Inquinamento
Cannucce al bando. Patrick Pleul/DPA/AFP via Getty Images 

Il 3 luglio al bando la plastica monouso. Ecco cosa cambia in pratica

L'effetto, in Italia, non sarà immediato: il governo ha stabilito un'esenzione per i contenitori per alimenti "quando non è possibile l’uso di alternative". In altre parole sono ancora permessi piatti, posate, cannucce e contenitori per il cibo

3 minuti di lettura

La direttiva europea 904, la cosiddetta Sup (Single-use plastic products), entra in vigore dal 3 luglio. È stata adottata due anni fa con l’obiettivo di combattere l’inquinamento derivante dalla dispersione nell'ambiente degli oggetti di plastica nell’ambiente, e in particolare nel mare.

 

A livello globale un terzo dei rifiuti marini sono plastiche monouso. Le gigantesche isole che galleggiano negli oceani sono ormai note a tutti, ma, anche passeggiando sulle spiagge e navigando, è evidente il livello di ubiquità che ormai la plastica ha raggiunto. Inoltre il suo spezzettamento in microparticelle indelebili le ha fatte entrare in ogni organismo, compresi noi.

Plastica monouso, storia di un materiale rivoluzionario che ha inquinato il nostro ambiente

Lo scopo è quello di ridurre produzione e consumo ma anche abitudini all'uso, soprattutto degli utensili monouso, che sono entrati nella nostra quotidianità e di cui non riusciamo a fare a meno, ma fanno male al Pianeta. Rappresentano infatti il 40% della produzione e il 61% di tutti i rifiuti di plastica in Europa. La pandemia, tra l'altro, ha peggiorato la situazione: c'è stato un aumento nel consumi di packaging. Una ricerca della Nielsen segnala 1,5 miliardi di confezioni vendute nel 2020. Ma degli oltre 2 milioni di tonnellate che produciamo in Italia, solo 500 va al riciclo.

Sono dieci i prodotti più inquinanti presi di mira, quelli che dovranno sparire per primi. Sono quelli che da soli rappresentano il 70% dei rifiuti di plastica presenti in mare e per i quali già esistono alternative sul mercato. In particolare sono i bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie, già vietati in Italia dal 1 gennaio 2019 e permessi solo se in materiale biodegradabile e compostabile, le posate (forchette, coltelli, cucciai, bacchette), i piatti anche se di carta ma rivestiti di film plastico, le cannucce, i mescolatori per bevande usati nei bar, le aste per i palloncini, i contenitori per il cibo e per le bevande in polistirene espanso, in particolare quelli usati per i fast food, tutti gli articoli in plastica oxo-degradabile, quella a cui vengono aggiunti additivi per facilitarne la degradazione, soprattutto sacchetti e imballaggi. Viene richiesto dunque un cambiamento drastico.

Il settore alimentare sarà costretto a riprogrammare del tutto il packaging per i cibi, dato che sarà permesso l'uso solo di carta o di plastica biodegradabile al 100%.

Per la Commissione europea sono vietate anche tutte le bioplastiche che ci hanno permesso, negli ultimi anni, di credere avessimo una sensibilità ecologista. Sono state equiparate a quelle di origine petrolchimica perché è stato ritenuto che non ci siano abbastanza informazioni scientifiche sulla loro biodegradabilità in mare.
 

In Italia, questo punto ha generato una controversia. “Il Governo ha fornito incentivi alle industrie per convertirsi verso questi polimeri. Ci siamo fatti piombare addosso la direttiva e non è stata accompagnata nessuna transizione, scaricando le colpe sull'Europa. È dunque plausibile una certa confusione”, spiega Giuseppe Ungherese. responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.

L'effetto comunque, in Italia, non sarà immediato. La legge di delegazione 53 approvata dal Governo, introduce per esempio l’esenzione riservata agli articoli monouso in plastica compostabile quando non è possibile l’uso di alternative per i prodotti destinati a entrare in contatto con alimenti. In altre parole sono permessi piatti, posate, cannucce, nonché contenitori per il cibo.

Spiagge italiane piene di rifiuti: i numeri preoccupanti del rapporto Legambiente

Oltre a bandire una decina di oggetti comuni, la direttiva stabilisce norme più severe per i tipi di prodotti e di imballaggi e l’introduzione di misure che entrano in vigore con date differenziate. La prima è l'introduzione di una responsabilità dei produttori che devono finanziare le attività di raccolta a fine vita e di pulizia dei rifiuti. La seconda riguarda il riciclo delle bottiglie che deve raggiungere il 77% di quanto immesso al consumo entro il 2025 e il 90% entro il 2029. Inoltre le miscele utilizzate dovranno contenere un minimo del 25% di materiale riciclato entro il 2025, che salirà al 30% nel 2030.

È prevista anche la riduzione degli accoppiati (carta più pellicola) e l'obbligo, per i tappi, di non essere separati dai contenitori. Infine sarà necessaria un'etichettatura obbligatoria per tutte quelle merci che non possono essere ancora modificate, come assorbenti igienici, filtri per sigarette, salviette umidificate. I bicchieri in plastica sono esclusi dal divieto di commercializzazione ma rientrano tra i prodotti per i quali è necessaria una riduzione nel consumo.

Gli unici polimeri permessi sono quelli naturali, non modificati chimicamente, ovvero quelli organici. Sono le fibre naturali non sottoposte ad alcuna modifica chimica. In pratica sono le fibre di mais, canna da zucchero, bambù, canapa, cellulosa, riso, caucciù e cocco. Consumare articoli monouso in questi materiali sarà permesso, ma ancora poche aziende sono capaci di produrne grandi quantità.