelli solari. È studiato per essere trasportabile, discreto, e in grado di resistere alle alte temperature, come quelle nel continente africano.  

Il nuovo power-bank a pannelli solari usato in Mali dall'esercito britannico. The British Army 

Il capitano Alex Rudd dei Light Dragoons in Mali ha dichiarato: “I power-bank ci consentono di essere più autosufficienti sul terreno. Forniscono un'opzione di propulsione più leggera e più efficiente dal punto di vista dei consumi. Oltre a durare più a lungo dei combustibili convenzionali che abbiamo usato in passato, offre un vantaggio tattico. Questo perché le piattaforme non devono più essere avviate per mantenere una fonte di alimentazione costante. Funziona senza emissioni di rumore, riduce il rischio di rilevamento e fornisce sicurezza alle truppe schierate. La cosa più importante è che la sua semplice procedura di configurazione consente alle truppe di farlo funzionare rapidamente e facilmente”.  

Anche gli Usa gestiscono programmi simili attraverso lo US Army Futures Command, la struttura militare che si occupa di sviluppare nuove tecnologie a sostegno dell’esercito. Questa sta anche studiando come far sì che i mezzi da combattimento vengano dotati di propulsione elettrica. Per quanto riguarda l’Europa, la Francia ha adottato dal 2020 una svolta “green” per le sue forze armate con programmi mirati all’efficienza energetica, anche nei campi di battaglia, soprattutto legata al combustibile dei mezzi ma non solo. Il mantra è: consumare meno, consumare meglio e consumare in sicurezza.


La Germania, punta a progetti per ristrutturare le forze armate affinché siano resilienti ai cambiamenti climatici e la stessa Agenzia Europea per la Difesa ha lanciato il programma “Military Green”, mirato a sviluppare una cooperazione Ue sulla Difesa sostenibile. Obiettivo: incrementare le capacità dei membri e razionalizzare i costi. In Italia, invece, la transizione ecologica è partita con il programma "caserme verdi", un progetto che prevede la realizzazione di basi militari di nuova generazione, secondo criteri costruttivi innovativi di rapida costruttività, basso impatto ambientale e riduzione dei costi di manutenzione.