Il caso

La Norvegia non abbandona il petrolio, l'ira degli ambientalisti

Oslo non ferma le trivelle nel Mare di Barents. Sei attivisti portoghesi denunciano Uk, Russia, Turchia, Svizzera, Ucraina e la stessa Norvegia per danni all'ambiente
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BERLINO – Deludente decisione della Norvegia dopo anni di impegno e di promesse ecologiste e di un addio il più veloce possibile al petrolio. Come ha scritto il Financial Times, le maggiori organizzazioni ambientaliste internazionali hanno denunciato il governo di Oslo presso la Corte di giustizia europea, contestando la sua decisione annunciata pochi giorni fa come un fulmine a ciel sereno, di autorizzare in massa nuove perforazioni petrolifere, per l'esattezza almeno settanta, e dopo le dichiarazioni della ministra dell'Energia Tina Bru (la "futura Merkel norvegese", ritenuta nel partito conservatore principessa ereditaria della premier Erna Solberg), dichiarazioni secondo cui per uno sviluppo economico adeguato e nel rispetto dell'ambiente il regno continuerà a lungo a puntare sul petrolio come fonte di reddito, non solo sul suo pur non trascurabile arsenale di produzione di energia ''pulita''. Per i difensori del clima e dell'ambiente insomma si è riaperto un vecchio fronte.


Il governo norvegese si difende al momento affermando che le nuove perforazioni avverranno solo in un'area di mare, per la precisione presso il Mare di Barents, già interessata da attività delle grandi società petrolifere, quindi non si produrranno danni imprevisti o in nuove aree a clima, ambiente e fauna. E per tre volte governo e Corte costituzionale di Oslo hanno affermato che questa nuova legge sulle trivellazioni è compatibile con la Costituzione norvegese. Gli ambientalisti non si lasciano convincere: la scelta di nuove perforazioni, hanno detto citati dal Financial Times, viola i diritti a un ambiente pulito e sicuro delle generazioni attuali e di quelle future.


Secondo Mia Chamberlain, una delle attiviste ambientaliste norvegesi citate dal FT, "dobbiamo fare assolutamente tutto quanto è in nostro potere, anche rivolgendosi alla giustizia europea, per fermare questa decisione del governo di Oslo. Siamo di fronte a un nuovo problema: dobbiamo costringere i politici a smetterla di sedersi e restare inattivi, e obbligarli come da impegni internazionali a elaborare un piano preciso per fermare le perforazioni petrolifere sottomarine anzichè autorizzarne di nuove".

Gli ambientalisti norvegesi si sentono incoraggiati e si mostrano ottimisti sulle loro possibilità di vincere la causa contro il governo norvegese, tenendo conto di alcuni recenti verdetti internazionali contrari alle perforazioni e a politiche che arrechino danni all'ambiente. In particolare, nei Paesi Bassi un tribunale ha obbligato il gigante locale e globale Royal Dutch Shell a fermare una serie di perforazioni e ad aumentare il taglio delle emissioni che le sue attività causano. Contemporaneamente, la Corte costituzionale tedesca, pur a pochi mesi dalle elezioni politiche federali di settembre, ha emesso una sentenza ultimativa in cui ingiunge ai poteri politici e alle aziende di impegnarsi significativamente di più con una severa e coerente politica e strategia in difesa del clima e dell'ambiente.


Intanto sei attivisti portoghesi hanno denunciato le autorità di diversi Paesi per danni causati all'ambiente con le emissioni: Uk, Russia, Turchia, Svizzera, Ucraina e la stessa Norvegia. Gli ambientalisti osservano che il governo conservatore eletto al potere a Oslo continua a muoversi secondo le linee guida della sua legislazione del 2016, che non teneva affatto conto in modo adeguato dai pericoli posti a clima e ambiente dalle perforazioni marittime. Inoltre, le nuove decisioni di Oslo implicano che lo sfruttamento dei campi petroliferi sottomarini attorno al Mare di Barents continueranno ben oltre il 2050.

"Sarà un danno insostenibile per l'ambiente a livello mondiale, e in loco un disastro per la popolazione locale, specie la minoranza Saami", dice Mia Chamberlain, che ha appena 22 anni. "Da quando ero appena sedicenne ho perso il sonno grazie alle politiche di distruzione del Pianeta", ha affermato ancora nel suo colloquio con il Financial Times. Ha aggiunto Hugstmyr Woie della sezione norvegese di Amici per la terra: "Le previste nuove trivellazioni saranno particolarmente dannose per l'equilibrio climatico ed ecologico dell'Artico, già così irreparabilmente colpito dalla politica energetica umana". Adesso tocca alla Corte europea di giustizia prima di tutto decidere se una causa intitolata "La gente contro Arctic Oil" è giuridicamente ammissibile.