Energia

Rinnovabili, sei anni per le autorizzazioni di impianti industriali

Il triplo rispetto ai 2 anni stabiliti dalla Direttiva europea Rinnovabili, che dovrà essere recepita entro questo mese. A causa di questi ritardi, il 46% dei progetti proposti non viene realizzato. Meglio per gli impianti casalinghi: dai 6 mesi a 2 anni
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L’Italia è in ritardo rispetto al target di decarbonizzazione al 2030 che, ai ritmi attuali di realizzazione delle rinnovabili, non sarà colto. Lo sottolinea lo studio “Il disegno del sistema autorizzativo per decarbonizzare e rilanciare gli investimenti” presentato da Elettricità Futura, la principale associazione delle imprese elettriche italiane realizzato in collaborazione con Althesys.

La nuova Direttiva europea Rinnovabili, che dovrà essere recepita entro questo mese, stabilisce il rispetto del limite di due anni per le procedure degli impianti rinnovabili. Secondo l’indagine, però, il ritardo medio nel nostro Paese raggiunge quasi i 6 anni, che si vanno ad aggiungere ai 2 anni previsti dalla legge. Le imprese italiane sostengono inoltre i costi più alti d’Europa per ottenere l’autorizzazione di un impianto rinnovabile.

Il mancato raggiungimento degli obiettivi del Green Deal avrebbe impatti molto negativi sul sistema energetico ed economico italiano, in termini di competitività delle imprese, qualità della vita, oneri per i consumatori, oltre che sull’ambiente e sulla salute. I benefici a rischio sono stimati in circa 100 miliardi di euro al 2030, dati dall’insieme di ricadute dirette in Italia degli investimenti, dagli effetti netti sul sistema economico e dalla riduzione delle emissioni.

La molteplicità delle istituzioni coinvolte e la mancanza di un soggetto competente unico e centralizzato in grado di gestire interamente il procedimento genera un sistema farraginoso, complesso e stratificato, nel quale manca un adeguato coordinamento delle attività e un’unicità di indirizzo. Criticità che fanno sì che il 46% dei progetti presentati non venga realizzato.

“Una Pubblica Amministrazione più efficiente permetterà di avviare nuovi investimenti, ridurre le emissioni di CO2, creare posti di lavoro e tutelare il nostro Paese dall’emergenza climatica”, spiega Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futura, “Il DL Semplificazioni in fase di conversione in queste settimane, se migliorato, sarà un passo importante per raggiungere gli obiettivi del Green Deal 2030, salvaguardando l’ambiente e il paesaggio”.

 

“Lo studio - sottolinea l’economista Alessandro Marangoni, ceo di Althesys - evidenzia che va ripensato l’intero sistema di governance, garantendo il coordinamento tra i diversi enti e l’uniformità dei procedimenti regionali, anche con un organismo centrale per attuare il PNIEC (Piano Energia e Clima 2030). Serve poi un potenziamento del burden sharing, la ripartizione degli obiettivi strategici nazionali in sotto-obiettivi regionali, definendo quali siano le aree non idonee per la costruzione degli impianti. Infine, va aumentato il consenso verso le rinnovabili, coinvolgendo le comunità locali”.

Il lavoro intende fornire alcune linee guida per disegnare una filiera delle autorizzazioni integrate ambientali e un sistema di governance che consentano di effettuare in tempi adeguati e certi gli investimenti necessari alla transizione energetica prevista dagli obiettivi indicati dall’UE.

Meglio per i privati

Per quanto riguarda invece gli impianti privati, la situazione dei permessi e dei tempi di autorizzazione è decisamente migliore, anche se restano pesanti condizionamenti. In primo luogo, ci sono i vincoli delle Soprintendenze ai Beni culturali: ad esempio, è praticamente quasi impossibile realizzare impianti ad energia rinnovabile nei centri storici di città e paesi, mentre ci sono ulteriori difficoltà per lo “scambio sul posto” dell’energia prodotta dalle rinnovabili.

Va anche detto che in Italia è nei fatti vietato avere impianti “stand alone”, cioè impianti che non sono connessi alla rete elettrica nazionale, a meno che non sussistano particolari esigenze (lontananza dalle centraline elettriche, località impervie etc) o si vogliano realizzare installazioni che servono più abitazioni private. I tempi tecnici per ottenere tutte le autorizzazioni variano da pochi mesi (per le costruzioni più recenti e fuori dai centri storici) agli uno o due anni per quelli dove esistono vincoli urbanistici, paesaggistici e architettonici. Il decreto semplificazioni dovrebbe anche in questi casi rendere più semplice l’implementazione di sistemi di energia rinnovabile, ma c’è sempre l’incognita burocrazia che rischia di rallentare – e di molto - la transizione energetica.